Sorgenti della Nova

E’ tra i più estesi insediamenti protostorici d’Italia. Raggiunse il suo apogeo nel XIII-XII secolo a.C., epoca di un popolo proto-etrusco, i cosiddetti Villanoviani (Villanova, vicino Bologna, è dove venne scoperta la prima necropoli). Il sito è nel comune di Farnese (VT). E’ raggiungibile da Pitigliano per la strada che passa per una cava estrattiva (Europomice) e prosegue verso il Bottinello di Sotto.

 

L’insediamento

Secondo gli scavi e le rilevazioni effettuati per decenni dalla Università di Milano (archeologa N. Catacchio Negroni) si pensa che il sito abbia ospitato una comunità di oltre mille persone, cifra elevata per l’epoca.

A valle, sul campo, sgorga la sorgente che dà nome al luogo. Alle sue spalle si alza un massiccio e ripido costone roccioso dove, sulla sommità e sui terrazzamenti, vi sono i resti di numerose e spesso insolite lavorazioni rupestri: vasche con “coppelle”, nicchie votive, pozzi di ignota funzione, canali scolpiti sui bordi della rupe, diverse tipologie di grotte, alcune di età etrusca, altre riutilizzate in età medioevale.

L’acropoli

Sulla parte più alta del poggio svettano i resti di una chiesa, con l’originaria pavimentazione in tufo e, accanto, la torre, di età longobarda.

Un ampio panorama spazia sulle lontane vette dell’Amiata e dei monti a settentrione. Sotto la torre, verso est, emerge un’area di rupi lavorate in età antica. Era probabilmente un’importante area sacra, orientata verso il sorgere del sole, con epicentro nella cosiddetta “Scala Santa”: ampi gradini scolpiti su una roccia che termina, in alto, in un esiguo spazio segnato da buchi per pali (forse una copertura lignea) e vaschette votive. La struttura ricorda gli altari rupestri etruschi, sul tipo di quelli rinvenuti nel viterbese (Bomarzo, Selva di Malano).

Il poggio contiguo

Scendendo dalla Scala Santa nel sottostante fossato artificiale (difensivo) e proseguendo nel campo verso est, si scorge un’insolita collina rocciosa. La sua superficie fu tagliata e scolpita in età antica, forse nell’età del rame, e si presenta come un’area sacra, probabilmente destinata a culti delle acque e degli elementi naturali. Stretti solchi scavati nel suolo collegano la parte alta della collina con la parte più in basso, seguendo un tracciato che interseca, non casualmente, alcuni grandi macigni con vaschette votive.

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