Q6.2 CONOSCERE IL NOSTRO TERRITORIO

IL TERRITORIO ETRUSCO DELLA VALLE DEL FIORA

La valle del fiume Fiora (in etrusco Armine o Armenta) dipendeva in età etrusca dalla città-stato (lucumònia) di Vulci, epicentro amministrativo di tutto quel territorio che dalla costa tirrenica arrivava sino alle propaggini del monte Amiata. I principali centri della regione vulcente furono: Orbetello, Cosa, Montalto, Castro, Farnese, Ischia, Morranaccio, Pitigliano, Sovana e Sorano.

Oggi si ritiene che il fiume Fiora avesse una cruciale importanza per gli Etruschi, sia perché naturale linea di delimitazione confinale, sia perché, essendo navigabile, venne utilizzato per il trasporto di materie prime, soprattutto minerali, dall’entroterra amiatino alle coste tirreniche di Vulci.

La media valle del Fiora comprendeva Sovana, Pitigliano e Sorano e confinava con i territori delle lucumònie di Chiusi e Volsinii che, assieme a Tarquinia, si affacciavano sulle rive del lago di Bolsena, sede del Fanum Voltumnae, il maggiore sacrario delle dodici regio

La contiguità con l’area sacra del lago volsiniense fu sen’altro un determinante fattore nella storia della valle del Fiora. In effetti, in questa regione sono venuti alla luce importanti e numerosi luoghi sacri (templi, necropoli, vie cave), situati lungo le vie anticamente percorse per il pellegrinaggio al sacrario di Voltumna, la dea venerata sul lago di Bolsena (Volsinii, in latino, Velzna in etrusco).

Riguardo agli originari nomi etruschi delle città della valle del Fiora non si hanno molte certezze ma, comunque, non mancano significativi indizi. Sovana fu quasi certamente Suana, nome che ritroviamo in un affresco della celebre tomba ‘François’, a Vulci. Sorano fu probabilmente Surianus, dedicata al dio Suri, lo stesso di Soriano del Cimino e del Monte Soratte, divinità infera associata al culto del lupo e alla confraternita degli Hirpi Sorani (“lupi di Sorano”), guerrieri-lupo e sacerdoti-lupo che parteciparono all’edificazione del mito sulle origini di Roma.

Pitigliano potrebbe essere stata l’antica Statnes (in latino Statonia), ovvero dedicata al quel Juppiter Stator che è ricordato nella tradizionale leggenda tramandatasi sulle origini del paese.

ni confederate (₁).

 

Necropoli etrusca di San Rocco (Sorano): tomba recentemente restaurata.

La contiguità con l’area sacra del lago volsiniense fu sen’altro un determinante fattore nella storia della valle del Fiora. In effetti, in questa regione sono venuti alla luce importanti e numerosi luoghi sacri (templi, necropoli, vie cave), situati lungo le vie anticamente percorse per il pellegrinaggio al sacrario di Voltumna, la dea venerata sul lago di Bolsena (Volsinii, in latino, Velzna in etrusco).

Riguardo agli originari nomi etruschi delle città della valle del Fiora non si hanno molte certezze ma, comunque, non mancano significativi indizi. Sovana fu quasi certamente Suana, nome che ritroviamo in un affresco della celebre tomba ‘François’, a Vulci. Sorano fu probabilmente Surianus, dedicata al dio Suri, lo stesso di Soriano del Cimino e del Monte Soratte, divinità infera associata al culto del lupo e alla confraternita degli Hirpi Sorani (“lupi di Sorano”), guerrieri-lupo e sacerdoti-lupo che parteciparono all’edificazione del mito sulle origini di Roma.

Pitigliano potrebbe essere stata l’antica Statnes (in latino Statonia), ovvero dedicata al quel Juppiter Stator che è ricordato nella tradizionale leggenda tramandatasi sulle origini del paese.

Uno dei più estesi centri etruschi della regione fu Poggio Buco, di cui restano vaste e monumentali necropoli e aree sacre, disseminate su diverse alture contigue (Le Sparne, Insuglietti, Terra Rossa). Poggio Buco sembra che venne distrutta, intorno al VI secolo a.C., probabilmente da centri etruschi rivali (Pitigliano e Castro?), in una contesa per il monopolio dei traffici fluviali sul Fiora, detenuti appunto da Poggio Buco, unico importante centro situato direttamente sulle sponde del fiume. Il nome di questo antico centro potrebbe essere stato Caletra, nome che rimanda al dio Calus, associato  all’oltretomba e al mondo sotterraneo. Poggio Buco è comunque situato aldilà del Fiora e questa sua posizione decentrata, fuori dai confini vulcenti, potrebbe essere una delle varie cause che portarono alla sua distruzione.

Tomba etrusca a "dado" (VII-VI sec. a.C.). In basso si riconosce l'ingresso del sepolcro preceduto da un lungo dromos.

La regione di Vulci e la valle del Fiora furono tra le ultime terre etrusche ad essere conquistate dai Romani, forse per l’inaccessibilità delle gole vulcaniche, ben difendibili, oltre che per la strenua difesa di questi luoghi, considerati altrimenti sacri, poiché collegati al sacrario federale di Voltumna, la dea del lago volsiniense.

 

 

 

 

 

(₁) Vedi “Il Fanum Voltumnae a Bolsena” (2011) del Dott. Angelo Timperi, ispettore e archeologo della Soprintendenza degli Scavi Archeologici per l’Etruria Meridionale. Vedi anche “Il Tempio di Voltumna” (2010) di Giovanni Feo.