Poggio Rota


Da Pitigliano, oltrepassata il santuario della Madonna delle Grazie, al quadrivio successivo, prendere la via di destra fino al termine della strada asfaltata. Girare a sinistra sulla strada bianca  per circa 500 m. Sulla destra si trova Poggio Rota.

La scoperta e le ricerche

Il tempio astronomico di Poggio Rota è stato scoperto nell’inverno dell’anno 2004 da Giovanni Feo (guarda il video). E’ situato su un poggio tufaceo davanti al fiume Fiora, nella campagna di Pitigliano.
E’ stato studiato da esperti di archeoastronomia: Adriano Gaspani (Osservatorio di Brera, MI), François Radureau e Antomari Ottavi (Ass. A.R.C.A.), Luigi Torlai, Enrico Calzolari (paleoastronomo e semiologo). Hanno partecipato alle ricerche due geologi, Alfonso Giusti e Alessandro Fioravanti e la Professoressa Nuccia Negroni Catacchio (Università di Milano).

Gli esperti concordano nel ritenere i megaliti di Poggio Rota una struttura sacra ad uso astronomico, realizzata verso la metà del terzo millennio a.C. dalla “cultura” di Rinaldone (4000-2000 a.C.), popolo di origini egeo-anatoliche che portò in gran parte del centro Italia le prime arti e tecniche (metallurgia, architettura rupestre, astronomia …) e un culto funerario incentrato sulla credenza di una vita ultraterrena. Nel 2009 è iniziata una prima campagna di rilevamento e di scavo, condotta dall’archeologa Nuccia Catacchio Negroni, dell’Università degli Studi di Milano.

Il Tempio Astronomico

Probabilmente il sito venne scelto per la sua speciale posizione rispetto al Monte Amiata. Infatti, sulla “sella” fra le due vette del monte, nel terzo millennio a.C. era posizionata la stella polare che, all’epoca, indicava il punto nord (la stella Thuban, della costellazione del Drago). Il sole o un’altro importante astro, visibile all’orizzonte sopra la sella di un monte, era l’usuale ‘figura’ ricercata dagli antichi sacerdoti-astronomi per calcolare lo scorrere del tempo.

Il  “tempio” venne realizzato con il taglio, dall’alto verso il basso, di un poggio di roccia vulcanica. Così da ottenere dieci megaliti, separati da stretti passaggi a corridoio, dove i raggi solari potevano passare in determinati momenti dell’anno.

Ogni megalite fu orientato verso una corrispondente montagna visibile all’orizzonte.

Tutta la struttura risulta orientata verso il settore occidentale. L’altezza dei megaliti, in parte ancora sepolti, dovrebbe essere di circa sei metri. La loro superficie è costellata  da numerose cavità, molto erose, che secondo il parere dei geologi dovrebbero avere un’origine antropica, forse con finalità ritualistiche.

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Leggi lo studio di Adriano Gaspani

Leggi lo studio della Prof.ssa Nuccia Negroni Catacchio

Leggi lo studio di François Radureau e Antomari Ottavi

Leggi l’intervento di Enrico Calzolari al convegno di Arcetri nel settembre 2009

Guarda il filmato di Giovanni Feo

Leggi sul nostro Quaderno nro 7 “Culto degli astri e delle montagne sacre”

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