Q6.12 RILEGGENDO GLI AUTORI

IL MAESTRO DEI SOGNI di Olga Kharitidi

Psichiatra, nata in Siberia, esperta della cultura e spiritualità della sua terra. Conduce seminari e corsi di formazione sulle vie alternative di guarigione. Ha pubblicato con Mondatori: “La Sciamana” e il “Maestro dei sogni”, dal quale abbiamo estratto il seguente brano. L’episodio che segue concerne un dialogo tra un “maestro” spirituale siberiano e l’autrice; il tema affrontato è storico: l’arrivo, in tempi antichi, di Alessandro Magno nella città di Samarcanda (Uzbekistan, Asia centrale).

Il “demone di Alessandro Magno”

… “Ci fu un altro ragazzo il cui destino si intrecciò con quello di questa città. Ora ti racconterò la sua storia perché è necessario che venga tramandata; tu l’ascolterai e poi la ripeterai ad altre persone, e attraverso questo processo la guarigione potrà diffondersi: il suo nome farà guarire quelli che l’avranno conosciuto. Quando sentiranno questa storia da te, contribuiranno a  guarire il passato di quell’uomo e contemporaneamente il loro stesso presente. Nella memoria popolare esistono molti racconti su di lui, ma io ti presenterò la mia versione da una prospettiva diversa, quella del dolore, della paura e della trasformazione.

“Qui a Samarcanda non gli diamo lo stesso nome che è stato dato nella sua terra. Il suo popolo lo ricorda come “Magno” o “il Grande”, il nostro come “il Terribile”. Alessandro Magno. Iscandro il Terribile. Un fanciullo cresce fino  a diventare conquistatore del mondo quando le sue falle e le sue paure sono connesse a livello profondo con quelle collettive. Il bambino che ha subìto abusi, ed è nato in un paese che è stato a sua volta violato, può usare il potere del proprio trauma per cambiare la storia della propria nazione. Ma se alla fine non riesce a guarire, si trasformerà inevitabilmente da vittima in brutale carnefice e genererà più paura e sofferenza di quanto avesse tentato di risolvere all’inizio. Alessandro subì quella nefasta trasformazione qui a Samarcanda, quando finalmente riuscì a raggiungerla.

“Si trovò di fronte a un bivio della sua vita, un momento in cui ebbe la possibilità di fermarsi e guarire dalle ferite dell’infanzia; avrebbe potuto aiutare suo padre e suo nonno a liberarsi finalmente dagli effetti della morte prematura e violenta cui erano andati incontro e trovare pace. Ma quando arrivò a Samarcanda – o Maracanda, come la chiamavano i Greci – era ormai preda dei demoni della memoria.

“Quei demoni l’avevano posseduto già in Egitto, quando aveva creduto di essere un faraone, un essere non umano ma divino, discendente diretto di un dio, che non aveva bisogno di un padre terreno. In Egitto rinnegò suo padre e ogni ricordo di lui. Fu allora che perse la possibilità di guarire dai traumi infantili. Da quel momento non fu più Alessandro, il suo vero io, ad avere il controllo della sua persona, ma i demoni della memoria e Alessandro il Grande si trasformò in Iscandro il Terribile.

“Rase al suolo Samarcanda, che invece si sarebbe arresa pacificamente pur di essere risparmiata. Lungo queste strade, il suo esercito uccise, incendiò, stuprò. Lui fu percorso dai brividi di una paura che scaturiva dagli abissi della sua memoria; perse il potere sul proprio io e venne dominato da una paura senza fine che non lo abbandonò mai più: una paura che proveniva dal passato e lo seguiva come un’ombra.

“Ricorse ai sacerdoti, agli indovini, ma in ogni sacrificio fatto in suo nome, in ogni divinazione, compariva sempre il volto della paura. Ricordati: quando le persone hanno paura fanno del male agli altri. E Alessandro seminò sofferenza a piene mani, come un folle.

“Quando il suo esercito attraversò il fiume Oxus e giunse nella nostra terra, un’enorme folla giunse dalla città per rendergli omaggio. Erano uomini, donne e bambini, sporchi e vestiti di stracci, arrivarono urlando e agitando rami in segno di saluto. Erano i discendenti di schiavi ellenici portai da Serse per lavorare ai confini orientali dell’impero; parlavano un antichissimo dialetto greco. Lo stavano festeggiando con entusiasmo sfrenato, ma lui restò a guardarli con espressione torva, poi all’improvviso diede l’ordine ai suoi soldati di sterminarli. Ad Aristotele giunse la notizia dell’angoscia che tormentava Alessandro e il filosofo mandò qui Callistene, il suo pupillo, perché gli portasse aiuto. Ma Alessandro lo imprigionò e lo fece impiccare come un cospiratore che tentasse di sottrargli il potere: ormai sospettava di chiunque; tutti gli sembravano nemici meritevoli di morte. Gli amici più cari, i suoi valorosi guerrieri: uno dopo l’altro caddero uccisi dalla sua paura.

“Fu Rossane a dargli un’ultima possibilità. Lui le aveva ucciso il padre, ma lei lo sposò ugualmente. Conosceva gli insegnamenti di Anakhita e donò se stessa ad Alessandro per porre fine al suo dolore. La donna riuscì a dargli un po’ di pace, con lei Alessandro si ricordò di se stesso; conobbe momenti di felicità quando lei dissolse le sue paure come le aveva insegnato Anakhita (₁). Lo preparò alla morte. Alcuni dicono che i nostri stregoni si unirono ai maghi di Babilonia attraverso lo specchio del mondo, che costituiva un ponte tra loro, e che distrussero Alessandro: secondo molti, quando partì di qui per andare in India, era già destinato a morire. Io invece dico che sono stati i suoi demoni a ucciderlo, e questi non furono creati dalla stregoneria: fu lui stesso a evocarli ed essi generarono le sue paure.

“La verità è che, quando una persona è piena di paure, è più soggetta ad ogni tipo di influenza psichica perché ha perso il legame con se stessa. Ma Rossane lo protesse e gli trasmise il sapere segreto sulla morte e su ciò che viene dopo, così lui poté finalmente liberarsi dai propri demoni. Era pronto a morire quando le sue paure aggredirono il suo corpo, gli annebbiarono la mente, lo fecero accasciare per il dolore. Stava vomitando i suoi demoni, stava spezzando le loro catene e li lasciò andare insieme al suo corpo agonizzante, come gli aveva insegnato Rossane, attraverso l’amore. Finalmente, in punto di morte, trovò quella pace che aveva disperatamente cercato per tutta la vita. Rossane morì poco tempo dopo, insieme al loro figlio.”

 

(₁) Anakhita: divinità protettrice .