Q7.10 – LA DONNA NELLA STORIA E NELLA CULTURA

Tratto dal libro

IL PIACERE È SACRO

Il mito del sesso come purifi cazione

di Riane Eisler

(Ed. Frassinelli 1996)

L’autrice è nota per i suoi studi sull’evoluzione, i diritti umani, le strategie ispirate al principio della non violenza e la questione femminile. Il matrimonio sacro e i cicli della nascita, della morte e della rigenerazione (pagg. 74-75-76)

L’identificazione del sesso, e in particolare del potere creativo della donna, quale elemento centrale nei cicli della nascita, della morte e della rigenerazione è pure un tema di notevole portata nella fase successiva dell’evoluzione culturale, che nella preistoria dell’Occidente inizia approssimativamente diecimila anni fa con il Neolitico. In quel periodo i nostri antenati avviarono sistematicamente una pratica che è forse la tecnologia più importante inventata dall’umanità: l’agricoltura. Come sottolinea l’archeologo britannico James Mellaart, si riscontra una notevole continuità di immagini religiose nel passaggio dal Paleolitico al Neolitico: infatti ritroviamo statuette femminili che rappresentano i poteri dell’universo di dare e mantenere la vita. E ritroviamo anche l’accoppiamento dei princìpi femminile e maschile.

Tale accoppiamento assume talvolta forme che a prima vista ci paiono bizzarre: il principio maschile nel Neolitico come nel Paleolitico, è infatti ancora di frequente simboleggiato da un animale cornuto. Per esempio a Ḉatal Hϋyϋk (il più grande sito agricolo del neolitico finora scoperto), vediamo un  succedersi di scene in cui la Dea compare assieme a raffigurazioni di corna di toro (bucrani) o di tori. Come scrive Mellaart, i bucrani rappresentavano probabilmente il figlio o lo sposo della Grande Dea, in quanto campione della potenza sessuale maschile. E osserva pure che ci troviamo di fronte a una convenzione artistica che adombra immagini più tarde del Dio Toro, venerato in epoca storica … Una delle più affascinanti opere d’arte rinvenute presso Ḉatal Hϋyϋk è il bassorilievo con una donna e un uomo abbracciati, accanto ai quali si vede una donna con un bambino tra le braccia. Come scrive Mellaart: “Potrebbe trattarsi di una delle più antiche rappresentazioni di ierogamia, il matrimonio sacro”, rito dell’unione sessuale sacra che, come già notato, sopravvisse come un importante tema mitico fi no all’epoca storica.

Ancora più interessante è la seconda parte di questa piastra neolitica, che potrebbe essere la lontana anticipazione di un tema che diventa poi fondamentale in più tarde epoche storiche: le migliaia di immagini della Madonna con Bambino che popolano l’arte cristiana europea, dal significato peraltro assai diverso. Infatti, in quella piastra vecchia di ottomila anni il bambino è ovviamente il frutto dell’unione sessuale, e prova che i nostri antenati del Neolitico comprendevano perfettamente il collegamento esistente tra rapporto sessuale e nascita. Al di là di tutto, ciò costituisce un altro anello della catena, a dimostrazione che nel Neolitico, come nel Paleolitico, il sesso era un importante tema religioso.

Una scultura neolitica ancor più esplicitamente sessuale fu scoperta nei pressi di Cascioarele, nei Balcani orientali, all’interno dell’area che l’archeologa Marija Gimbutas definisce della civiltà della Vecchia Europa. Come gli amanti abbracciati di Ḉatal Hϋyϋk, i cosiddetti amanti di Gumelnita ci parlano di quelle che probabilmente furono credenze (e miti e rituali) ampiamente condivise in molti dei territori che si stendono attorno al Mediterraneo.

Questa scultura, come il fregio di Ḉatal Hϋyϋk, raffigura una donna e un uomo nel momento dell’amplesso. La figura femminile (probabilmente una rappresentazione della Dea o una sacerdotessa) presenta un grande triangolo pubico stilizzato. Il maschio è itifallico, come gli archeologi definiscono un maschio con il pene in erezione. I due personaggi sono entrambi mascherati, il che indica che sono protagonisti di un dramma rituale o rito.

Come scrive Gimbutas: “Probabilmente l’idea centrale del dramma rituale, il “Matrimonio sacro”, il coito rituale del dio maschio e della dea femmina, si riflette nella piccola scultura di Cascioarele. (…) La presenza del dio itifallico mascherato fa inoltre pensare a una festività in cui si svolge una cerimonia nuziale, con il dio che sposa la Grande Dea. Nella statuetta di Cascioareale è rappresentata non come dea incinta ma come giovane vergine. E’ nuda, e ha un grande triangolo pubico.”

Come l’arte delle popolazioni dedite alla raccolta e alla caccia del Paleolitico, l’arte delle popolazioni agricole del Neolitico è ricca di immagini prese dalla natura: uccelli, verri, serpenti, piante. Le belle ceramiche sono spesso decorate con rappresentazioni stilizzate di onde (acqua), bande serpeggianti (serpenti) e, come nel Paleolitico, con delle V, dei disegni a spina di pesce, delle uova cosmiche. Ci sono anche immagini del toro, talvolta, come in una tarda incisione di Cucuteni, insieme con altri simboli dei poteri generatori della natura, come l’ape. E, come nel Paleolitico, un motivo centrale dell’arte neolitica sia di Ḉatal Hϋyϋk sia della Vecchia Europa è il potere sessuale femminile generatore di vita.

In effetti, uno dei più interessanti reperti rinvenuti a Ḉatal Hϋyϋk è un’immagine della Dea assisa in trono, affiancata da felini, probabilmente due leopardi, e colta nel momento del parto. A Ḉatal Hϋyϋk si trovano inoltre stanze che furono probabilmente templi per il parto, luoghi sacri in cui le donne mortali chiedevano la protezione della Dea al momento di dare alla luce le loro creature.

Altri templi a Ḉatal Hϋyϋk servono per l’altro estremo ciclo naturale che tanto assorbì l’attenzione dei nostri antenati: la morte. In questi santuari, dove probabilmente si svolgevano riti che esprimevano la speranza (e la fede) della nascita dei nostri antenati, troviamo la Dea associata a degli avvoltoi, connessi anche in epoca storica con il ritorno della vita, nel ventre della Dea, dopo la morte. Pare che queste immagini fossero connesse alla pratica rituale vigente a Ḉatal Hϋyϋk di “esporre il morto”, lasciato in pasto agli avvoltoi, prima di seppellirne le ossa sotto un giaciglio dei sopravvissuti, forse nella speranza che il suo spirito tornasse in uno dei loro bambini. …