Q8.1 – CONOSCERE IL NOSTRO TERRITORIO

TERRA TRADITA

 Il territorio collinare della valle del Fiora, tra Sorano, Pitigliano e Sovana, possiede due invidiabili patrimoni: natura e monumenti antichi.

La locale flora e fauna è d’eccezione, poiché è riuscita a sopravvivere agli scempi della modernità; animali e piante altrove estinti continuano qui a trovare rifugio nei boschi e nelle macchie.

Esistono tutte le condizioni per proteggere questo patrimonio e renderlo fruttifero a livello di occupazione, studi, ricerche, aree naturalistiche e archeologiche e promuovere un turismo qualificato e rispettoso dell’ambiente. Se ne parla da decenni, iniziative zero. La speculazione edilizia, quella che non produce economia e che distrugge il territorio è invece ben presente con i suoi insensati obbrobri sparsi qui e là, alberghi mai aperti, supercarceri inutilizzati e ormai fatiscenti. Miliardi di soldi bruciati.

Se animali e piante “protetti” (a parole) ancora resistono, non è lo stesso per le aree dove sorgono i monumenti antichi. La situazione, per dirla alla toscana, è un vero scimmiaio. L’abbandono e il degrado continuano sempre più a produrre i loro infausti effetti. Si dice che per il patrimonio monumentale e ambientale non ci sono soldi da investire, mentre sembra non manchino per sparare costosi fuochi d’artificio a capodanno e altre festività.

Anni addietro vennero realizzati due “parchi archeologici”, nei comuni di Sorano e Pitigliano. Progetti ambiziosi, finanziati dalla Comunità Europea, dalla Regione e altri. Questi “parchi”, da anni, non sono soltanto abbandonati, ma anche chiusi, senza manutenzione, senza personale, senza progetti in corso, senza futuro. Un’unica biglietteria è saltuariamente aperta a Sovana, si paga per vedere la tomba Ildebranda e l’acqua piovana che ci ristagna.

Le ultime vie cave etrusche ancora non crollate, rare testimonianze di un’antica civiltà che viveva in simbiosi con l’ambiente, continuano a crollare, insensibili ai tanti, inutili e costosi “interventi” realizzati senza progettualità. Il tempio astronomico di Poggio Rota, opera monumentale unica nel suo genere in Italia, sta sfaldandosi velocemente a causa della forte erosione causata dagli agenti atmosferici, nel completo disinteresse delle autorità competenti. Lo stesso avviene a Pompei, a Paestum, ai Fori Imperiali, come anche nei meravigliosi siti etruschi del Viterbese spesso ridotti a discariche, come a Civita Castellana, Castel d’Asso o Grotta Porcina.

E‘ un patrimonio sul quale non si vuole investire, si preferiscono i settori dell’edilizia (selvaggia) e del turismo mordi e fuggi.

Lo sanno e lo ripetono tutti: con una natura veramente incontaminata e monumenti rari e unici si potrebbe rilanciare l’occupazione e riqualificare il territorio.

Ma ciò non accade. Si continuano i vecchi e logori giochi. Si vende la Maremma Doc senza curarne e tutelarne la sua reale specificità. I polli industriali di “plastica” sono troppi, rispetto ai veri polli ruspanti.

Un grave allarme proviene dai fiumi, con l’estinzione della flora ittica e le discariche abusive disseminate lungo i fossi dei maggiori corsi d’acqua.

Nelle case dei paesi, fino a qualche anno fa si beveva l’acqua del rubinetto, oggi non è più così, la gente non si  fida più di quell’acqua dallo strano sapore che scorre dentro tubi obsoleti e corrosi che dovrebbero  essere completamente rivisti e cambiati.

Quando gli elementi naturali che compongono la vita, aria, acqua e terra vengono contaminati, scatta l’allarme: qualcosa di vitale e di enorme importanza sta per scomparire, con irrimediabili danni, soprattutto per le future generazioni.