Q.9.4 – LA GEOBIOLOGIA

Etimologicamente la parola geobiologia deriva dall’associazione delle parole  greche geo (terra), bio (vita) e logos (dottrina). La parola è nata negli anni  cinquanta del secolo scorso, proposta da ricercatori tedeschi per indicare un  campo di studio tuttora controverso. La geobiologia oltre a studiare la struttura  energetica del pianeta terra, comprende una serie di ricerche miranti a misurare  il campo magnetico terrestre. I campi magnetici avrebbero infl uenza, a  volte benefi ca altre volte no, sugli esseri viventi.
Secondo i sostenitori di queste ricerche, il campo magnetico della terra  sarebbe condizionato dalle faglie, i corsi d’acqua sotterranei, le cavità sotterranee,  i depositi minerali ed altro. L’energia emanata dal suolo verrebbe misurata  usando la tecnica della radioestesia che signifi ca: sensibilità alle radiazioni.
Questa si suddivide in due tecniche: la prima si effettua con un pendolo  lasciato libero di oscillare appeso ad un fi lo tenuto fra le dita di una mano, la  seconda con un bastone (o verga) a forcella, tenuto fra le mani. Quest’ultima  tecnica è comunemente denominata rabdomanzia. “Il pendolino in genere  viene utilizzato principalmente in ambienti chiusi, a tavolino, mentre la verga  (o bacchetta) si presta ottimamente nelle ricerche all’aria aperta. La radioestesia  dunque è basata sulla ricerca (individuazione o intercettazione) delle  radiazioni emesse da corpi viventi o non viventi, vicini o lontani, servendosi  del principio che ogni corpo materiale emette delle radiazioni proprie o anche  assorbe delle radiazioni provenienti dai corpi esistenti nelle sue vicinanze.
La rabdomanzia e la radioestesia si basano dunque sulla percezione delle  radiazioni.”.
Secondo i sostenitori della teoria, i nostri antenati non solo conoscevano  l’esistenza del campo magnetico, ma possedevano anche le necessarie sensibilità  per riconoscerlo, sensibilità che l’uomo avrebbe perduto con la civilizzazione;  sapevano distinguere i luoghi dove scaturiva dal suolo un’energia  positiva da quelli in cui l’energia emanata risultava patogena per l’uomo.
“In alcune credenze antropologiche e religiose (ad esempio, il Feng Shui  cinese), si cercava di percepire le presunte “energie della terra” per posizionare  conseguentemente le dimore abitative, o per cercare di modifi care tali  presunti ‘campi energetici’ in modo tale da ottenere degli ipotetici effetti positivi  nei luoghi di abitazione, di cultura e di culto.”. Nel mondo occidentale,  le prime ipotesi dell’esistenza della supposta energia e della sua infl uenza  sulla salute dell’uomo risalgono alla fi ne del diciannovesimo secolo (ricerche  dell’inglese Haviland). Nel corso del secolo ventesimo molti altri autori si  sono interessati al tema: “il fisico Wüst (1955), che ipotizzò la relazione tra  il posizionamento dei letti dei malati gravi e la presenza di un presunto irradiamento  tellurico importante. Williams e Lorenz (1957) studiarono gli effetti  delle faglie geologiche ed il dottor Beck 1957) discusse l’ipotetica relazione  tra il presunto irradiamento tellurico e le malattie cardiache. L’ingegnere  J.W.F Staengle (1972) studiò le case sospettate di causare malattie oncologiche  ed ipotizzò un presunto irradiamento tellurico che a suo dire sarebbe  causato dai corsi d’acqua.
Fra tutti, il più importante è stato il medico Ernst Hartmann, tedesco di  Heildelberg, che nel 1950, insieme al fratello, realizzò “una teoria secondo  cui la Terra sarebbe avvolta da una rete o griglia di probabile origine elettromagnetica,  le cui linee di forza escono dal sottosuolo, si innalzano in tutta la  biosfera e si incrociano in determinati punti detti ‘Nodi’.
“La forma e la struttura spaziale della Rete di Hartmann corrisponde a una  griglia di 2 metri per 2 e 2 metri e mezzo di ampiezza. Inoltre la Rete avrebbe  una direzione geomagnetica da nord a sud e da est a ovest.
A onor del vero Hartmann cercò di fornire una sistemazione organica ad  un’idea già espressa in passato dallo scienziato francese Peyré, che sosteneva  l’esistenza di una griglia elettromagnetica uscente dalla Terra e disposta come  i meridiani e i paralleli.
L’origine di questa griglia magnetica, che sarebbe alternativa o complementare  al campo magnetico terrestre, tuttavia, non è di facile individuazione  in quanto il Prof. Hartmann fece diverse ipotesi che sono passate tutte al vaglio  della comunità scientifica.
Egli dapprima ipotizzò che avessero origine nei fi umi sotterranei, che modificherebbero presumibilmente le linee di forza del campo magnetico del pianeta, e successivamente ipotizzò anche che avessero origine da radiazioni  cosmiche (quindi esterne al pianeta) oppure dalla struttura cristallina delle  rocce sotterranee presenti negli strati più profondi che avvolgono il nucleo  terrestre. Inoltre Hartmann fece cadere l’attenzione degli studiosi sul fatto che  vi fossero determinati effetti, suscettibili di misurazione, in relazione ai punti  di incrocio della griglia, i cosiddetti Nodi. Gli effetti inciderebbero sulla forza  muscolare umana, sulla percezione sensoriale degli animali, sulla velocità di  accrescimento della vegetazione e in particolare si potrebbero valutare degli  effetti negativi sulla salute di un essere vivente, come lo sviluppo di patologie  gravissime quali i tumori. Gli effetti negativi sarebbero amplifi cati dalla presenza  sui Nodi di incrocio della griglia di fonti di perturbazione sotterranee,  come corsi d’acqua, oppure masse metalliche. Tuttavia all’interno della Rete  di Hartmann vi sarebbero delle zone neutre in cui gli esseri umani non sono  in pericolo, che possono essere defi nite zone di microclima ideale.  Come abbiamo detto più sopra, l’origine della Rete di Hartmann non è  di facile individuazione perché lo stesso studioso propugnò diverse ipotesi,  ma gli studiosi che abbracciarono la tesi di Hartmann cercarono di spiegare  il reticolo in termini elettromagnetici, affermando che la Rete di Hartmann  prende origine da perturbazioni del campo magnetico terrestre oppure è un  campo magnetico indipendente, sovrapposto a quello terrestre.


Nel frattempo, grazie allo sviluppo della tecnologia moderna, sono stati  approntati degli strumenti in grado di misurare i campi magnetici; tra questi  abbiamo il magnetometro a saturazione e il radiomisuratore. Il primo consiste  in un nucleo magnetico avvolto in una bobina in cui passa una corrente  elettrica triangolare. In essa il nucleo viene saturato dal campo terrestre e  viene misurata l’intensità del campo. Il radiomisuratore invece è formato da  un trasmettitore di onde radio e un ricevitore a radiofrequenza. Le onde radio  emesse dal trasmettitore “rimbalzano” nel luogo in cui avviene la misurazione  e vengono rilevate dal ricevitore; in tal modo esse si dispongono nel luogo  di osservazione come a formare una griglia regolare e vengono rilevate dal  ricevitore come una rete che passa nel luogo di misurazione.  Il mistero sulla Rete di Hartmann è ancora più diffi cile da spiegare quando  si cerca di comprendere la struttura geometrica e spaziale della rete elettromagnetica.  Presumibilmente i geobiologi ritengono che si tratti di un campo magnetico  indipendente da quello terrestre e i nodi potrebbero essere visti come  linee di forza radiali e intersecanti che escono dal sottosuolo. Un’ulteriore  peculiarità che caratterizza la griglia di Hartmann è dovuta al fatto che la Rete  e i nodi si spostano in continuazione per effetto di cavità sotterranee, oggetti  metallici, faglie telluriche e per effetto dell’inquinamento elettromagnetico;  tutti elementi che complicano ulteriormente la sua individuazione spaziale  e geometrica. È interessante citare ciò che il Dott. Hartmann scrisse nelle  sue pubblicazioni a proposito della scoperta della griglia magnetica terrestre:  ‘Secondo le osservazioni che ho fatto sussiste una legame fra l’irraggiamento  terrestre e la malattia. I raggi della Terra provocano un effetto patogeno soltanto  su strisce strette (larghe circa 5-10 cm) che si manifestano come zona  di stimolo, ovvero di reazione del rabdomante (…). Queste strisce hanno un  certo ritmo e dipendono poco dal sottosuolo: tanto più è profondo il corso  d’acqua e tanto più emergono strisce ritmiche parallele (…).’  Queste osservazioni furono scritte con riferimento ad un suo esperimento  con metodi rabdomantici condotto in prossimità di corsi d’acqua in cui era  possibile individuare la Rete magnetica. Più oltre egli sottolineò gli effetti e  le sensazioni corporee legate a questo esperimento con riferimento alle mani  e ad altre parti del corpo. Egli avvertì una sensazione di forte prurito nelle  mani che si alternava ad un senso di maggiore o minore calore e freddo. Così  si espresse Hartmann: ’Se sussiste una forte sensazione di prurito sulle mani  e c’è una certa penombra, queste strisce ritmiche sono percepibili anche con  l’occhio. Su queste strisce compare un fumo simile a nebbia su cui si possono  osservare diverse cose (…).’
Riguardo gli effetti sulla salute Hartmann fece ulteriori osservazioni:  ’Eccetto pochissime malattie, come l’infl uenza, il morbillo, il raffreddore,  eccetera, ci sono poche malattie che non siano causate da una striscia stretta’.
Hartmann raccolse le sue osservazioni in diversi articoli a cui fece seguito,  qualche anno dopo, la pubblicazione di un testo scritto che era la ‘summa’ dei  suoi scritti.  La nuova branca della scienza medica a cui Hartmann diede avvio fu quella  della geobiologia, volta allo studio delle geopatie provocate dai nodi della  Rete che da lui prese nome e inoltre i risultati delle sue indagini diedero avvio  anche allo sviluppo di una nuova branca dell’Architettura che va sotto il  nome di bioarchitettura, sviluppatasi soprattutto negli anni ‘80 e ‘90.  Da più parti si è fatta strada l’ipotesi che la Rete di Hartmann sia stata  protagonista anche dell’architettura sacra dell’Antichità e del Medio Evo, nel  senso che i progetti originari di molte cattedrali gotiche sparse in Europa possano  aver tenuto conto del reticolo geomagnetico, in modo tale da costruire  i punti più importanti di tali cattedrali all’interno delle fasce di microclima  ideale, dove era possibile fruire positivamente delle energie cosmiche che  scaturiscono dal sottosuolo terrestre, in modo tale da creare quegli spazi dove  era possibile elevare lo spirito degli esseri umani verso l’alto” (da Internet: di  Giuseppe Badalucco per Edicolaweb).
L’ipotesi che i costruttori del passato avessero gli strumenti o le sensibilità  innate per individuare queste energie provenienti dal sottosuolo e le abbiano  utilizzate per la ricerca dei luoghi e delle posizioni idonee alla realizzazione  degli edifi ci, spesso dedicati al culto, sono sostenute da due ricercatori i cui  libri hanno stimolato la nostra curiosità: Mauro Aresu “UOMOTERRA testimonianza  di energia ritrovata” e Blanche Merz “I Luoghi Alti”.