Q8.5 – CIVILTA’ ANTICHE

I CALENDARI MAYA

 I Maya usavano tre calendari:

1 – L’Almanacco Sacro

2 – Il Calendario Solare

3 – Il Conto Lungo

L’”Almanacco Sacro”

L’almanacco sacro, della durata di 260 giorni, era la chiave per il calendario rituale, formava la base per la profezia e la divinazione. E’ opinione prevalente che la sua adozione abbia trovato motivazione nel fatto che il numero dei giorni che lo compongono si avvicina molto al periodo di nove mesi della gestazione umana. Nell’antichità, alle persone veniva dato il nome in relazione alla loro data di nascita secondo il calendario sacro, pratica che continua ancora oggi in molte comunità tradizionali. I giorni del calendario non venivano raggruppati in settimane o mesi, ma in un giro di 20 nomi di giorni uniti a tredici numeri (da 1 a 13).

Rappresentazione dell'almanacco sacro: la ruota dentata interna comprende i 13 numeri, quella esterna i 20 nomi. (da: "le cronache perdute dei re maya" di David Drew)

Ogni combinazione di numero e nome aveva il suo dio protettore e la sua associazione soprannaturale.  I nomi e i numeri ruotavano continuamente abbinati, il numero seguito dal nome. Ognuno dei venti nomi veniva ad associarsi via via con ciascuno dei 13 numeri (20 x 13 = 260). Per tornare alla combinazione di partenza, trascorrevano 260 giorni.

 

Numeri

Nomi

Combinazione

Numeri

Nomi

Combinazione

 

1

2

3

4

5

6

7

8

9

10

11

12

13

Imix

Akbal

….

….

….

….

….

….

….

….

….

Ben

1 Imix

2 Akbal

….

….

….

….

….

….

….

….

….

13 Ben

1

2

3

4

5

6

7

_____

8

Ix

Men

…..

…..

…..

…..

Ahaw

Imix

….

1 Ix

2 Men

…..

…..

…..

…..

7 Ahaw

8 Imix

….

Nella rotazione il numero   1 si unisce al nome Imix formando la combinazione 1mix e proseguendo il   2  unito ad Akbal dà 2Akbal e così   via.  La prima serie di combinazioni si   conclude con il numero 7 Ahaw (13+7=20). A partire da 8 che si abbina a Imix   ha inizio la seconda serie di combinazioni.

 

 

Come mostra la tabella, con il 7 della seconda serie di numeri, è esaurita la lista dei 20 nomi.

Con il numero 8 della seconda serie di numeri, si riparte con il primo nome della serie (Imix). Così procedendo fino al ritorno alla prima combinazione (1Imix) saranno trascorsi 260 giorni.

Il calendario solare

Il calendario solare aveva la durata di 365 giorni, diviso in 18 mesi, ciascuno di 20 giorni, più altri 5 giorni considerati infausti, aggiunti alla fine dell’anno (senza nome).

Il nuovo anno iniziava dal numero uno del primo giorno, seguito dal nome del primo mese dell’anno denominato “Pop” e proseguiva con i numeri progressivi sempre seguiti dal nome del mese (Pop): . Pop, .. Pop, … Pop, … Pop, … Pop.

La progressione procedeva invariata fino al giorno 19 (simbolo di 19 seguito da Pop). Il giorno 20, ultimo giorno del mese, non era seguito da Pop, perché considerato “Uayeb”, giorno della “ seduta”, cioè di transizione alla categoria di tempo successivo (secondo mese dell’anno solare).

Uayeb” erano quindi considerati non solo tutti i giorni 20 dei 18 mesi, ma anche il quinto dei cinque giorni infausti di fine anno, in quanto “seduta” (giorno di passaggio) del periodo di tempo successivo (l’anno solare successivo).

L’almanacco sacro e l’anno solare si svolgevano simultaneamente. Essendo però composti da numeri di giorni diversi (260 giorni l’almanacco, 365 l’anno solare) si verificavano diverse combinazioni fra i giorni dell’uno e quelli dell’altro.  Partendo da una combinazione di giorni dei due calendari, per avere la stessa combinazione dovevano trascorrere esattamente 52 anni. Il ciclo quindi riprendeva per ripetersi esattamente uguale a quello precedente.

Il ciclo dei 52 anni si adattava bene alla vita di un individuo dal momento che la durata media della vita era inferiore ai 52 anni.

L’archeologo Eric Thompson ha adottato per primo due ruote dentellate che si muovono come un ingranaggio per rappresentare il trascorrere del tempo secondo i due calendari.

Si notano a sinistra le ruote che rappresentano l'almanacco: quella dei numeri ruota all'interno di quella dei nomi per formare le 260 conbinazioni: a destra quella del calendario solare, più grande, contiene i 365 giorni (da "Le cronache perdute dei re maya", di David Drew)

Il Conto Lungo

Le origini del conto lungo non sono note; sembra addirittura che non sia stata una invenzione del popolo Maya. I sovrani maya del periodo classico lo adottarono per computare il tempo trascorso da una certa data di inizio, come è per esempio per la nostra civiltà che, per datare tutti gli avvenimenti, compresi quelli storici, prende come data di riferimento la nascita di Cristo. A differenza del nostro sistema che calcola il tempo trascorso tenendo conto della divisione dello stesso in giorni, mesi ed anni, il sistema dei Maya teneva conto solo dei giorni trascorsi dalla data di inizio. Per quel popolo la data di inizio sembra che fosse il 3114 a.C., data in cui gli dèi avrebbero dato ordine all’universo.

Questo sistema di calcolo veniva inciso sulle steli di pietra ad indicare la data in cui si era verificato un determinato avvenimento. Ed è grazie a queste iscrizioni che gli archeologi hanno potuto ricostruire la storia di quel popolo.

Nel sistema del conto lungo il tempo era così diviso e i periodi così denominati:

1 giorno “kin”, 20 giorni “uinal”,  1 anno “tun”, 20 anni “katun”, 400 anni “baktun”, quindi seguendo il sistema vigesimale.

Esempio di formulazione del tempo nel "conto lungo" (da: "Le cronache perdute dei re maya, di David Drew)

Seguendo questa numerazione si avrà che: 20 kin fanno 1 uinal, 20 tun 1 katun, 20 katun 1 baktun.  La regola è quindi sempre 20 (vigesimale). L’eccezione riguarda uinal (20 giorni) che deve sempre essere moltiplicato per 18 e non per 20: si avrà così che 18 uinal fanno 1 tun (1 anno) che non è quindi di 400, ma di 360 giorni, cioè prossimo all’anno solare.

Riportiamo l’esempio di una stele maya che aiuta a comprendere il conteggio degli anni.

La stele risulta divisa in 9 glifi di cui, il primo che occupa in larghezza l’intera stele e gli altri 8 che ne occupano la metà.

Il primo glifo è introduttivo, gli altri indicano il tempo. La lettura deve partire dal primo glifo (degli 8) posto a sinistra e procedere verso il basso, secondo il sistema di lettura dei Maya. Il primo glifo indica il tempo che è trascorso dalla data di inizio (anno 3114 a.C.): sono trascorsi 13 baktun , cioè 5200 anni (13 x 400), infatti sulla sinistra in verticale si legge il numero 13 (due linee con su tre punti) con a fianco un’immagine composta dalla figura del baktun. Gli altri glifi non contengono numeri, ma solo le figure dei rispettivi gruppi di numeri: katun, tun, uinal e kin, che hanno tutti valore 0. In sostanza la stele dice che l’avvenimento storico (per esempio la salita al trono del nuovo re) si sarebbe verificato, seguendo la nostra misurazione del tempo, nell’anno 2086 (5200 – 3114).