Q6.5 PERSONAGGI E VICENDE DEL TERRITORIO

GIOVAN BATTISTA VICARELLI

Il maestro di Castell’Azzara

Presentiamo la figura di Giovan Battista Vicarelli con le parole scritte da Lilio Niccolai nella presentazione del libro “CASTELL’AZZARA e il suo territorio, Memorie storiche”, Vol. II LA LOTTA, edizioni Cantagalli.

<<Nato a Castell’Azzara il 21 novembre 1916 trascorse gli anni dell’infanzia a contatto con una famiglia animata da profondi sentimenti religiosi. Suo padre era minatore e aveva imparato ad amare la gente attraverso la fatica e le privazioni. Sapeva fare di tutto – almeno così si dice – e nei momenti di tranquillità esternava le sue sorprendenti doti di artigiano. Conversatore piacevole, stava volentieri con gli altri, dando esempio di integrità morale e di grande saggezza. La madre viene invece descritta come una donna umile, remissiva, chiusa, dedita esclusivamente al lavoro dei campi. Due caratteri diversi, ma, come sempre avviene in questi casi, due persone che sapevano integrarsi a vicenda e che erano destinate ad amarsi per tutta la vita.

Giovan Battista si formò a questa scuola. Conobbe certo altri maestri, ma non furono quasi mai esempi altrettanto fulgidi. Possiamo immaginare il ragazzo alle prese con i libri di testo, con la noia dei banchi della scuola elementare. La storia era un insieme di nozioni astratte per chi in casa sentiva parlare di miniera, di raccolta delle castagne, di migrazioni stagionali, della Maremma di un tempo flagellata dalla miseria e dalla malaria. E poi la geografia ridotta ad un lungo elenco di nomi:  Le alpi, gli Appennini, i fiumi, le pianure, le regioni, le città. Che senso aveva tutto questo? La geografia, quella vera era davanti ai suoi occhi: l’Amiata, il corso del Fiora, le colline degradanti verso Sorano, Pitigliano, Manciano e giù, in lontananza la grande pianura. I boschi, le vallate profonde e silenziose, il profumo dei fiori di campo, il mormorio dei ruscelli: questa era la sua terra. Fatta di fatica, di dolore, ma anche di saggezza, di onestà, di cultura.

Chiuso il capitolo delle scuole elementari, sorgeva l’interrogativo: che fare? Vi erano poche possibilità di quei tempi. Fra queste, il Seminario di Pitigliano. La famiglia non ebbe esitazioni, Giovan Battista doveva studiare: era un ragazzo serio, volenteroso, ricco di curiosità interiore che lo portava continuamente a interrogarsi sul perché delle cose. E doveva studiare anche per un altro motivo: per sfuggire alla miniera, per assicurarsi un avvenire meno duro di quello riservato alla sua gente.

Il Seminario di Pitigliano rappresentava, intorno agli anni Trenta, un mondo estremamente variegato, costituito di giovani provenienti da mezza provincia. Era infatti l’unica scuola superiore esistente nella Maremma meridionale. Aveva fama inoltre di essere un buon istituto. Giovan Battista si trovò a proprio agio. Vicino a lui erano Giglio Mastacchini e Adelmo Sacconi, l’attuale Vescovo di Grosseto. Cominciò a studiare con passione distinguendosi nelle discipline umanistiche. Il latino era diventata la sua scommessa: doveva non deludere i genitori. La lingua dell’antica Roma era come il simbolo della cultura; sapere il latino significava avere in mano gli strumenti per proseguire negli studi. Tacito, Cicerone, Ovidio divennero i suoi autori preferiti: la lingua attraverso i loro scritti acquistava un nuovo valore, diventava armonia, costruzione sintattica, bellezza della parola. All’età di venti anni sentì che la vocazione del sacerdozio non era fatta per lui. Con grande onestà si ritirò dal Seminario e si iscrisse all’Istituto Magistrale di Grosseto.

Conseguì il diploma di insegnante elementare nel 1939, alla vigilia delle seconda guerra mondiale. I tempi si erano fatti più duri e la paga di minatore (del padre n.d.r.) non era sufficiente a mantenere la famiglia. Fortunatamente arrivò il primo incarico: il Provveditore agli studi gli affidava in via provvisoria la scuola di Querciolaia. Una sede sperduta, lontana dai centri abitati, che accoglieva una quindicina di bambini di tutte le classi……….…..Trascorse alcuni mesi a Orbetello, dove poté frequentare la Biblioteca comunale: una vera biblioteca, con tanti libri sulla Maremma. Pietro Raveggi – il vecchio e affettuoso bibliotecario – lo accolse a braccia aperte e, constatato il suo amore per la lettura, lo invitò a dedicare le ore libere al riordino dei libri e dei giornali che attendevano di essere classificati. Oggi quella biblioteca non esiste più, o meglio è diventata un ammasso di cose inutili buttate alla rinfusa in uno scantinato. Allora era un punto di riferimento per la cultura grossetana; basti pensare che si era costituita grazie ai lasciti di Raffaele del Rosso e Raffaele Barabesi, due studiosi di chiara fama. Raccoglieva le migliori pubblicazioni sulla civiltà degli Etruschi (Raveggi era un appassionato di etruscologia), le opere di Antonio Minto, di Gasparo Ciacci, di Giuseppe Bruscalupi, di G.C. Fabriziani, di Alfonso Ademollo, di Gaetano Badii e una preziosa miscellanea di scritti sulla Maremma, divisi per comune.

La storia – quella vera – si rivelava agli occhi curiosi del Vicarelli, che finalmente poteva appagare la sua fame di cultura. Purtroppo questo intenso colloquio con gli studiosi che esaltano nei loro scritti la Maremma doveva interrompersi bruscamente. Gli eventi bellici stavano precipitando e Vicarelli fu inviato con il grado di sottotenente in Sicilia…… La fine del conflitto e l’esplosione del clima di libertà che investe il popolo italiano sono salutati, in casa Vicarelli, da due avvenimenti di alto valore simbolico: la nascita del figlio e il ritorno al magistero dell’insegnamento, questa volta dalla cattedra di Castell’Azzara…..I giovani di Castell’Azzara ricordano la scuola del maestro Vicarelli. Era una scuola viva aperta al colloquio, alla fantasia, alla ricerca. Il messaggio di Dewei era arrivato anche a Castell’Azzara. Cominciò appunto così: il maestro e i ragazzi andarono alla ricerca di documenti, di fatti, di leggende che potessero illustrare la storia del paese e della gente di montagna. In pochi anni il materiale raccolto divenne imponente: non vi era aspetto della vita locale che non fosse stato sottoposto ad indagine, a verifica, ad attento e scrupoloso controllo……….Giungiamo così agli anni della sua produzione letteraria. Il primo libro – Castell’Azzara e il suo territorio. Memorie storiche edito da Cantagalli per conto della Società Storica Maremmana – vide la luce nel 1967. Un’opera imponente, meticolosa, arricchita da un prezioso glossario che costituisce una testimonianza della parlata castell’azzarese ed insieme un saggio sulla civiltà contadina…….>>

 

Giovan Battista Vicarelli (1916 – 1985), maestro elementare, è nato ed ha insegnato presso la scuola elementare di Castell’Azzara. Nel suo paese, ha poi lavorato intensamente alla ricerca storica e letteraria.

La sua produzione storico letteraria è notevole.

 

Opere principali:

Castell’Azzara e il suo territorio. Memorie storiche, Società storica maremmana, Serie monografie n. 2, Edizioni Cantagalli, Siena 1967.

L’abbazia di San Benedetto di Monte Calvello, Azienda Tipografica Artigiana, Pitigliano 1974.

Le piante officinali dell’Amiata. Usi e tradizioni popolari (in collaborazioni con Marzio Mambrini), Cooperativa Agricola Forestale dei Comuni Amiatini, Centro 2 A, Arcidosso 1983.

Castell’Azzara e il suo territorio. Memorie storiche, Vol. II LA LOTTA, Edizioni Cantagalli