Q.9.6 – GÖBEKLI TEPE

RECENTI SCOPERTE FANNO RISCRIVERE LA STORIA

Le sensazionali scoperte archeologiche verificatesi in quest’ultima decade in Turchia sono di così rilevante portata da rimettere in discussione le attuali conoscenze sull’origine della civiltà. In diverse regioni della Turchia sono venuti alla luce siti e monumenti di estrema antichità: Azerbaigian, Armenia, Anatolia settentrionale e, sui freddi altipiani turchi, chissà quanto altro attende di tornare alla luce.  Il primo importante sito a riemergere dal passato remoto è stato Ҫatal Hüjük, un vasto insediamento abitativo, datato al settimo millennio avanti Cristo, che prova come città complesse e bene organizzate siano sorte molto prima di quanto si pensi, già in età neolitica. A duecento chilometri da Yerevan, capitale dell’Armenia, è stata scoperta un’area di circa sette ettari, letteralmente ricoperta da centinaia di megaliti con fori artificiali per l’osservazione astronomica; il sito, Carahunge, è datato al sesto millennio a.C. e presenta notevoli paralleli con i templi astronomici recentemente scoperti nella valle del fi ume Fiora, in Toscana (Poggio Rota). Ma la scoperta più eclatante e misteriosa è avvenuta a Göbekli Tepe, sul confine siriano, dove sono venuti alla luce cerchi megalitici e complesse strutture architettoniche decorate con rilievi scultorei di raffi nata esecuzione. Il sito è stato datato al 9500 a.C. e si ritiene che abbia avuto funzione di tempio e di “centro” sacro per un vasto e popolato territorio. Quest’ultima scoperta ha messo in crisi non pochi accademici ed “esperti”. Infatti, secondo l’odierna teoria “scientifica”, insegnata in università, scuole e accademie, nel 9500 a.C. sarebbero soltanto esistiti gruppi nomadi di raccoglitori e cacciatori, senza arti né tecniche, in altre parole “uomini delle caverne”. Ora dopo Göbekli Tepe, bisogna retrodatare di molti millenni la storia dell’evoluzione umana. Il nocciolo della questione è il seguente: se nel 9500 a.C. (epoca terminale dell’ultima glaciazione) gli essere umani già possedevano un’evoluta forma di arte, avanzate tecniche costruttive e un codice simbolico per l’elaborazione di dati e idee, ciò implica che essi abbiano progressivamente sviluppato tali capacità e talenti, in un’epoca precedente. E’ invece assai improbabile che siano arrivati a tanto, in un breve arco di tempo. E, allora, la storia va rivista, o riscritta: quei nostri progenitori, durante o prima dell’ultima glaciazione, percorsero un cammino evolutivo che anticipò di millenni quella che oggi è chiamata la “rivoluzione” del neolitico.

Costruirono i primi templi 7000 anni prima delle piramidi

 Quella che segue è una relazione su Göbekli Tepe, scritta da Enrico Calzolari, apprezzato paleoastronomo, semiologo e collaboratore scientifico dell’Associazione TAGES. (Sintesi della conferenza tenutasi a Chiavari il giorno 2 dicembre 2011). Il dr. Roberto Maggi ha iniziato la conferenza dicendo che, quando un suo amico gli aveva segnalato la scoperta che era avvenuta a Göbleki Tepe, egli si era espresso negandone la veridicità, perché popolazioni di raccoglitori cacciatori non potevano produrre una simile ideazione progettuale, cioè un sito centrale sacro, un tempio verso il quale convergevano popolazioni da molti chilometri di distanza nella Turchia Sud-orientale (ciò è dimostrato dalla tipologia delle selci ritrovate nel sito). Soltanto dopo aver appreso che lo scavo era curato da archeologi del Deutsches Archäologiches Institut (DAI) egli aveva accettato di rimuovere l’incredulità e di interessarsene attivamente, recandosi sul sito. Il concetto di tempio utilizzato nella relazione sul sito non va inteso come superficie coperta, ma come superficie aperta e priva di mura (temenoi ipetri), Non può essere applicato al sito il concetto di cromlech tipico dell’Europa Occidentale. Le grandi strutture in calcare, erette, scolpite, hanno avuto un sito precursore negli scavi di Nevali Cori (1983) per cui fra gli archeologi più attenti erano venute meno certe preclusioni. Le strutture a T, impropriamente chiamate pilastri, costituiscono un caso nuovo nella storia della religione, perché introducono una figura antropomorfa nel mondo mitologico, prima ricco di riferimenti animali. Göbekli Tepe non è l’inizio di un periodo della storia dell’uomo, bensì la fine di un periodo che deve essere riscoperto come un sistema simbolico che permetteva alla società del tempo un radicamento della memoria culturale. Ci si trova quindi di fronte ad un caso di damnatio memoriae. Deve essere riconsiderata l’attitudine biologica delle comunità più antiche alla complessità sociale, anche se fi nora le evidenze archeologiche sembrano negarla. Scrive Maggi nella prefazione alla edizione italiana del libro: Forse non è necessario agglomerarsi in città per elaborare sistemi sociali complessi ed efficienti: come era l’Internet del Paleolitico?

Un pilastro raffigurante un toro

Dobbiamo rileggere l’archeologia del Paleolitico Superiore?

Göbekli Tepe demolisce, forse irrevocabilmente l’approccio cosiddetto “primitivista” alla spiegazione del passato … certifica che gruppi sparsi su decine di migliaia di chilometri quadrati erano organizzati in modo da individuare un “centro” in cui costruire “il tempio”, forse riconoscendosi come nazione, quanto meno sul piano che oggi chiameremo spirituale. Il fantastico mondo “animalista” di Göbleki Tepe si decompone con l’origine dell’agricoltura. Gli spazi rituali delle prime comunità agricole sono poca cosa al confronto. Per altri versi sappiamo della “gracilizzazione” dei Neolitici, dell’insorgenza di nuove malattie, dell’aumento del carico di lavoro. Benché tutto questo sia ampiamente bilanciato dal successo quantitativo della specie in termini di aumento della popolazione, tuttavia si può – ironicamente ma non troppo – rilevare che l’origine dell’agricoltura è il più antico caso osservabile in cui all’aumento del PIL non corrisponde un miglioramento della qualità della vita. La meraviglia (l’incredulità) destata dal fatto che “semplici” raccoglitori cacciatori possano aver eretto un monumento di alcuni ettari e migliaia di tonnellate di mura e steli… sarebbe stata evitata se si fosse dato più spazio – nella cultura ufficiale – allo studio dello shamanismo e della paleo astronomia e all’approccio olistico ai siti megalitici orientati. Il dr. Maggi cita che la cosmogonia Dogon ha superato di gran lunga gli interessi dell’etnologia. A me piace citare il caso dell’osso di Ishango, che ho potuto osservare al Reale Museo della Scienza di Bruxelles, in cui sono stati incisi, mediante sottilissime strisce, i primi “numeri primi”. Siamo nel 44 000 a.C., e siamo nel Congo Belga! Circa la presenza di valenze di paleoastronomia (nel primo convegno SIA tenutosi a Padova il prof. Romano ha affermato che per parlare di archeoastronomia occorre la scrittura, cioè la indicazione dei data) l’archeologo tedesco dr. Klaus Schmidt ha spiegato che è ancora presto parlarne, perché bisogna attendere che vengano scavati tutti gli altri siti (non tutti sono rotondi, uno è stato rilevato quadrato). Il sito ha una apertura di orizzonte totale. Speriamo che il miracolo prodotto da Göbekli Tepe continui e che gli archeologi vengano sulla via di Damasco. Peraltro dobbiamo rilevare come nel Convegno di Bologna (28-29-30 ottobre 2011) sia emerso che per studiare un sito serva la interdisciplinarietà costituita da:

- archeologi

- archeoastronomi

- antropologi.

Enrico Calzolari

S.I.A. – A.L.S.S.A.

 

Da Wikipedia: Göbekli Tepe:  


Gobekli Tepe è un tempio di 12.000 anni fa

Aggiunto da Marco Frico il 25/11/2009.

Tags Articolo Archeologia, Cultura, Misteri

Per il vecchio pastore curdo era solo un altro giorno caldo che bruciava, nella pianura orientale della Turchia. Al seguito del suo gregge verso le aride colline, superò l’albero isolato di gelso, che la gente del posto considerava come ‘sacro’. Le campane delle pecore tintinnavano nel silenzio. Poi notò qualcosa. Accovacciato, spazzolò via la polvere e scoprì una strana, grande, pietra oblunga. L’uomo guardava a sinistra e a destra: c’erano altre pietre rettangolari, piantate nella sabbia. Decise d’informare qualcuno al villaggio, forse le pietre erano importanti. Il curdo solitario, in quel giorno estivo del 1994, aveva compiuto la più grande scoperta archeologica degli ultimi 50 anni. Altri dicono che aveva fatto la più grande scoperta archeologica di sempre: un sito che ha rivoluzionato il nostro modo di guardare la storia umana, l’origine della religione – e forse anche la verità sul giardino di Eden. Poche settimane dopo la sua scoperta, la notizia raggiunse i museologi nella antica città di Sanliurfa, dieci miglia a sud-ovest. Essi si misero in contatto con l’Istituto Archeologico Tedesco di Istanbul. Così, alla fi ne del 1994, l’archeologo Klaus Schmidt raggiunse il sito di Tepe Gobekli per iniziare gli scavi. Egli disse: ‘Non appena ho visto le pietre, seppi che, se non me ne andavo immediatamente, sarei rimasto qui per il resto della mia vita. Schmidt rimase, e ciò che ha scoperto è sorprendente. Gli archeologi di tutto il mondo sono d’accordo sull’importanza del sito. ‘Gobekli Tepe cambia tutto’, spiega Ian Hodder, della Stanford University. David Lewis-Williams, docente di archeologia presso l’Università Witwatersrand a Johannesburg, dice: ‘Gobekli Tepe è il più importante sito archeologico del mondo’ . Alcuni vanno oltre e dicono che il sito e le sue implicazioni sono incredibili. Il docente universitario Steve Mithen dice: ‘Gobekli Tepe è troppo straordinario per la mia mente.’ Che cosa ha alimentato e stupito il mondo accademico, solitamente sobrio? Il sito di Tepe Gobekli è abbastanza semplice da descrivere. Le pietre allungate, scoperte dal pastore, si sono rivelate essere le cime piatte di grandi megaliti a forma di T. Immaginate versioni più snelle e scolpite delle pietre di Stonehenge o Avebury. La maggior parte di queste pietre erette sono intagliate con immagini bizzarre e delicate – soprattutto di cinghiali e di anatre, di caccia e selvaggina. Sinuosi serpenti sono un altro motivo. Alcuni dei megaliti mostrano gamberi o leoni. Le pietre sembrano imitare forme umane – alcune hanno ‘braccia’ stilizzate, verso il basso, ai lati. Funzionalmente, il sito sembra essere un tempio, o un sito rituale, come i cerchi di pietra dell’Europa occidentale. Ad oggi, 45 di queste pietre sono state scavate – disposte in cerchi da cinque a dieci metri di diametro – ma vi sono indicazioni che molto di più c’è da scoprire. Indagini geomagnetiche indicano che ci sono centinaia di altre pietre erette, che aspettano solo di essere scavate. Diversi fattori unici innalzano però Gobekli Tepe nella stratosfera dell’archeologia – e nel regno del fantastico. Il primo è la sua età. La datazione al radiocarbonio mostra che il complesso è di almeno 12.000 anni fa, forse anche 13.000 anni. Ciò significa che è stato costruito intorno al 10.000 a.C. A titolo di confronto, Stonehenge è stato costruito nel 3000 a.C. e le piramidi di Giza nel 2500 a.C. Gobekli è quindi il più antico di tali siti nel mondo, con un ampio margine. E’ così vecchio che precede la vita sedentaria dell’uomo, prima della ceramica, della scrittura, prima di tutto. Gobekli proviene da una parte della storia umana che è incredibilmente lontana, nel profondo passato dei cacciatori-raccoglitori. Come poterono gli uomini delle caverne costruire qualcosa di così ambizioso? Schmidt pensa che bande di cacciatori si siano riuniti sporadicamente nel sito, durante i decenni di costruzione, vivessero in tende di pelle di animali e uccidessero la selvaggina locale per nutrirsi. Le molte frecce di selce trovate presso Gobekli giocano a sostegno di questa tesi, ma sostengono anche la datazione del sito. Questa rivelazione, che i cacciatori-raccoglitori dell’Età della Pietra potrebbero avere costruito qualcosa come Gobekli, cambia radicalmente la nostra visione del mondo, perché mostra che la vita degli antichi cacciatoriraccoglitori, in questa regione della Turchia, era di gran lunga più progredita di quanto si sia mai concepito – incredibilmente sofisticata. Il pastore che scoprì Gobekli Tepe ha ‘cambiato tutto’, ha detto un accademico. E’ come se divinità scese dal cielo avessero costruito Gobekli con le loro mani. Qui si arriva alla connessione biblica e al mio coinvolgimento nella storia di Gobekli Tepe. Circa tre anni fa, incuriosito dai primi scarsi dettagli appresi sul sito, mi recai a Gobekli. Fu un lungo e faticoso viaggio, ma ne valeva la pena. Il giorno stesso in cui sono arrivato mi sono messo a scavare, gli archeologi stavano scoprendo opere d’arte da restare a bocca aperta. Quando quelle sculture sono apparse, ho capito che ero tra i primi a vederle dopo la fine della glaciazione. Klaus Schmidt mi ha detto che, a suo parere, questo posto era il sito del biblico giardino di Eden. Più in particolare: ‘Gobekli Tepe è un tempio dell’Eden’. Per capire come un rispettato accademico della statura di Schmidt possa fare una tale affermazione da  capogiro, è necessario sapere che molti studiosi vedono l’Eden come una leggenda, o allegoria. Vista in questo modo, la storia dell’Eden, nella Genesi, parla di un’umanità innocente e di un passato di cacciatori-raccoglitori che potevano nutrirsi con la raccolta delle frutta dagli alberi, la caccia e la pesca nei fiumi, e trascorrere il resto del tempo in attività di piacere. Poi l’uomo ‘precipitò’ in una vita più dura, con la produzione agricola, con la fatica incessante e quotidiana. E sappiamo dalle testimonianze archeologiche che la primitiva agricoltura è stata dura, rispetto alla relativa indolenza della caccia. Ad oggi, gli archeologi hanno scavato 45 pietre nelle rovine di Gobekli. Quando avvenne la transizione dalla caccia e dalla raccolta all’agricoltura stanziale, gli scheletri mutarono – per un certo tempo crebbero più piccoli e meno sani, perché il corpo umano si doveva adattare a una dieta più povera di proteine e ad uno stile di vita più faticoso. Stesso modo, gli animali da poco  addomesticati diventano più piccoli di taglia. Ciò solleva la questione: perché l’agricoltura fu adottata da tutti? Molte teorie sono state proposte – a partire dalle concorrenze tribali, la pressione della popolazione, l’estinzione di specie animali selvatiche. Ma Schmidt ritiene che il tempio di Gobekli riveli un’altra possibile causa. ‘Per costruire un posto come questo, i cacciatori devono essersi riuniti in gran numero. Dopo avere finito l’edificio, probabilmente rimasero riuniti per il culto. Ma poi scoprirono che non potevano alimentare tante persone con una regolare attività di caccia e raccolta. ‘Penso, quindi, che abbiano iniziato la coltivazione di erbe selvatiche sulle colline. La religione spinse la gente ad adottare l’agricoltura.’ La ragione per cui tali teorie hanno uno speciale peso è che il passaggio alla produzione agricola è accaduto prima proprio in questa regione. Queste pianure dell’Anatolia sono state la culla dell’agricoltura. Il primo allevamento di suini addomesticati del mondo era a Cayonu, a sole 60 miglia di distanza. Anche ovini, bovini e caprini sono stati addomesticati per la prima volta nella Turchia orientale. Il frumento di tutto il mondo discende da una specie di Farro – prima coltivata sulle colline vicino a Gobekli. La coltivazione di altri cereali domestici – come segale e avena – è iniziata qui.  Ma c’era un problema per questi primi agricoltori, ed è stato non solo di aver adottato uno stile di vita più dura, anche se in ultima analisi più produttiva. Hanno anche conosciuto una crisi ecologica. In questi giorni il paesaggio che circonda le misteriose pietre di Gobekli è arido e brullo, ma non è stato sempre così. Come le incisioni sulle pietre mostrano – e come resti archeologici rivelano – questa era una volta una ricca regione pastorale. C’erano mandrie di selvaggina, fiumi ricchi di pesce, e stormi d’uccelli; verdi prati erano inanellati da boschi e frutteti selvatici. Circa 10000 anni fa, il deserto curdo era un ‘luogo paradisiaco’, come dice Schmidt. Quindi, che cosa ha distrutto l’ambiente? La risposta è: l’uomo. Quando abbiamo iniziato l’agricoltura, abbiamo cambiato il paesaggio e il clima. Quando gli alberi sono stati tagliati, il suolo è stato dilavato via; tutto ciò che l’aratura e la mietitura hanno lasciato era il terreno eroso e nudo. Ciò che era una volta una piacevole oasi è diventata una terra di stress, fatica e rendimenti decrescenti. E così, il paradiso era perduto. Adamo il cacciatore è stato costretto ad allontanarsi dal suo glorioso Eden, come dice la Bibbia. Naturalmente, tali teorie potrebbero essere respinte in quanto speculazioni. Tuttavia, vi è abbondanza di prove storiche per dimostrare che gli scrittori della Bibbia, quando parlavano dell’Eden, descrivevano questo angolo di Anatolia abitato dai Curdi. Nel Libro della Genesi, è indicato che l’Eden è a ovest  dell’Assiria. Gobekli si trova in tale posizione. Allo stesso modo, il biblico Eden è attraversato da quattro fiumi, tra cui il Tigri e l’Eufrate. E Gobekli si trova tra due di questi. In antichi testi assiri, vi è menzione di un ‘Beth Eden’ – una casa di Eden. Questo piccolo regno era a 50 miglia da Gobekli Tepe. Un altro libro dell’Antico Testamento parla dei ‘bambini di Eden, che erano in Thelasar’, una città nel nord della Siria, vicino a Gobekli. La stessa parola ‘Eden’ deriva dal sumerico e significa ‘pianura’; Gobekli si trova nella pianura di Harran. Così, quando si mette tutto insieme, la prova è convincente. Gobekli Tepe, infatti, è un ‘tempio nell’Eden’, costruito dai nostri fortunati e felici antenati – persone che avevano il tempo di coltivare l’arte, l’architettura e il complesso rituale, prima che il trauma dell’agricoltura rovinasse il loro stile di vita, e devastasse il loro paradiso. E ‘una splendida e seducente idea. Eppure, ha un sinistro epilogo, dato che la perdita del paradiso sembra aver avuto un effetto strano e abbrutente sulla mente umana.