APPROFONDIMENTI, FANUM VOLTUMNAE

FERONIA E SORANUS

Come nacquero anticamente i primi luoghi sacri? Oggi un tale sito può essere inventato di sana pianta, solo perché si hanno dei soldi e si vuole costruire una chiesa o altro tempio, e ciò basta.
Ma nei tempi antichi non era affatto così. L’argomento è trattato ampiamente da Platone nel libro “Le leggi”. Il filosofo spiega nel dettaglio quali fossero gli indispensabili requisiti perché un sito fosse considerato sacro: non dipendeva dalla libera scelta degli uomini, ma da specifiche caratteristiche e parametri che facevano sì che un certo luogo fosse già per sua natura sacro. Ovvero un luogo dove l’energia creatrice dimorasse. Si tratta di una concezione non dissimile dall’italica tradizione del Genius Locii.
I luoghi sacri del mondo antico furono individuati per la presenza di speciali qualità ambientali e naturali, reputate eccezionali, sacre. Sacrum, in latino, non è soltanto il sinonimo di cosa toccata dal “divino”, ma anche da ciò che possiede un potere “infero”, ugualmente sacrum.  L’aggettivo sacer non possedeva  quindi un valore morale, ma semplicemente l’attestazione di un che di speciale, non-umano, tanto fortemente positivo, quanto potenzialmente pericoloso e negativo. Sacro era un luogo dove si manifestava  il Numinoso, l’Ineffabile, il mistero stesso della vita e dei suoi portentosi fenomeni.
Oggi, nella cultura moderna, sono ancora poco conosciuti gli studi e le ricerche che hanno provato  come gli antichi popoli possedessero una tradizionale scienza o dottrina che si occupava  del territorio e che regolava le modalità per la scelta di un sito, al fine di fondare ritualmente un insediamento abitativo, una necropoli o un luogo sacro.
Il territorio antico fu sacralizzato con opere che rispondevano ai dettami di una dottrina tradizionale, prendendo in considerazione l’orientazione spaziale, la presenza di acque, l’elevazione, la presenza di animali-totem e di particolari piante, rocce e minerali, la visuale sull’orizzonte terrestre e sulla volta celeste.
Gli insediamenti abitativi, le aree funerarie e i luoghi sacri non nacquero dunque per caso, ma in seguito ad una scelta territoriale operata secondo i parametri di una precisa scienza o dottrina dell’ambiente e delle sue qualità. E’ soltanto in età moderna che si edifica a caso, senza parametri, se non di tipo tecnico-economico.
I luoghi di culto di Feronia e Soranus furono scelti in base alle norme tradizionali di quell’antica scienza del territorio.

Antefissa etrusca (museo archeologico di Berlino) raffigurante Juno Virgo o Feronia.

La dea Feronia e il suo culto furono appannaggio di molti antichi popoli: Sabini, Etruschi, Fallisci, Latini e altri ancora. La definizione “Dea Agrorum et Inferorum”, indica che fu dea associata a molte funzioni, relative al mondo terreno ed anche a quello infero. Dea delle ancelle e dei liberti, patrona della prostituzione sacra e, probabilmente, in parte assimilabile all’etrusca Phersipnai e all’ellenica Persefone. Il suo mito è contiguo a quello  di Kore-Demetra-Persefone e contiene elementi “misterici”. Il suo archetipo può risultare di remotissime origini. Non è un caso se i suoi luoghi sono limitrofi a quelli dell’antico dio-lupo, Apollo Soranus, il cui nome etrusco è Suri. La verosimile origine di Suri-Soranus risale ad un primordiale culto del sole che, in speciali date era visto sorgere e tramontare dietro una particolare montagna sacra. Il Soratte, il Soriano, il monte di S. Angelo (tempio di Anxur o Axoranus a Terracina) e il toscano Monte Sorano furono tutti dedicati a Suri. Presso gli stessi monti sorsero boschi sacri dedicati a Feronia. Probabilmente Feronia fu una “triplice dea” (madre, vergine e anziana) associata ai tre mondi (terra, inferi e cielo). Il suo culto si deve essere attestato presso luoghi sacri a divinità a lei analoghe, ma di epoche molto più antiche; questo è il motivo per cui oggi è possibile ritrovare suoi luoghi di culto in uno strutturato contesto di geografia sacra, ovvero su una fascia territoriale segnata da allineamenti intenzionali. Allineamenti di luoghi sacri risalenti ad età remota che, in età storica, dopo i precedenti culti della terra e del sole, vennero infine consacrati con riti e l’edificazione di templi dedicati a Soranus e Feronia.
L’ipotesi emergente, intorno alle origini e alla funzione della dea Feronia, punta verso una sua antica contiguità con il dio noto come Pater Soranus  (N), Apollo Soranus e altri epiteti (Summanus, Apollo Catactonio ecc…) I luoghi consacrati a Feronia e Soranus presentano tracce di antichissima frequentazione e sono situati in un particolare e ricorrente scenario naturalistico: un  monte sacro, un lucus (bosco sacro)  e un sito oracolare (antro, sorgente …). In quei boschi e monti si diffuse un primo culto e, in epoca più tarda, vi venne realizzato un Fanum, un centro sacro fondato ritualmente. Contigui ai luoghi di Feronia si trovano i monti dove si diffuse il culto degli dèi-lupo, dove sacerdoti-lupo, hirpi e luperci  iniziavano alla pirobazia (camminare sul fuoco).
A Terracina, il tempio di Anxur è sulla vetta del Monte S. Angelo, accanto al tempio è situata una struttura a mo’ di piccolo tumulo, contenente un condotto sotterraneo, utilizzato dai sacerdoti come “soffio” oracolare. Il Fanum Feroniae di Terracina è stato localizzato sul monte Leano, non lontano dal monte S. Angelo.

Allineamento tra alture e montagne, dalla Toscana (monte Labbro) al Lazio (monte Soratte).

L’epicentro dove si diffuse il culto di Feronia in area falisco-sabina fu il monte Soratte (Sorax) e il bosco che ancora oggi riveste i suoi pendii fu quel “lucus” rimasto a memoria. Importante luogo sacro del Soratte è la grotta di S. Romana, studiata da Gell. Nella Carta Archeologica d’Italia (Firenze 1972) di Gamurrini e altri autori, si afferma che le più antiche manifestazioni della civiltà nel territorio falisco e del Soratte vanno ricercate: “… nel ruolo dei luoghi di culto delle grandi grotte e caverne locali, perlopiù attribuite al neolitico e poi al periodo falisco-etrusco.” La Grotta di S.Romana al Soratte è legata alle origini stesse del monte, già Servio ne aveva celebrato la memoria.
Sul monte Soriano il tempio montano del dio è forse recentemente (2011) venuto alla luce, nell’area di vetta, datato al 1500 circa a.C.. Resti di offerte e di fuochi rituali indicherebbero per gli archeologi la presenza di un “culto del fuoco”, il che potrebbe avere connessioni con la centralità dell’elemento igneo nel culto del dio-lupo.
Ai piedi del monte Soriano è memoria di un’antica e diruta chiesa, S. Maria del Luco, situata in un’area submontana. Ricca di antichi luoghi sacri di età protostorica, etrusca, falisca e del primo medioevo. S. Maria di Luco, prima della cristianizzazione, fu sede di un locale Lucus Feroniae?
Il paese toscano di Sorano si trova a circa tre chilometri da un’isolata e modesta altura vulcanica, Montesorano. Ai Piedi del monte, in località Cerreto, sgorga una sorgente ritenuta miracolosa, già in antico. Qui è avvenuta una delle prime apparizioni mariane d’epoca moderna (1853). Del “sacro
(N) Vedi anche J. Raspi Serra, “Insediamenti rupestri e religiosi della Tuscia”, Scuola Archeologica Francese di Roma.
Del “Bosco” resta oggi solo una quercia di circa mille anni d’età, ma si ha notizia e memoria di altre querce millenarie che, fino a pochi anni orsono, crescevano nelle macchie del Cerreto.
Il monte Soratte e la limitrofa selva del Lu Feroniae furono epicentri sacri per diverse etnie, già nella preistoria. Numerosi reperti archeologici, provenienti dalle cavità sotterranee del monte (“i meri”) attestano sia l’antichità preistorica  di frequentazione, sia l’uso sacrale e oracolare di antri e caverne.
Il Soratte, rispetto a Roma, il cui antico “umbilicus” era a Monte Sacro, segna il settore nord. Questo fatto, oltre a conferire una speciale sacralità al Soratte, poiché il nord era ritenuta sede del dio celeste (Tinia, Juppiter …), causò l’associazione tra il monte e diversi simbolismi, soprattutto astrologici.
Il settore astrologico di nord è occupato nella ruota zodiacale del segno del Capricorno; è un’icona zoomorfa molto antica. A ciò si aggiunga che il segno del Capricorno è anche associato al solstizio invernale e alla fine dell’anno.
Nel paese di Sant’Oreste, fino a pochi anni orsono, gli anziani tramandavano una singolare leggenda locale: sul Soratte si poteva incontrare una spaventosa capra con due teste, oppure, secondo una variante, una capra con la testa volta all’indietro. Il simbolismo è evidente: la ‘favola’ della capra a due teste è il ricordo di un’antica e celebrata tradizione, concernente la posizione assiale e astrologica del Soratte, rispetto a Roma. Le due teste, o l’atto di guardare indietro, allude alla natura del segno del capricorno (capra e pesce), ma anche a Giano Bifronte, dio che guarda l’anno che termina e quello che inizia. Il dio di Gennaio, mese del capricorno. Allo stesso scenario simbolico rimanda la corsa rituale dei luperci che, con corregge di pelle caprina frustavano donne e passanti al fine di recare fertilità. La capra era sacra anche a  Feronia.
Forse, da antichi culti del lupo e della capra, associati in età storica a Soranus e Feronia, può derivare la parola hirpus, che sarebbe allora composta da Hircus (capra) e Lupus (lupo), Soratte, Soriano, Sorano, Ac-Soranus (Anxur) e Sora sono tutti in relazione a Suri, dal Sanscrito surya, il sole.
I luoghi di Soranus e Feronia furono spesso sedi di importanti siti oracolari. Quel soffio oracolare (flatus, flamen) portava la voce della dea alla sibilla o al flamen per ispirarne i responsi.
Anche le etimologie indicano l’oracolo: Sorax (Soratte), Sorex (Sorcio), Sors (Sorte). Il sorcio è il “topo-ragno”, animale oracolare di antichi dei solari: oltre a Suri, il falisco Soranus, il greco Apollo Sminteo, l’egizio Horus e Ganesh dell’India, tutte divinità con tratti ‘apollinei’ e tutelari del Sorex oracolare. Di queste remote tradizioni si hanno parziali sopravvivenze nella credenza sulla buona sorte recata dal topolino, quando un bimbo perde il primo dente. E’ qui possibile il riferimento al potere profetico e salutare del dio, perché i denti (e la bocca) sono la sede del ‘flatus’. Il “topo-ragno”, come il soffio oracolare, dimora nel sottosuolo, dove scava gallerie.
Centro sacro di antiche origini è Preneste (oggi Palestrina) celebre per il tempio della Fortuna primigenia. Alla base della collina-tempio, vi è l’ingresso di una grotta oracolare.
Secondo il mito Preneste fu fondata da Erulo, figlio di Feronia. In più casi si ha l’evidenza di una contiguità tra i luoghi consacrati a Feronia e alla Fortuna, non solo nella leggenda di Preneste, ma anche nell’area e alla dea templare di piazza Argentina, a Roma, dove i templi di Fortuna a Feronia sono affiancati.
La voce della dea della terra, dea inferorum, era ascoltata presso caverne o antri sotterranei dove spirava un soffio dal sottosuolo.
Il lago di Bolsena, ombelico sacro delle dodici regioni etrusche, fu la sede del Fanum Voltumnae, sacrario federale della dea Voltumna (Vortumna), nel cui tempio si piantava il chiodo “fatale”. La stessa divinità, in età romana, venne chiamata Fortuna. Nei pressi del lago, due paesi conservano nel nome un possibile riferimento a Feronia: Ferentum, importante centro etrusco e romano, e Verentum (o Verentanum), oggi Valentano, anch’esso di antica origine.
Su una mappa geografica del territorio tosco-laziale, si può osservare un “allineamento” di antichi luoghi sacri dove, in età storica, il culto di Soranus e Feronia ha lasciato tracce, toponimi e monumenti.
I maggiori epicentri di questa linea, o fascia territoriale, conservano il nome del dio Soranus: il Soratte, il Soriano  e, in Toscana, Sorano e Monte Sorano.
Altri importanti luoghi sacri dell’allineamento: Poggio Evangelista, tempio etrusco d’altura; il monte Tabor, sull’isola Bisentina, ‘ombelico’ delle dodici regioni etrusche; Ferento e Falerii Veteres, oggi Civita Castellana, forse il maggior centro sacro e rupestre dei Falisci.

(N) Vedi anche J. Raspi Serra, “Insediamenti rupestri e religiosi della Tuscia”, Scuola Archeologica Francese di Roma.