Q8.7 – LA DONNA NELLA STORIA E NELLA CULTURA

“LE DEE VIVENTI”

 L’autrice

Marija Gimbutas (1921-1994), archeologa lituana vissuta negli Stati Uniti, ha avuto il grande merito di arricchire la nostra conoscenza intorno alle origini della cultura nell’Antica Europa (Old Europe 7500-4500 a.C.). Dalle migliaia di siti indagati e di reperti rinvenuti è emerso il primordiale culto di una Grande Dea, patrona del ciclo vita-morte-rigenerazione che, per millenni, è stato il fulcro culturale e religioso dei popoli europei. I risultati delle sue ricerche sono contenuti nel libro dal titolo “Le dee viventi”.

Il libro “Le dee viventi”, non era terminato alla morte dell’autrice. Miriam R. Dexter ne curò il completamento e la pubblicazione. Nell’introduzione all’edizione americana, la curatrice ricorda che Marija Gimbutas, nei suoi primi studi, aveva scoperto la cultura proto-indo-europea “Kurgan” che migrò verso gli ampi territori dell’Europa antica, occupati da popoli che, malgrado le grandi distanze, avevano conseguito conoscenze molto simili. Gli invasori a volte distrussero, altre volte integrarono o si sovrapposero alla diversa cultura incontrata. Dall’unione di queste due culture  nacque quella che è conosciuta come Indoeuropea. Le invasioni interruppero comunque lo sviluppo delle conoscenze raggiunto dai popoli precedenti.

Miriam R. Dexter, nell’introduzione al libro della Gimbutas, commenta la scoperta della cultura proto-indoeuropea e la sua influenza su quella dell’Europa antica:

“Marija Gimbutas riteneva che questi proto-indoeuropei fossero stati un insieme di popoli patrilineari, pastori e seminomadi originari delle steppe russe. Si trattava di popoli bellicosi, che fabbricavano armi e andavano a cavallo. La loro religione era centrata su divinità maschili. La loro agricoltura era rudimentale, benché quando entrarono a contatto con gli abitanti dell’Europa antica avessero incrementato le coltivazioni e sviluppato ulteriormente la metallurgia. L’arte della ceramica di questi popoli era scarsamente sviluppata. Seppellivano i loro morti in tombe coperte da un tumulo (Kurgan I e II) o in collinette di terra dette appunto Kurgan  (Kurgan III e IV).

Gimbutas ricostruì le loro migrazioni dall’area a nord del Caucaso nelle steppe russe verso le nuove terre. Questi nuovi territori ricoprivano un’area geografica che comprendeva ciò che oggi chiamiamo Grecia, Italia, Bosnia, Bretagna, Irlanda, Lituania, Lettonia, Russia, Germania, Scandinavia, Anatolia, India, Iran e il Turkistan cinese. Ci furono tre migrazioni: la prima ondata nel 4400-4200 a.C. circa (Kurgan I-II, culture Khvalynsk e Srednij Stog); la seconda nel 3400-3200 a.C. circa (Kurgan III, cultura Maikop); e la terza ondata nel 3000-2800 a.C. circa (Kurgan IV, cultura Yamna o delle tombe a fossa).

Quando i proto-indoeuropei arrivarono nei loro nuovi territori, incontrarono gruppi di popoli indigeni relativamente pacifici, agricoli, dallo spiccato gusto artistico, probabilmente paritari in quanto a struttura sociale e devoti alla dea. I popoli indigeni possedevano un’estetica progredita: costruivano case a due piani e templi di pregevole fattura dei quali abbiamo i modellini in argilla. Producevano ceramiche pregiate. Essi vennero talvolta assimilati, talvolta distrutti dai popoli Kurgan , fortemente avvantaggiati dall’addomesticamento del cavallo e dalla competenza bellica. I proto-indoeuropei imposero tanto la lingua quanto la religione ai popoli indigeni, benché tracce di lingua e di religione di questi ultimi rimasero nella risultante lingua e cultura “indoeuropea”.

L’Indoeuropeo è infatti l’esito della mescolanza dei Kurgan con gli abitanti dell’Europa antica.

Nella prima parte della sua vita Marija Gimbutas si dedicò allo studio della civiltà indoeuropea, poi, nell’età matura, studiò la civiltà degli antichi-europei che la precedettero, scoprendo tra l’altro che questa civiltà, a scopo di culto, utilizzava un sistema di segni lineari che potrebbero rappresentare una forma di vera e propria scrittura.

Il seguente brano dal titolo “La comparsa dello ‘script’ nell’Europa antica” che di seguito si riporta è un estratto del libro “Le dee viventi” (2005), compreso nel capitolo “Simboli, segni e scrittura sacra”. La studiosa ricompone il quadro storico delle prime forme di scrittura, apparse nella Antica Europa intorno al sesto millennio avanti Cristo.

 Simboli, segni e scrittura sacra

Lungo il sesto millennio a.C., gli abitanti dell’Europa antica adottarono un sistema di scrittura; come molte altre invenzioni antico-europee, la scrittura si sviluppò a partire da simboli e segni di carattere religioso.

Radici Paleolitiche

Gli esseri umani comunicano mediante simboli fin dalla più profonda antichità. Alcuni segni astratti emergono dal paleolitico inferiore, nei periodi acheuliano e musteriano (dal 300.000 al 100.000 a.C. circa), molto prima quindi della comparsa della straordinaria arte del paleolitico superiore (dal 35.000 al 10.000 a.C. circa). Sono note le figure del paleolitico superiore che riproducono splendidi animali dipinti o incisi sulle pareti delle caverne; venivano anche scolpiti su ossi o pezzi di pietra sotto forma di statuette. Ma sono molto pochi quelli disposti ad ammettere la presenza di molteplici segni astratti che spesso si trovano accanto alle riproduzione degli animali. Tra questi si possono individuare segni come V, Y, M, P, punti, uovo, semi, frecce, due, tre o più linee, configurazioni ramificate e quadranti suddivisi in quattro o più sezioni. Alcuni dei segni astratti noti a partire dall’acheuliano, come quelli a V e a M e le linee parallele (incise sulla cresta di Pech de l’Azé, Francia, 300.000 a.C. circa), si protrassero nel medio paleolitico superiore, fino al mesolitico e al neolitico.

Un impressionante numero di gruppi di simboli e di segni perdurò per diverse migliaia di anni; probabilmente veicolavano nel tempo un qualche messaggio simbolico, forse sempre il medesimo o almeno qualcosa di simile.

Diverse migliaia di anni prima della scrittura primitiva dei Sumeri, gli abitanti dell’Europa antica usavano disegni simbolici e segni astratti per decorare i templi, le sculture, le ceramiche, le statuette e altri oggetti rituali. Questi segni probabilmente in origine si riferivano a veri e propri oggetti; per esempio un triangolo o una “freccia” può aver rappresentato la vulva, mentre linee parallele a spirale (“macaoni”) potevano raffigurare lo scorrere dell’acqua. Nel paleolitico i segni astratti compaiono a fianco di dipinti estremamente realistici di bisonti, cavalli selvatici e altri animali che si riversano come in fuga sulle pareti delle caverne. L’Europa antica del neolitico probabilmente ricevette questi segni come eredità culturale.

Il fatto che alcuni segni comparissero esclusivamente su determinate statuette e associati a oggetti di culto, mi permise di decifrare le tipologie e le funzioni delle divinità antico-europee;

Script simbolico su pannelli

Le civiltà dell’Europa antica producevano vasi dotati sia di un certo fascino estetico, sia di un preciso significato simbolico. Le forme simboliche erano impresse sui vasi mediante la pittura, l’incisione, l’incrostazione. Per prima cosa gli artigiani dividevano la superficie del vaso in aree distinte che avrebbero rappresentato in seguito concetti specifici. Il collo del vaso, la base, la coppa e i manici costituivano pannelli “naturali” per diversi disegni simbolici. In un secondo momento l’artigiano riproduceva ripetutamente svariati temi simbolici nel pannello. Infine componeva un modello a “disegno infinito”, come quello di una trama di tessuto, nel caso il vaso fosse sufficientemente  largo. I bordi mettono in evidenza le distinzioni di simboli racchiusi.

La comparsa dello script nell’Europa antica

Intorno al 5500-5000 a.C. nei reperti archeologici compaiono interessanti combinazioni di segni, in contemporanea con lo script simbolico concettuale descritto poc’anzi. La cultura Starčevo-vinča presenta il più alto numero di esempi, ma il fenomeno coinvolge anche altre cultura antico-europee. Il nucleo di queste combinazioni è composto da una trentina di segni astratti. E’ importante sottolineare che questi segni rappresentano realmente una forma di scrittura: i segni dello script non compaiono in sequenze isolate o casuali su pannelli di ceramica, bensì in file o a grappoli, in serie molteplici e diversificate.

Lo script è composto da segni astratti, non figurativi. La scrittura antico-europea è caratterizzata dalla linearità, come la lineare A minoica, gli script ciprioto-minoici, ciprioto-sillabici e tutti gli script del mondo pre-classico. Tutti questi esempi utilizzano analoghe tecniche diacritiche, come trattini o punti per modificare il segno di base. Lo script antico-europeo non è “prescrittura”, come ha affermato Shan M. Winn (1981), rappresenta invece un vero e proprio sistema di scrittura, paragonabile al cinese, al sumero, allo hindi e ai sistemi di scrittura “nucleari” (logografici) dell’America pre-colombiana.

Lo script antico-europeo presenta più di cento segni modificati. L’alfabeto latino moderno, combinando un numero relativamente basso di segni isolati (le lettere), produce centinaia di sillabe. L’alfabeto latino che utilizzano le lingue anglosassoni consta di sole ventisei lettere. Ma l’alfabeto comparve piuttosto recentemente, intorno al 1500 a.C., in Medio Oriente. Nelle lingue antiche, come l’egiziano e il sumerico, di solito un segno rappresenta una sillaba, o addirittura un’intera parola. Quando un linguaggio scritto rappresenta sillabe, o addirittura parole intere, ha bisogno di un grande inventario di segni. Il fatto che lo script antico europeo utilizzi più di un centinaio di segni lascia intendere che questi ultimi abbiano rappresentato sillabe e parole.

Mentre la scrittura cuneiforme sumerica scaturì dai traffici commerciali, lo script dell’Europa antica, sviluppatosi duemila anni prima, probabilmente era servito soprattutto come strumento di comunicazione con le forze divine. Gli oggetti che recano segni scritti sono per esempio sigilli, vasi, pesi di telaio, statuette, fusaioli, collane o placchette, modellini di templi e miniature di coppe e piatti come ex voto. Tutti questi oggetti hanno un significato religioso e ricorrono in contesti religiosi.

Nonostante non si riesca ancora a decifrare le iscrizioni impresse su questi oggetti sacri, ne possiamo con qualche approssimazione dedurre il senso mediante delle analogie con le epoche storiche. Nelle civiltà della Grecia classica e dei Romani, così come nella civiltà etrusca, veneta e micenea, si usava offrire pesi di telaio, conocchie, figurine e tavolette in ceramica o in cuoio come oggetti di devozione verso una divinità all’interno di un santuario o di un luogo sacro. Definita ex voto, l’offerta dedicatoria spesso presentava un messaggio con il nome della divinità e talvolta del fedele. I devoti spesso facevano dedicazioni per procurarsi guarigioni, per garantirsi la fertilità o salvaguardare le nascite.

I Greci dell’epoca classica dedicavano fusaioli ad Atena, e i Veneti, che occupavano l’Italia del nord e la parte settentrionale della penisola balcanica dedicavano pesi di telaio e tavolette di cuoio a Retia, la loro protettrice del parto, una divinità simile all’Artemide greca. E’ dunque probabile che anche le iscrizioni sui manufatti antico-europei, precedenti di cinquemila anni, recassero il nome della divinità o dei devoti che si rivolgevano alla dea. La religione classica ereditò la tradizione delle offerte dedicatorie, e pure il Cristianesimo in effetti adottò la medesima tradizione: nei luoghi di pellegrinaggio moderni, in Europa occidentale e orientale, il fedele lascia tutt’oggi offerte dedicatorie alla Vergine Maria e ai santi.

Le invasioni indo-europee dell’Europa centrale, dalla fine del quinto all’inizio del terzo millennio a.C., causarono una discontinuità linguistica e culturale e comportarono gravi danni allo stile di vita sedentario e agricolo dell’Europa antica, che esisteva da tre millenni. Quando le tribù indo-europee invasero l’Europa antica da est il continente subì diversi sconvolgimenti, in particolare nei Balcani, dove la civiltà dell’Europa antica aveva da tempo sviluppato la scrittura. La cultura dell’Europa antica si andò deteriorando con una certa rapidità, riuscì a sopravvivere per alcuni millenni solo in sacche isolate. Le nuove popolazioni parlavano lingue affatto differenti, del ceppo linguistico indo-europeo. La lingua o le lingue dell’Europa antica, e lo script che veniva utilizzato, furono messe in secondo piano, fino a sparire del tutto dall’Europa centrale.

Al giorno d’oggi, quasi tutta l’Europa e alcune parti dell’Asia appartengono alla stessa famiglia linguistica, definita indo-europea. Furono gli uomini a cavallo indo-europei, con le loro incursioni in Europa, in Medio Oriente e in Asia meridionale tra il 4500 e il 2000 a.C., a diffondere queste lingue che si sono ramificate e trasformate lungo i millenni. Linguaggi primitivi come il minoico o l’eteocipriota (e altre lingue europee come il pitto in Scozia e l’etrusco in Italia) appartengono a famiglie linguistiche completamente sconosciute, il che rende la loro decifrazione estremamente difficile. Nel tentare di decifrare lo script antico-europeo, gli studiosi si avvalgono dell’aiuto di lingue più conosciute.

Più antiche sono le lingue, più scarsi sono i reperti, il che ostacola ulteriormente la decifrazione delle lingue pre-indo-europee. Per esempio, gli archeologi hanno scoperto una quantità di documenti in lineare B (indo-europeo) dieci volte superiore a quella in lineare A (pre-indo-europeo). Lo studio del substrato linguistico europeo, comunque, sta facendo progressi e contribuisce enormemente a ricostruire il mondo dell’Europa antica. Non è escluso che un giorno, con qualche scoperta archeologica in più, si possano decifrare il minoico lineare A e il cipro-minoico, e magari persino lo script dell’Europa antica.

I documenti più antichi hanno già fornito importanti indizi circa il ruolo della dea nella religione primitiva. Le tavolette d’argilla in lineare B, per esempio, nominano dee che probabilmente sono di origini minoiche e forniscono qualche informazione sui riti a esse dedicati. La decifrazione di altre lingue arcaiche e dello script antico-europeo ci trasmetterebbe un tesoro inestimabile riguardo alla religione della dea.

Il fenomeno della scrittura lineare nell’Europa antica attesta le radici antichissime del pensiero simbolico e astratto. Gli studiosi più tradizionali considerano i Greci dell’epoca classica progenitori del pensiero logico astratto occidentale. Altri ricercatori, a loro volta, fanno riferimento alle più remote civiltà mesopotamiche ed egiziane. Lo script dell’Europa antica suggerisce che l’eredità intellettuale della civiltà occidentale va fatta risalire molto più in profondità nel tempo di quanto si era riconosciuto precedentemente, agli antichi devoti della dea che erano in grado di pensare sia simbolicamente, sia astrattamente.