Q8.4 – CIVILTA’ ANTICHE

LE ORIGINI DELLE CIVILTÀ DEL MESOAMERICA (1)

Le indagini sistematiche sulle popolazioni del continente americano, della nascita e dello svilupparsi della loro civiltà è relativamente recente; l’interesse scientifico è nato dopo che John Lloyd Stephens, nel 1841, pubblicò il libro che scrisse al suo rientro negli Stati Uniti. Prima di allora dei popoli maya era conosciuto solo quello che era stato scritto dai monaci che si recarono nel continente americano al seguito dei conquistatori spagnoli. Quelle notizie sulla civiltà maya erano state completamente dimenticate e gli scritti giacevano negli archivi.

E’ quindi con le scoperte dello statunitense Stephens, documentate dai disegni del suo compagno di viaggio, l’architetto inglese Caterwood, che l’interesse scientifico si è indirizzato allo studio di quei popoli. Prima delle scoperte di Stephens, fra le tante ipotesi era stata fatta anche quella secondo cui quelle popolazioni non si erano sviluppate autonomamente, ma grazie all’eredità ricevuta dall’Occidente importata da gruppi di popoli che in tempi remoti avrebbero raggiunto quel continente. Tanti indizi sembravano dare credito a questa ipotesi, fra questi le piramidi che richiamavano quelle egizie.

Con Stephens, l’Occidente, ebbe la certezza che le civiltà del continente americano si erano sviluppate autonomamente. Da quel momento la scienza ha indagato tutti gli aspetti di vita e di sviluppo di quei popoli ed ha raggiunto ad oggi un buon livello di conoscenza.

Limitando l’indagine ai popoli del centro America, si osserva che, per il diverso ambiente in cui le popolazioni americane vissero ed al quale dovettero adattarsi, le civiltà hanno avuto uno sviluppo proprio, diverso da quello assunto da quelle  occidentali, anche se si sono  sviluppate quasi parallelamente a quelle occidentali ed, in un certo periodo, sono state addirittura superiori: nel periodo durante il quale l’Occidente era immerso nell’oscurità del medioevo, i Maya conoscevano un grande splendore; vivevano infatti il periodo denominato classico che ebbe inizio all’incirca nel 250 d.C. e termine verso il 900 d.C..

Si è detto che l’ambiente e le condizioni di vita erano diverse da quelle dell’Occidente: gli animali di grossa taglia, quali mammut e rinoceronti, che sembra fossero entrati nel continente insieme agli uomini che li inseguivano, presto scomparvero, forse per la caccia da parte degli uomini stessi; rimanevano gli animali di piccola taglia che continuarono a rappresentare l’unica fonte di carne per l’alimentazione; quegli uomini dovettero quindi approfondire la conoscenza delle piante che, ben presto, già nel finire del periodo arcaico (6000 – 1800 a.C.), riuscirono ad “addomesticare” e che diventarono la fonte principale dell’alimentazione. Quei popoli non conobbero la ruota o meglio, non disponendo di animali da tiro, non l’utilizzarono mai alla maniera del mondo occidentale, pur conoscendone i principi. Pur conoscendo i metalli, non li usarono mai per la fabbricazione degli attrezzi di lavoro o delle armi, rimanendo all’età della pietra, fatto che non trova una facile spiegazione. Malgrado ciò furono capaci di tagliare e levigare la pietra che utilizzarono per la costruzione dei monumenti.

GLI OLMECHI

Gli archeologi hanno cominciato a studiare gli Olmechi negli anni ’20, quindi relativamente tardi rispetto agli studi sul popolo maya. Vi è ancora molto da scoprire su questo popolo. Tutto quello che gli archeologi hanno potuto conoscere è derivato dalle indagini eseguite su due località dell’America Centrale che rispondono ai siti di San Lorenzo e La Venta. Sono due località distanti tra loro circa duecento chilometri, situate ai margini occidentali del territorio che fu dei maya. La straordinarietà di questo popolo consiste nel fatto che raggiunse lo stato di civiltà all’improvviso. Gli Olmechi iniziarono a riunirsi in villaggi stabili contemporaneamente alle popolazioni delle coste del Pacifico, dei primi villaggi maya. Vivevano di pesca e di caccia e coltivavano mais nei terreni alluvionali. San Lorenzo venne insediata intorno al 1700 a.C.. Dopo alcuni secoli dal primo insediamento (tra il 1100 e il 900 a.C.), il grande villaggio venne completamente trasformato. Il villaggio si trovava su una bassa collina che venne completamente spianata; sopra furono costruite delle piattaforme di terra che ospitavano edifici di materiale deperibile. Sotto le piattaforme fu realizzato un imponente sistema di drenaggio e distribuzione delle acque. Furono eretti dei monumenti in pietra che rappresentavano dèi, animali e, cosa unica, delle grandi teste umane in basalto che sembra rappresentassero i sovrani di quel popolo. Sembra quindi certo che questo popolo si dette la forma regale di governo alcuni secoli dopo l’insediamento nel villaggio di San Lorenzo e che, grazie a questa scelta, raggiunse il grado di civiltà che gli studiosi gli attribuiscono. Dopo il 900 San Lorenzo venne completamente distrutta. Non si conoscono i motivi né gli autori della distruzione, solo che subito dopo cominciò a svilupparsi l’altro centro Olmeco: La Venta. Qui dal 900 al 500 a.C. furono realizzate grandi costruzioni.

 

Testa olmeca pesante oltre 30t a La Venta (Messico). I tratti somatici appaiono insolito per l'America del 1500 a.C. (da: il mistero della genesi delle antiche civiltà, di A.F.Alford)

La regalità, che a San Lorenzo veniva rappresentata con la realizzazione delle grandi teste di basalto, a la Venta subì un’evoluzione. Qui nacque la “stele” verticale che venne utilizzata anche per rappresentare il sovrano ornato dello scettro ed altri elementi raffiguranti il potere. Lo studio sui monumenti lasciati da questo popolo ed in particolare la scoperta di una tomba che conteneva i corpi di due bambini insieme ad un ricco assortimento di oggetti di giada, hanno consentito agli studiosi di concludere che gli Olmechi erano governati da una classe dominante ereditaria e che il re non aveva solo l’autorità sul mondo reale, ma rappresentava il tramite fra questo mondo e l’oltretomba.

Il motivo per cui gli Olmechi si sono dati la forma monarchica di governo, non è chiaro agli studiosi. Non risulta che vi sia stato un popolo che li abbia occupati attribuendosi i poteri, come è successo per altri popoli nel corso della storia; si dovrebbe pertanto concludere che la scelta sia stata volontaria. E’ vero che in tutte le società, con lo sviluppo dell’agricoltura è maturata la necessità di darsi una struttura sociale nella quale è prevalsa la forma monarchica, con la separazione di un gruppo distaccatosi dagli altri che ne sono diventati sudditi. Nel caso degli Olmechi la spiegazione è particolarmente difficile. Gli studiosi ipotizzano che con l’incremento della coltivazione del mais e la conseguente ricchezza derivante dall’agricoltura, la popolazione sia aumentata di numero con la nascita di più villaggi che poi si sarebbero riuniti per darsi un’organizzazione comune o che forse una famiglia che deteneva il possesso della maggiore superficie di terreno a coltura abbia assunto il potere su tutti altri che lo hanno riconosciuto.

Nella prima fase degli studi, gli archeologi ipotizzarono che gli Olmechi avessero conseguito il grado di civiltà contemporaneamente ai Maya; solo successivamente raggiunsero la convinzione che gli Olmechi furono il primo popolo a darsi la forma di governo monarchica che gli consentì di raggiungere quell’alto livello di civiltà che trasmise agli altri popoli del Mesoamerica. I primi gruppi maya che si dettero una forma regale di governo furono quelli degli altopiani del sud, lungo la costa del Pacifico, gli stessi che ebbero più contatti con gli Olmechi. I primi segnali si ebbero nell’800 a.C.; poi i cambiamenti politici per gli altri gruppi si velocizzarono fino ad estendersi a tutti. Sembra che grazie a questa scelta politica tutti i gruppi che assunsero i caratteri del popolo maya ebbero quello straordinario processo che li portò all’alto livello di sviluppo nel quale si riconoscono i caratteri propri di una civiltà.

I MAYA

“Le terre dei maya coprono una superficie compatta di circa 325.000 chilometri quadrati e includono l’intera penisola dello Yucatàn, gran parte degli stati messicani di Chiapas e Tabasco, tutto lo stato del Guatemala e del Belize e le parti più occidentali di Honduras e Salvador. Questa vasta area comprende scenari notevolmente diversi: si va dagli umidi pendii dell’Oceano Pacifico alle isole vulcaniche del Guatemala, dalle lussureggianti foreste tropicali dei cosiddetti bassopiani meridionali (ai piedi della penisola dello Yucatàn) ai bassopiani settentrionali piani e asciutti, ricoperti da foreste nane e fitto sottobosco, senza fiumi o corsi d’acqua, dove l’acqua si trova nei cenotes, pozzi naturali ricavati nel calcare sottostante”.

Un ambiente così vario comportò per quei pionieri un grande sforzo di adattamento, ma con il passare dei secoli colonizzarono l’intera area.

A quale epoca viene fatto risalire l’ingresso nel continente americano di queste popolazioni e come si diffusero e vinsero le difficoltà, è sempre oggetto di studi, sebbene molte informazioni siano ormai note, grazie alle ricerche che sono seguite alle prime conoscenze comunicate al mondo occidentale dal pioniere John Lloyd Stephens nel 1841.

Le prove genetiche ed altri studi hanno indotto i ricercatori a ritenere che le migrazioni verso il continente americano di popolazioni asiatiche furono tre. Solo la prima si spinse a sud occupando l’America centrale e meridionale. La prima di queste migrazioni sarebbe avvenuta al termine dell’ultima era glaciale e i primi uomini sarebbero entrati nella zona intorno al 10.000 a.C..  Gli studiosi non sono d’accordo sul modo in cui quegli uomini entrarono nel continente: alcuni ritengono che erano cacciatori che passarono dalla Siberia in Alaska, sfruttando quello che allora doveva essere un ponte di terra ghiacciata, all’inseguimento del mammut e del bisonte gigante, altri che vi entrarono navigando lungo la costa.

Il clima dell’area occupata dai Maya, nel corso del nono millennio, quando ancora la cortina di ghiacci occupava le latitudini settentrionali, era più fresco. Nei bassopiani crescevano foreste di querce e pini. Gli uomini erano ancora allo stadio di cacciatori-raccoglitori e si spostavano alla ricerca di cibo. Gli animali di grossa taglia erano già scomparsi, forse a causa della caccia da parte degli uomini.

All’inizio del periodo arcaico (6.000-1.800 a.C.) il clima era mutato. Mentre i ghiacci si ritiravano verso il settentrione, nei bassopiani iniziò a crescere la foresta fluviale, simile a quella esistente oggi, mentre gli altopiani diventarono probabilmente molto più aridi. Il clima e l’ambiente si erano trasformati ed erano divenuti più adatti alla vita dell’uomo. Nel periodo precedente quello arcaico, gli uomini, che erano ancora cacciatori-raccoglitori, si spostavano seguendo l’andamento delle stagioni.  L’ambiente naturale offriva di che vivere: pesce, frutti di mare e fauna marina lungo le coste e in laghi e fiumi; la foresta offriva frutti di piante e piccoli animali per la carne. Nel periodo arcaico, con la diminuzione delle risorse naturali di cibo ed anche per l’incremento della popolazione, quegli uomini “cominciarono ad aggregarsi negli ambienti più favorevoli, come le paludi di mangrovia e le lagune lungo la costa del Pacifico e le rive del Belize, laddove il cibo era reperibile per tutto l’anno. Pian piano, “addomesticando” le piante selvatiche, gli uomini che un tempo andavano in cerca di cibo divennero agricoltori. Intorno al 1800 a.C. – l’inizio del periodo preclassico – i villaggi comunitari erano ormai una realtà stabile della costa del Pacifico; gli abitanti di quegli insediamenti si diedero alla coltivazione di quelli che sarebbero diventati gli alimenti principali dei Maya (mais, fagioli, zucche, peperoni), alla tessitura e alla produzione di ceramica, tratti caratteristici di un’esistenza stabile.”.

Con la nascita dell’agricoltura gli uomini si spostarono verso altri territori che consentivano la coltivazione e intorno al 1000 a.C. (in pieno periodo preclassico), i villaggi di coltivatori, ancora di capanne di legno e paglia, si trovavano anche in zone montuose. Solo successivamente alcuni scesero verso le valli fluviali e i bassopiani meridionali coperti di foreste. I terreni delle valli fluviali e quelli ricavati vincendo le foreste dei bassopiani meridionali, profondi e ricchi, consentirono un forte incremento della produzione. Anche i terreni vulcanici degli altopiani erano molto produttivi. Diversa era la situazione dei territori del nord, dove i terreni dei bassopiani, salvo piccole aree, erano poco profondi. La popolazione andava aumentando e gli uomini furono stimolati nella ricerca di nuovi metodi di sistemazione e di sfruttamento del terreno: impararono la rotazione dei campi e la tecnica di bruciare il terreno per fertilizzarlo prima della semina (swidden). A questi sistemi, imparati dopo secoli di esperienza, aggiunsero forme di sistemazione dei terreni difficili rendendoli coltivabili: sui terreni in pendenza realizzarono dei terrazzamenti, nelle zone paludose praticarono la coltivazione dei campi rialzati, ricavando delle piattaforme sulle quali coltivare, realizzate con la terra di scavo ottenuta dall’apertura di canali per la raccolta e lo scorrimento delle acque. Con l’applicazione di questi sistemi di sfruttamento dei terreni, aumentò la produzione agricola e, con la produzione, si ebbe un aumento della popolazione. L’abbondanza della produzione consentì il nascere di una fascia della popolazione che poteva dedicarsi ad attività diverse dalla coltivazione della terra. Abitazioni in pietra iniziarono a sostituire le capanne in legno e paglia. Nel 500 a.C. nella zona del Peten settentrionale, in Guatemala, vennero erette le prime grandi piramidi in pietra calcarea, materiale molto diffuso in quei territori che veniva lavorato con strumenti di pietra.

Nel tardo periodo preclassico (dal 400 a.C. al 250 d.C.) prese forma definitiva la civiltà maya. Sorsero le città in tutta l’area, sia degli altopiani che dei bassopiani; vennero costruiti colossali monumenti, anche più grandi di quelli che saranno eretti nel periodo classico successivo.

Il popolo maya era organizzato in città-stato all’incirca alla maniera dei Greci del periodo classico. Ciascuna delle città formava un regno. Spesso il territorio sul quale governava il sovrano di una città aveva dimensioni limitate, non più grandi della distanza che un uomo poteva raggiungere in una giornata di cammino.

A partire all’incirca dal 250 d.C., i Maya ebbero il grande sviluppo: regolarono la loro esistenza scoprendo o perfezionando i calendari che corrisposero in maniera perfetta alle esigenze della vita quotidiana del popolo e dei regnanti, che riunivano in sé i poteri sia politico che religioso, adottarono (in quanto sembra che non fu una loro invenzione) il tipo di calendario denominato “conto lungo” che si prestava bene alla esigenza di raccontare gli avvenimenti politici più importanti. Questi avvenimenti li facevano incidere su appositi spazi ricavati nei monumenti o, come gli Olmechi, sulle steli, spesso poste nel mezzo delle piazze o alla base delle scalinate dei monumenti. Scrissero utilizzando, come fecero gli Egizi in tempi più remoti, dei geroglifici che gli studiosi hanno denominato “glifi”; scritti in una lingua comune sebbene i popoli maya parlassero lingue diverse, seppure con radici comuni. Costruirono un proprio sistema di numerazione a base vigesimale utilizzando linee e punti per indicare i numeri; per lo zero, tra i primi popoli ad utilizzarlo, usarono il simbolo di una conchiglia.

 

(1) Fonte da cui sono state tratte le notizia è il libro di David Drew “Le cronache perdute dei re maya”. Le parti tra virgolette e le foto sono riprese dallo stesso testo: Edizioni Mondolibri S.P.A. Milano su licenza EDIZIONI PIEMME S.p.a. – Casale Monferrato (AL).