Q9.2 – LE FAVOLE NON SONO SOLTANTO FAVOLE

Vi sono luoghi che conservano strane memorie, tradizioni e leggende che oggi fanno sorridere perché paiono null’altro che favole d’altri tempi, inventate di sana pianta per divertire o stupire l’ingenuità del popolino. Ma vi sono anche schiere di eruditi , studiosi del folclore e antropologi, che hanno ampiamente dimostrato come nelle leggende e nelle stesse “favole” si nasconda il ricordo di eventi importanti e realmente accaduti che, con il passare dei secoli e il mutare dei linguaggi, hanno preso la forma di favole, solo apparentemente incredibili e assurde. Senza poi dimenticare che, nelle diverse ere storiche, la cultura dominante, “di regime”, ha sempre cercato di censurare e occultare tutte quelle storie e realtà che rivelavano l’intolleranza e i soprusi dell’autorità costituita.

Molte antiche leggende e “favole” celano involute credenze che, dopo secoli, sono scomparse, e proprio per questo appare difficile comprenderne oggi il senso recondito. Questo tipo di favole, leggende e storie incredibili sono ancora facilmente rinvenibili in ogni paese e regione della penisola. Contengono informazioni che è possibile decriptare, analizzando il loro particolare linguaggio simbolico o allegorico; è un materiale importante che può fare scoprire eventi del nostro passato che, per varie ragioni, sono stati velati dal linguaggio favolistico, spesso per nascondere realtà scomode, non gradite alla “cultura” ufficiale.

Per fortuna esistono ancora quegli ‘anziani’ che le ricordano, tramandate oralmente attraverso le generazioni.

Il paese di Santa Fiora, nel territorio montano dell’Amiata, è arroccato in cima ad un’ampia vallata, interamente ricoperta di fitta macchia boschiva. A valle del paese, “su un crinale di un piccolo colle, tra la Fiora e il fosso Formica”, narra una locale leggenda che sorgesse un “castello” di ignote origini, abitato soltanto da donne, definite ora “streghe”, ora “fate”. Una di loro, dal nome di Petorsola, ritenuta il capo di quella singolare comunità, si recava spesso al forno di Santa Fiora per cuocere il pane. Ma non dando confidenza alle paesane, fu presto mal vista e presa in antipatia. Un giorno Petorsola venne al forno, portando il pane e anche il suo piccolo figliolo. Le paesane decisero di giocarle un tiro: le presero il piccolo, dicendo che, assieme al pane, avrebbero infornato anche lui ….. Ripresosi il piccino e colma d’ira, Petorsola ritornò al suo “castello” e, con la magia, decise di trasformarlo in una grande rupe, così da non comparire più alla vista degli umani.

Il castello e le sue donne, da allora, non vi sono più, al loro posto resta uno strano e allungato scoglio vulcanico, al centro della vallata sotto S. Fiora, è chiamato il Sasso di Petorsola.

Di storie simili, spesso assai simili a questa, se ne trovano in tante regioni italiane. Sono vicende incentrate su di un tema ben preciso: le “streghe”, o “fate”, ovvero il ruolo avuto dalle donne nel medioevo, quando la Santa Inquisizione e la cultura papalina perseguitavano con scomuniche e roghi quelle donne che male si adattavano a piegare il capo davanti alla prepotenza di principi e chierici. Donne che, in molti casi, erano depositarie di tradizioni “pagane” (pagus, in latino è “campagna”) di antichissime origini. Levatrici, erboriste, maghe, seguaci di Diana, furono tutte bollate come streghe e ridotte alla clandestinità o sottoposte alla tortura.

Non lontano dal Monte Amiata, si trova l’enorme cratere vulcanico del lago di Bolsena. Una delle sue due isole è la Martana, a forma di mezzaluna.

La Martana è ricordata perché vi avrebbero soggiornato alcune celebri donne: S. Cristina, che nel medioevo dette il suo nome al lago stesso (Lago di S. Cristina), la principessa longobarda Amalasunta, S. Marta, S. Margherita e S. Maria Maddalena. Nel 741 Gherardo, conte di Borgogna, fece portare le reliquie di Maria Maddalena dalla Francia all’isola Martana (vedi “L’isola di Amalasunta”, di A. Tarquini). Un viaggio lungo e, per quei tempi, certamente non senza problemi. Ma perché traslare le reliquie della Maddalena proprio su quella piccola, remota e insignificante isola lacustre del centro Italia? Forse perché l’isola Martana godeva allora di uno speciale carisma, derivatole dalla sacralità associata al lago già in età etrusca e, probabilmente, la devozione verso il principio femminile aveva trovato nella Martana una speciale e protetta dimora?

Oggi sappiamo che un’importante divinità femminile, Voltumna, dea del fato e della fortuna, fu in età etrusca la patrona del lego di Bolsena. La lunga continuità di un culto femminile, dagli etruschi ai cristiani, nell’isola Martana, potrebbe giustificare la decisione di traslare (nel 741) dalla Francia, le sacre reliquie di Maria Maddalena, recandole in un sito appropriato e carismatico, dove, da antica tradizione, il femminile vi era stato sempre onorato. Solo un motivo così autorevole poteva giusti fi care il lungo viaggio dalla Francia al lago di Bolsena.

Le donne, sante, dee o principesse che hanno lasciato le loro storie all’isola Martana, possono considerarsi parenti di quelle altre, più popolane e umili, le streghe o fate di Santa Fiora. Nella realtà dei fatti, seppure in epoche lontane tra loro, furono donne che subirono martiri e persecuzioni, come S. Cristina, Amalasunta e le tante donne condannate per stregoneria, o emarginate e costrette all’esilio come Petorsola di S. Fiora.