Q8.3 – CONOSCERE IL NOSTRO TERRITORIO

CONOSCENZE CHE ATTRAVERSANO I MILLENNI

 Il tempio astronomico di Poggio Rota, scoperto nel 2004 nei dintorni di  Pitigliano (Gr), è stato fino ad oggi oggetto di varie campagne di studio da parte di astronomi, geologi, archeologi e altri esperti. Il monumento, composto da dieci megaliti, è stato datato al 2500 a.C. e viene attribuito al popolo che dette inizio all’età del rame nel centro Italia, i Rinaldoniani (dal 4000 al 2000 a.C. circa). Uno dei megaliti di Poggio Rota presenta sulla sua sommità una fenditura artificiale che lo attraversa in tutta la sua lunghezza. Si tratta di un “puntatore”, un mirino astronomico. Guardando l’interno della fenditura, l’osservatore può vedervi il sole tramontare nella sella di un monte in due giorni particolari: 11 novembre e 30 gennaio. La prima data è situata quaranta giorni prima del solstizio invernale, la seconda quaranta giorni dopo. Gli astronomi dell’età del rame, grazie all’osservazione compiuta con il puntatore, potevano così seguire un largo arco di tempo (ottanta giorni) relativo al periodo solstiziale d’inverno.

Il sole al tramonto entra nella fenditura del puntatore del monolite n. 1. L'evento si verifica nei giorni 11 novembre (San Martino) e 30 gennaio (Santa Martina).

A questa scoperta se n’è ultimamente aggiunta un’altra.

In Garfagnana, nei monti sopra Lucca, si trova un importante duomo, nell’antico borgo medievale di Barga.

Il sole dentro il monte Forato, fotografato dal duomo di Barga (foto di L. Malentacchi).

Il duomo, che per certi decori ispirati alla geometria sacra può ricordare la chiesa fiorentina di San Miniato,  è posto sul punto più alto del paese. Guardando verso il lontano orizzonte ovest, si vedono i variegati profili delle Alpi Apuane.  Una cima, in particolare, risulta perfettamente allineata con la facciata della chiesa, è il monte Forato. Questo monte presenta un largo foro naturale (largo 32,60 m) sulla sua sommità. Nei giorni 11 novembre e 30 gennaio (e solo in quei giorni) il sole ‘entra’ nel foro e proietta la sua luce in direzione del duomo di Barga. Vi è da aggiungere che queste due date , nel calendario cristiano, sono dedicate a San Martino (11 novembre) e a Santa Martina (il 30 gennaio). Tutto ciò non sembra frutto di casualità, ma è la prova che un sistema di misurazione astronomico, utilizzato nella preistoria dai Rinaldoniani, era ancora in uso in età medievale. Questo sistema di misurazione è stato trasmesso per un periodo di almeno tre millenni e mezzo da una civiltà preistorica fino alla civiltà cristiana medievale.

Allineamento tra Barga e il monte Forato (Foto di L. Malentacchi)

Alle pendici del toscano monte Albano, non lontano da Montecatini e Vinci, si trova un grande masso scolpito in forma di altare, ritenuto di età etrusca: è il Sasso del Diavolo, a Pietramarina. Sulla sommità dell’altare vennero scolpiti due “puntatori”: il primo è orientato verso il tramonto del solstizio invernale, nel secondo si può osservare il sole che tramonta esattamente dietro l’isola della Gorgona, sul mare Tirreno, nei giorni 11 novembre e 30 gennaio.

Riassumendo: uno stesso sistema di misurazione astronomica, incentrato sull’osservazione del periodo invernale del solstizio, si ritrova in un “tempio” astronomico dell’età del rame (Poggio Rota), in un altare etrusco (Pietramarina) e in un duomo medievale (Barga).

E’ verosimile ritenere che un simile sistema di misurazione sia stato molto diffuso e probabilmente in uso anche al di fuori dell’Italia.

Così come è stato possibile tramandare l’uso di questo sistema per un periodo approssimativo di oltre tre millenni, è altresì verosimile che la sua diffusione sia stata altrettanto estesa, su terre e, forse, su continenti diversi. Tali conclusioni inducono a rivalutare il livello cognitivo dei nostri avi dell’età del rame, sicuramente meno ‘primitivi’ di quanto il moderno scientismo vorrebbe far credere. Le loro realizzazioni e scoperte sono state in grado di attraversare i millenni ed essere ereditate dalla cultura cristiana di epoca medievale. Resta da chiedersi: in che modo è avvenuta questa trasmissione di saperi e “chi” concretamente ha reso possibile la sopravvivenza di nozioni di così remote origini?