Q8.8 – LA DONNA NELLA STORIA E NELLA CULTURA

Decifrando l’enigma della sirena a due code

 Di Selma Sevenhuijsen

Sette anni orsono giunsi nel territorio di Pitigliano, affascinata del simbolo di una sirena con due code. Circa trent’anni prima l’avevo incontrata nel giardino rinascimentale di Bomarzo, dove lei siede – come ora capisco – nel punto culminante di un percorso che simboleggia lo sviluppo spirituale dell’anima umana. L’ho poi ritrovata in un’antica pieve, vicino Pienza. E infine l’ho vista nella valle sacra di Sovana, dove è raffigurata nella Tomba della Sirena e in un altra tomba, recentemente scoperta accanto alla Tomba Ildebranda. E, naturalmente, la si puo trovare nel portale romanico del  duomo di Sovana, insieme ad altri enigmatici simboli. Mi divenne chiaro che dovevo decifrare il suo mistero. Fu l’inizio di un lungo e impegnativo viaggio, attraverso differenti strati di storia, giú fino ai tempi piú antichi.

Nel parco archeologico di Sovana la sirena bicaudata é stata “interpretata” come un “demone alato”, un “mostro marino” o una “scilla”. Tale interpretazione ritorna in tanti libri e nelle brochures dei musei toscani, dove é solitamente collegata al mito di Odisseo. A mio parere ció non fa giustizia a questo antico simbolo femminile, né al suo significato nella cultura degli Etruschi e di altri ancora. Giá da una corretta lettura di antichi miti e leggende dovrebbe risultare chiaro che non è corretto definire la figura bicaudata una ‘sirena’. Nella storia di Odisseo le sirene erano uccelli con volto e attributi femminili. Qui non vi é menzione di code…

La sirena bicaudata talvolta ha le ali, altre volte no. In quella di Sovana, vicino alla Tomba Ildebranda, ha due ali e due code. Simbolicamente, la coda ha connessioni con la Terra e le Acque. Nelle antiche religioni, come mostrato dell’archeologa Marija Gimbutas, il serpente era il simbolo della sapienza della Terra e della Dea, colei che dá e toglie la vita. In molte tradizioni si ritrova l’immagine di una Dea con una o due code, con serpenti o con corpo serpentiforme. Le ali della sirena alludono al mondo celeste: comuni, sono le rappresentazioni antiche di una dea in forma di uccello. Diversamente dalle sirene con una sola coda, quella bicaudata é in connessione, tramita la sua vulva, con la fertilitá della terra. Il suo organo sessuale è il canale che dá nascita a tutta la vita.

Da tutto ció si puo ricavare il significato archetipico della sirena a due code: è l’emblema della dea patrona del ciclo vitale, dalla nascita, attraverso la vita, fino alla morte e  alla rinascita. Ció puó anche spiegare la sua presenza nelle tombe etrusche, dove risiede quale guida delle anime nel viaggio nell’altro mondo; il mondo ‘di sotto’, il corpo della Terra Madre dove, secondo la religione Etrusca le anime risiedono e attendono il ritorno ad una nuova vita.

Le sirene delle necropoli etrusche di Sovana hanno evidenti somiglianze con altre di Chiusi e Perugia. La sirena a due code puó ritrovarsi in tante urne e sarcofagi, per esempio a Volterra o a Tarquinia. Le famiglie aristocratiche etrusche di Perugia e Chiusi erano conosciute con i nomi di Velimni e Velumna. Queste famiglie di lucumoni etruschi si consideravano discendenti di Voltumna, la dea etrusca della terra e delle acque. Voltumna fu venerata soprattutto nell’area centrale dell’Etruria, il lago di Bolsena, specialmente durante la celebrazione annuale presso il Fanum Voltumnae. In un certo senso la dea (delle acque e della fertilitá) fu la progenitrice delle sirene e delle ninfe alate. Sembra plausibile che Sovana fosse un importante centro del suo culto. Non casualmente, Sovana fu il principale epicentro religioso di questa parte di Maremma.

Rilievi di sirene si trovano anche sul frontone della Tomba Ildebranda, una tomba “a tempio” fatta costruire per quello che dovette essere un’importante famiglia aristocratica con un antico lignaggio. Nella ricostruzione del timpano dell’Ildebranda possiamo vedere dodici sirene bicaudate, accanto a simboli di fertilitá e animali dello zodiaco. Resti di queste figure sono ancora visibili nel frontone laterale destro della tomba. Il numero dodici: fu il numero delle dodici regioni etrusche che rappresentavano il cerchio zodiacale proiettato in terra. Ognuna delle dodici regioni veniva associata ad un mese dell’anno e ad una specifica divinità. Il lacus Vulsinius, cosí i Romani chiamavano il lago di Bolsena, fu l’omphalos, il centro della ruota zodiacale delle dodici regioni.

Dobbiamo ricordare che Voltumna fu, non solo dea della fertilitá e del ciclo vitale, ma anche la dea che faceva girare la ruota del tempo, la ruota zodiacale. Il dio che l’accompagnava era chiamato Vertune (Veltha o Veltune), probabilmente un verbo ed epiteto piú che un vero nome, in riferimento – come anche il nome Voltumna – al “volgere” o “vertere” della ruota del tempo e della fortuna. Quale dea-madre, Voltumna fu una mitica fondatrice di dinastie: il suo nome, in varie forme, è attestato in numerose iscrizioni. In tal senso puó essere considerata la dea-madre del popolo etrusco, ruolo che ebbe continuitá anche dopo l’occupazione romana dell’Etruria. Nel quarto secolo dopo Cristo gli umbro-etruschi ebbero il permesso dall’imperatore Costantino di celebrare l’annuale festa della dea presso il loro Fanum, alle fonti del Clitunno, sotto la città di Trevi. Ancora oggi, un cartello vicino alle fonte reca scritto: “Qui Zeus si uní ad una sirena, da qui é nata la stirpe italiana”. Sirene, fondatrici di lignaggi mitici, si ritrovano anche in Francia, per esempio a Lusignan, dove é diffuso il mito di Melusina, di origini celtiche. In Svizzera la sirena e madre divina è conosciuta come Verena, collegata ad una ricca mitologia di laghi, come quelli di Zurigo e Lucerna.

La sacra coppia, la sirena e il suo compagno, continuarono ad esistere per lungo tempo, anche nella cristianitá. In numerose chiese francesi e italiane la sirena a due code é raffigurata quale simbolo di fertilitá, assieme al suo partner, rappresentato come toro, serpente o Uomo Selvatico (Green Man), talvolta come pesce che feconda la sirena. Simili raffigurazioni si trovano a Pavia, Modena, Lucca, Pienza, Acquapendente, Sovana, Canino, Tuscania. Tutti centri situati sulla Via Francigena, un tempo via del pellegrinaggio etrusco al Fanum Voltumnae di Bolsena, in seguito via del pellegrinaggio cristiano per la Terra Santa, protetta dai Templari e ordini consimili. Per me l’immagine piú enigmatica é quella di Metz (Francia) appartenuta ai Franchi Merovingi, che mostra Gesú come pesce e Maria Maddalena come sirena. Ovviamente la sirena bicaudata é la portatrice di un profondo e antico mistero che ancora attende di essere svelato completamente.