Q7.2 – ETRUSCHI E PRE-ETRUSCHI

BUFALE ETRUSCHE

Esistono diversi tipi di bufale maremmane. Anzitutto le compagne di quei bufali che sono stati l’orgoglio dei butteri, tradizione prettamente maremmana, oggi purtroppo estinta; ma ne sopravvive un’altra: quella della bufala etrusca, spacciata per saporita pietanza storico-archeologica, in realtà piccante piatto condito con spezie allucinogene.

E’ inevitabile: spesso, quando ad un moderno esegeta di cose etrusche capita di addentrarsi nel mondo misterioso degli antichi Tirreni, distorsioni e allucinazioni iniziano a proliferare e la visione di quel lontano popolo, invece di dispiegarsi in un armonioso scenario, appare infestata da assurdi mostri, visioni aliene, demoni e altri paradossali pagliacci e spettri originati dal sonno della coscienza.

Molte, le “bufale” etrusche, quanto ai demoni…

In anni molto recenti, a Sovana, è venuta alla luce, in seguito alla casualità di una frana, un’importante tomba etrusca, coronata da una monumentale edicola scolpita nel tufo. Ai due lati dell’edicola sono stati ritrovati i resti di due pregevoli sculture ellenistiche, due ninfe alate, le “lasae” della tradizione etrusca, accompagnatrici di anime nel viaggio estremo. Figure celebrate in tanti specchi, appartenuti perlopiù a donne etrusche, le lasae, benevoli soccorritrici alate, avevano funzioni non dissimili dai nostri angeli custodi. Ebbene, qualcuno, appartenente al consesso archeologico che soprintende a tali monumenti, ha ritenuto di battezzare il sepolcro con il nome di “Tomba dei Demoni Alati”. Denominazione sicuramente suggestiva, evocatrice. Ma di cosa…? Forse di una prelibata “bufala”: perché, infatti, si è creduto di riconoscere dei “demoni” laddove non si è potuto o voluto vedere come, per gli Etruschi, le ninfe alate erano proprio l’opposto dei demoni che serpeggiano nella nostra inconscia formazione religiosa. Si sono così presi demoni per angeli, fischi per fiaschi ….

Un’ottima bufala etrusca riguarda i cosiddetti “colombari”, i ben noti ipogei etruschi, scolpiti nel tufo, con le pareti ricoperte da tante ordinate file di cellette, a mo’ di alveare. Secondo quotati archeologi, di tutte le nazionalità, si tratta di celle ad uso funerario, ma secondo un’inossidabile scuola accademica italiana, i colombari furono invece utilizzati per l’allevamento dei piccioni. E potrebbe anche essere vero (almeno in qualche caso) … ma allora fu solo un riutilizzo … La rifinita e originale arte scultorea dei colombari, poco si addice ad un sito dove raccogliere gli escrementi dei volatili per farne concime. Forse, anche in questo caso, invece di riconoscere l’originaria preziosità di questi ipogei, non si è visto altro che ciò che si aveva in mente, escrementi, null’altro che escrementi.

Un caso quasi demenziale riguarda la scrittura etrusca. In una ciclopica via sacra, il Cavone di Sovana, fu incisa a chiare lettere un’iscrizione etrusca: VERTNE. Accanto all’iscrizione è raffigurata una grande svastica. Ora, nei dotti ambienti di filologi e linguisti è in uso uno scherzoso, ma non troppo, costume: si dice che quando un esperto traduce una scritta incerta, spesso il significato, se errato, risulta essere la proiezione di un contenuto inconscio di chi ha tradotto, per esempio un suo desiderio, una sua paura o altro, Nella prodigiosa collezione di scritti accademici “Studi Etruschi”, opera omnia dell’intelligentia etruscologa, si legge che l’iscrizione di Sovana va letta, non Vertne, ma Verme ….

Demoni, escrementi di volatili, vermi … il suggestivo elenco potrebbe continuare, ma esistono ragioni di decenza e di spazio che ci inducono a concludere con alcune precisazioni.

Vertne, che probabilmente era pronunciato Vertune, era il nome o l’appellativo del dio che, come l’anno che gira ( annus vertens), gira anch’egli sull’arco della volta celeste, il dio sole, il cui simbolo è proprio la svastica, la ruota solare di tante antiche iconografie tradizionali.

Infine, che dire del “padre” fondatore dell’etruscologia italica, Massimo Pallottino, che scrisse “il dio degli etruschi è un dio ambiguo, androgino, bisessuale …”?

L’insigne archeologo deve aver scambiato la coppia divina del pantheon etrusco, i cui nomi sono simili (Veltune e Voltumna), per un unico dio, quindi un dio dal sesso doppio … Di due ne ha fatto uno

Bufala di ottima fattura che solo oggi, dopo circa cinquanta anni di stagionatura, inizia a perdere quotazioni sul mercato archeo-gastronomico.