Q7.4 – ETRUSCHI E PRE-ETRUSCHI

IL DECLINO DELLA POTENZA ETRUSCA

Il quinto secolo a.C. è il secolo della fi ne dell’età aurea del popolo etrusco. L’anno cruciale è il 480 a.C. per due battaglie vinte dai Greci, una per mare contro i persiani e una per terra contro Cartagine, alleata degli Etruschi.

Alla fi ne del sesto secolo l’Etruria aveva raggiunto il massimo splendore: insieme all’alleata Cartagine aveva il controllo dell’intero Mediterraneo avendo impedito, vincendo la battaglia di Alalia (535 a.C.) nel mare di Corsica, il tentativo dei Greci di Focea di insediarsi sull’isola; era penetrata a Nord nella valle padana fondando una federazione di dodici città fra le quali la più importante era Felsina (Bologna); aveva portato i propri commerci oltre le Alpi; era scesa al sud fondando un’altra federazione di dodici città, con Volturnum (Capua) capitale. Nello stesso periodo, Roma si era scrollata di dosso la signoria etrusca con la cacciata dell’ultimo re, Tarquinio il Superbo, e l’instaurazione della repubblica. L’influenza etrusca su Roma non era però fi nita con la cacciata dell’ultimo re: i primi consoli (Bruto e Collatino) furono etruschi, le famiglie etrusche, che rappresentavano la classe civile e colta, non lasciarono la città, perché il re non era stato cacciato da una rivolta popolare, ma dai suoi stessi connazionali che gli contestavano di avere instaurato il potere assoluto. Di queste famiglie il popolo accettò la presenza anche dopo la nascita della repubblica, ma non fu mai profondamente influenzato dal loro modo di vivere civile e dall’alto livello culturale; col tempo iniziò ad isolarli per continuare il sistema di vita delle origini. Gli Etruschi infatti non erano riusciti a civilizzare i Romani come erano riusciti a fare con altri popoli dell’Italia. Del resto, il tempo trascorso era stato abbastanza breve, solo alcune decine di anni erano passati da quando Lucio Tarquinio Prisco aveva riunito le diverse tribù costituendo un unico nucleo.

I Romani avevano dimenticato il bene che avevano ricevuto dai re etruschi: i meriti del primo re Lucio Tarquinio Prisco a cui dovevano la fondazione della città, nel 575 a.C., quelli del secondo re Servio Tullio che, fra altre importanti riforme, aveva introdotto quella sociale che è passata alla storia con il nome di “Costituzione Serviana”, riforme che erano state sospese dall’odiato e ultimo re, Tarquinio il Superbo, cacciato nel 509 a.C… Per Roma stava per iniziare la grande avventura, mentre per il popolo etrusco iniziava la discesa verso il declino. L‘anno che decretò l’inizio del declino fu, come abbiamo detto, il 480 a.C.

Le grandi civiltà, presenti sulla scena del mondo di allora, erano: i Greci, gli Etruschi e i Persiani.

I Greci si trovavano pressati ad est dai Persiani e ad ovest dai Fenici di Cartagine e dagli Etruschi, loro alleati fi n dal 550 a.C. (₁)

I contrasti fra i Greci delle colonie fondate sulla sponda orientale del mare Egeo e i Persiani erano principalmente di natura culturale e di antica data. Con i Fenici di Cartagine e gli Etruschi i contrasti erano nati, come abbiamo visto, da motivi commerciali, per la conquista dei mercati.

Werner Keller, nel suo libro LA CIVILTA’ ETRUSCA, racconta con dovizia di particolari gli avvenimenti che causarono il declino di quella grande civiltà, avvenimenti che cercheremo di riassumere in questo breve scritto.

Cartagine era stata fondata sulla costa africana nell’814 a.C., da un gruppo di fenici di Tiro guidati dalla principessa Didone. Come fi glia della Fenicia, Cartagine aveva stretti contatti con la madrepatria ed era quindi a conoscenza degli sviluppi della situazione politica in Persia. Con l’avvento in quel paese della dinastia Achemèdine, sotto Ciro, la Ionia, cioè la Grecia della sponda orientale dell’Egeo, e parte delle colonie fenicie erano cadute sotto il dominio dei Persiani. Gli Ioni si ribellarono a quel dominio e, guidati da Aristagora, tiranno di Mileto, appoggiati anche da Atene, penetrarono nel paese nemico e giunsero fi no a Sardi, dove dettero alle fiamme la residenza del Satrapo. I Persiani reagirono radendo al suolo Mileto. Lo storico Erodoto ci tramanda che i Fenici, concorrenti e quindi nemici dei Greci, costituivano la parte più bellicosa della flotta che partecipò alla distruzione di Mileto. Racconta sempre Erodoto che Dario, succeduto a Ciro, saputo che all’azione aveva partecipato Atene, cominciò a progettare di vendicarsi facendo irruzione nella madrepatria greca. Del resto i Greci non cessavano di fornirne motivi di rancore. Infatti, dopo la perdita di Mileto, i Greci della Ionia continuarono nelle loro azioni guerresche con Dionisio di Focea che si spostò in Occidente per esercitare la pirateria contro le navi cartaginesi.

I Greci erano dunque odiati sia in oriente dai Fenici e dai Persiani, sia in Occidente da Cartagine e dall’Etruria.

Cartagine non indugiò oltre. Approfittando dell’occasione di un evento religioso, inviò i suoi rappresentanti a Tiro e qui furono presi contatti per un’azione di guerra concordata e contemporanea contro i Greci, da oriente e da occidente.

Tra i Fenici, soprattutto di Sidone, città che era subentrata a Tiro nella posizione di città-guida, e i Persiani correvano rapporti di stretta collaborazione. I Fenici erano infatti abili naviganti ed in questo erano consiglieri e collaboratori dei Persiani. I Persiani, con la collaborazione dei Fenici, nel 480 a.C., si scontrarono con i Greci a Salamina, mentre Cartagine e gli Etruschi, contemporaneamente, affrontarono i Greci di Sicilia di fronte alle mura di Imera. In entrambe le battaglie, ci informa ancora Erodoto, i Greci ebbero la vittoria. A Salamina la vittoria arrise agli Ateniesi, a Imera vinse Terone di Agrigento e il genero Gelone, tiranno di Siracusa. L’esercito cartaginese era comandato da Amilcare che, perduta la battaglia, sparì.

La sconfitta ebbe conseguenze gravi soprattutto per Cartagine, ma anche l’Etruria ne risentì ed aveva avuto già i suoi guai provocati dai Greci. Infatti, nel 482 a.C., Anassilao, tiranno di Reggio (Reggio Calabria), e Zancle (Messina) aveva chiuso alle navi etrusche l’accesso al mare Ionio bloccando lo stretto di Messina.

Per gli Etruschi i guai peggiori dovevano comunque ancora arrivare e questi arrivarono dalla città greca di Cuma. I dissidi con Roma e con le altre popolazioni che vivevano a sud del Tevere impedivano alle città etrusche dell’Italia centrale le comunicazioni via terra con la federazione campana, per cui la via del mare aveva assunto una importanza vitale per le comunicazioni con la madrepatria e viceversa. Cuma occupava una posizione strategica nel centro dell’Italia. Con i suoi porti sul mare stava diventando una minaccia per le navi mercantili etrusche. Le città della lega campana già in precedenza, nel 520 a.C., avevano tentato di attaccare per terra e per mare la città. L’attacco fallì a causa di un forte temporale che ostacolò i movimenti della fanteria e della cavalleria.

Ora un intervento si rendeva necessario per eliminare l’ostacolo che impediva le comunicazioni marittime. Cuma, avuto notizia dai suoi informatori dei preparativi di guerra in atto, chiese l’intervento di Siracusa divenuta ormai una grande potenza nel Mediterraneo. Lo scontro fra la flotta greca e quella dei Tirreni proveniente dalla madrepatria, avvenne nel 474 a.C. vicino a capo Miseno, sotto la scogliera che si sporge lungo il golfo di Napoli. La fl otta tirrena venne sbaragliata e l’esercito di terra della confederazione, visto l’esito della battaglia sul mare, si ritirò facendo ritorno in patria.

Cuma ricompensò Gerone di Siracusa dandogli l’isola di Ischia. Il tiranno provvide a impiantare sull’isola un guarnigione militare che controllava il Mediterraneo impedendo ai porti delle città campane di Pompei, Ercolano e Sorrento di esercitare i loro commerci.

Le sofferenze delle città etrusche della Campania non erano ancora finite. Tagliate fuori dalla madrepatria e senza possibilità di ricevere aiuti, le città della confederazione, per difendersi, dovettero assoldare soldati fra i Sanniti, popolazioni dell’entroterra campano. Con il tempo queste popolazioni, spinte dalla sovrappopolazione e dal bisogno, con la complicità dei conterranei al servizio degli Etruschi, presero d’assalto le città. La capitale Capua fu la prima a cadere per il tradimento dei soldati di origine sannitica che aprirono le porte ai loro conterranei.

Vi fu un ultimo avvenimento che lasciò sperare all’Etruria di potere riconquistare l’influenza marittima nel Mediterraneo. Fu quando, nel 415 a.C., si svolgeva la guerra del Peloponneso fra Atene e Sparta. Atene, consigliata da Alcibiade, portò la guerra in occidente contro Siracusa, città fondata dagli Spartani e particolarmente legata a Sparta. In quella occasione Atene chiese l’aiuto di altri popoli, compresi gli Etruschi. In quegli avvenimenti gli Etruschi operarono molto bene, ma la guerra fu vinta da Siracusa e dagli Spartani. Con quest’ultima vittoria il potere di Siracusa sul mare giunse all’apice e si estesa anche all’Adriatico. All’Etruria, così esclusa nelle comunicazioni marittime, per esercitare i propri commerci, non rimanevano che le vie di terra: oltre le Alpi, verso nord, alla ricerca dei contatti con le popolazioni celtiche e ad est verso la Grecia. Se l’Etruria come potenza militare, soprattutto navale, era decaduta, rimaneva fiorente il livello raggiunto dal suo artigianato che continuava a produrre oggetti di alto pregio e conservava l’alto livello culturale e di vita civile raggiunto nel periodo di massimo splendore. Tale fu la situazione fino all’occupazione romana i cui segnali furono avvertiti fi n dal 483 a.C., forse dopo la cacciata definitiva degli Etruschi da Roma, anno in cui ebbero inizio gli scontri con la città di Veio, città posta a Nord, oltre il Tevere, che era il limite del territorio etrusco.

Note

(1) L’alleanza offensivo-difensiva era stata conseguenza di avvenimenti importanti che avrebbero minato gli interessi commerciale sia di Cartagine che dell’Etruria. Intorno all’anno 600 a.C., i Greci di Focea avevano fondato la colonia Massilia (Marsiglia) nel sud della Gallia. Ma non si fermarono alla prima fondazione. In seguito fondarono altre colonie (Nizza e Antibes) ed estesero la loro influenza sul mare, ostacolando i mercantili cartaginesi che navigavano dalla Liguria alla Catalogna e, sulla terraferma, rendendo difficile a Cartagine la percorrenza delle vie di comunicazione con la Britannia dalla quale veniva lo zinco, metallo indispensabile per la fusione del Bronzo. Per gli Etruschi le conseguenze potevano essere altrettanto gravi. Rischiavano di essere ostacolati, se non impediti, nelle comunicazioni con l’Africa del Nord, con il mare Egeo e con Cartagine. Sia Cartagine che l’Etruria non reagirono subito, finché nel 564 a.C., ancora altri Focesi, spinti a lasciare la loro patria dalla pressione esercitata dai Persiani sulle colonie della Ionia, si insediarono in Corsica, sulla costa occidentale di fronte all’Etruria, nella località denominata Alalia. Questo fatto convinse Cartagine e l’Etruria che i timori erano reali, per cui firmarono l’alleanza. Nell’anno 535 a.C. gli Etruschi e i Cartaginesi, con una flotta di centoventi navi, sbaragliarono la flotta dei Focesi, composta di sessanta navi. La battaglia vinta dagli alleati, prese il nome di Alalia dal nome della località costiera di fronte alla quale fu combattuta.