Q7.3 – ETRUSCHI E PRE-ETRUSCHI

INTRODUZIONE ALLA STORIA DEGLI ETRUSCHI

Il brano seguente è l’introduzione del libro “La civiltà etrusca” di Werner Keller (Garzanti 1999).

 Werner Keller (1909-1980) è l’autore di “La Bibbia aveva ragione”, tradotto in ventidue lingue. Specializzato nella divulgazione scientifica e storica, Keller dedicò dieci anni allo studio del territorio etrusco, analizzando documenti e reperti archeologici, contribuendo in modo determinante alla conoscenza della civiltà etrusca.

L’opera dalla quale è tratto il seguente brano è del 1970 e, nonostante manchi degli ultimi aggiornamenti storico-archeologici, è ancora uno dei più utili testi per la comprensione del mondo e della storia degli Etruschi.

Non v’è popolo europeo che sia stato maltrattato quanto gli etruschi; non c’è popolo, la cui identità sia stata così sistematicamente distrutta. Quasi come se la posterità si sia ripromessa di spegnere ogni traccia del ricordo di una nazione che un tempo scrisse, con la sua azione pionieristica, il primo grande capitolo della storia dell’occidente. La situazione non è sostanzialmente cambiata neppure quando nel secolo scorso gli scavi portarono alla luce un numero stupefacente di ritrovamenti. Chiedete l’anno di fondazione di Roma, e vi diranno una data, da lungo ed erroneamente ripetuta (presente ancora in ogni testo o manuale scolastico): 753 a.C. Domandate il nome del fondatore, e vi ripeteranno, altrettanto erroneamente, come avrebbe fatto uno scolaretto romano, duemila anni fa: Romolo.

Ora, è scientificamente comprovato che la città eterna fu fondata da un re etrusco – Tarquinio Prisco – nel 575 a.C. Ma questo dato di fatto storico restò a lungo ignoto, confinato nelle torri d’avorio dell’alta cultura. E non solo questo: perché la fondazione e l’edificazione della città tiberina a opera degli etruschi, e solo più tardi divenuta romana, non è che una delle grandi imprese compiute da questo popolo singolare, che molto prima di Roma edificò sul suolo italico un impero forte di grandi città, industrie, artigianato e commercio d’ampiezza mondiale. Ma anche di questo il grosso pubblico non sa una parola. Chi poi volesse informarsi sull’argomento, andrebbe incontro a un disinganno. La nostra affermazione è facilmente provabile.

Entrate in una libreria o in una biblioteca e chiedete una Storia degli etruschi; o anche cercate sui libri di storia, nella bibliografi a, compendi sugli etruschi. Vedrete che vana fatica! Sì, certo, troverete serie di saggi e di opere sull’enigma della provenienza e della lingua di questo popolo, e anche sui siti di scavo e sul mistero della sua religione; e, da qualche anno in qua, montagne di volumi illustrati sulla loro arte. Ma sulla storia etrusca…? Quando parla del suo passato, l’Europa cita l’Ellade e Roma: solo gli “antichi greci” e gli “antichi romani” sono i grandi popoli delle origini, i costruttori che gettarono un giorno le fondamenta dell’occidente futuro. Essi soltanto sono ammirati, celebrati, venerati e studiati: libri di storia e trattati ne sono pieni. E la persona colta parla orgogliosamente dell’età di Pèricle e di quella d’Augusto. Ma gli etruschi ne restano esclusi. Quasi non fossero mai storicamente esistiti, essi che vissero e operarono per più di settecento anni su suolo europeo. Si tratta, come ha notato lo storico americano Will Durant, “del provincialismo di una storiografi a tradizionale, che fa cominciare l’Europa con la Grecia ”.

Così si coniò, dal medioevo al più recente passato, un’immagine univoca, incompleta e pertanto anche sbagliata; perché vi campeggia un’enorme lacuna: il grande capitolo degli etruschi, il primo e il più stimolante della storia, rimane una pagina vuota, in bianco.

Per lunghi secoli si ebbe una giustificazione valida: la mancanza di tradizioni autentiche e particolareggiate. Di etrusco nulla si è conservato della storia etrusca: la loro letteratura cronachistica, le Tuscae historiae, andarono distrutte; e anche andarono perduti i venti volumi, i Tyrrenikà, scritti più tardi dall’imperatore Claudio. Unica fonte, le scarne notizie di alcuni classici greci e romani; ma mancavano i nomi di sovrani e di personalità, resoconti di gesta e di opere, narrazioni ed episodi: in breve, tutto quello che fa viva e palpabile l’immagine della vita d’un popolo.

E i luoghi dove i testimoni dell’antica grandezza di Etruria avevano riposato, erano stati sistematicamente distrutti. Per circa due millenni, a cominciare dai romani per finire con la nobiltà latifondista e gli scavatori clandestini del XIX secolo, le gigantesche necropoli furono depredate dei loro favolosi tesori. Barbaramente, dietro l’unico stimolo del guadagno, si aprirono, a decine di

migliaia, le antichissime camere tombali; si arraffarono avidamente gemme preziose, suppellettili d’oro, d’argento e di bronzo, oggetti di lusso e squisite ceramiche; si distrusse quanto appariva privo d’interesse: si rinterrarono le tombe, perché non se individuasse più la posizione.

Quando finalmente nel secolo scorso, destatosi l’interesse scientifico, si giunse a scavi precisi, il ritrovamento di una tomba intatta divenne quindi una rarità. Tuttavia il lavoro indefesso degli archeologi portò a una stupefacente ricchezza di scoperte e di ritrovamenti, alcuni veramente sensazionali. A poco a poco – parallelamente ai successi ottenuti dalle ricerche nel mondo dell’Oriente antico, dell’Asia Minore e dell’Egitto – emerse dalle tenebre dell’oblio, per la prima volta, il volto dell’Etruria antica. Da un mosaico di innumerevoli documenti e monumenti cominciò a delinearsi il quadro della vita e delle opere di quel popolo avvolto in tanti enigmi e misteri. Mancano però ancora ricerche sistematiche sulle città etrusche in se stesse: solo ciò che nel frattempo è emerso alla luce e può considerarsi assodato, consente di guardare in un passato di cui abbiamo avuto sinora soltanto una vaghissima idea, e ci forza a rivedere il quadro storico che ci è stato finora familiare.

Furono gli etruschi coloro che, molto prima di Roma, nel momento del trapasso tra preistoria e storia, edificarono nel cuore d’Italia un’alta civiltà, ponendo le fondamenta della futura ascesa dell’Europa. Furono gli etruschi che, partecipi dell’eredità dell’antico Oriente con la sua avanzata civiltà, la trasferirono sul suolo dell’Occidente europeo…