Q6.11 RILEGGENDO GLI AUTORI

ASSIOTEA, la donna che sfidò Platone e l’accademia

di Adriano Petta

Nota sull’autore

Studioso di Storia della scienza, medievalista, Adriano Petta ha scritto una serie di romanzi sul tema della repressione ordita da papi, re e potenti contro coloro che hanno lottato, spesso dando la vita, in nome dell’avanzamento della conoscenza e del sapere.

In “Eresia pura” è raccontata, con documentati riferimenti storici, la “crociata” che portò allo sterminio dei Catari nel XIII secolo. “Roghi fatui” ricostruisce le vicende di Giordano Bruno e Galileo Galilei, accusati di eresia. “Ipazia, vita e sogni di una scienziata del IV secolo” è la drammatica e vera storia del martirio subito da una delle maggiori donne di scienza del mondo antico. L’ultimo lavoro, pubblicato nell’anno 2009 è: “ASSIOTEA – la donna che sfidò Platone e l’Accademia – Ed. Stampa Alternativa.

Nella sua nota al romanzo, l’autore informa il lettore che i protagonisti del romanzo sono personaggi storici e altrettanto storici sono molti degli eventi raccontati. Il periodo nel quale è inserita la storia è la Grecia del 350 a.C. Platone, in Atene, ha fondato la sua Accademia e ha scritto la maggior parte delle sue opere fra le quali La Repubblica e sta scrivendo Le Leggi. Aristotele, il suo maggiore allievo, è al suo fianco nelle riunioni di filosofia che si tengono presso l’Accademia. Nell’Atene del periodo vivono 300.000 schiavi, la maggior parte impiegati nell’estrazione dell’oro nelle miniere del Laurio. Nessuna differenza per i bambini che, quando sono abbandonati, vengono allevati dalla comunità e fatti schiavi, e all’età di sei-sette anni sono impiegati anch’essi nelle miniere. Il problema degli schiavi era stato preso in esame in un’assemblea della Pnice in cui Iperide (₁), presente anche Assiotea vestita da uomo(₂), presentò la supplica per offrire a tutti la libertà. La supplica non fu motivata da scopi umanitari, ma dalla necessità di difendersi dai nemici: Filippo (il macedone) e Artaserse (re dei persiani), storici nemici di Atene che stavano preparandosi a muovere guerra alla città.

Ma leggiamo come l’autore fa motivare la richiesta di Iperide all’assemblea: “… Per prepararsi a una guerra, anche se di difesa, ci vuole tempo. E forse ancora ne abbiamo a disposizione! Ma occorre sbrigarsi. Dobbiamo giocarci un astragalo(₃) imprevedibile che potrebbe mutare il volto del nostro esercito….Ebbene, amici miei, la soluzione c’è…  diamo la cittadinanza a tutti i meteci (₄)… a tutti gli stranieri che vivono con noi! Sono loro la parte più attiva della nostra società, perché hanno in mano il commercio, l’artigianato. Sono probabilmente, i migliori Ateniesi. Ma questo basterebbe? No! Sarebbero sempre pochi… e comunque non motivati a sufficienza. Amici: facciamo crescere i capelli agli schiavi, affranchiamoli… e armiamoli! …”

Dopo Iperide, la cui supplica viene respinta dall’assemblea, prende la parola Assiotea, vestita da uomo, che fa un discorso in difesa degli schiavi e in aperta critica dei filosofi, in particolare Platone, dei quali denuncia l’assenza. Legge la lista  dei cittadini da lui stilata che non pone in alcuna posizione gli schiavi perché ritenuti creature inferiori per natura ed essendo inferiori, l’unica loro aspirazione è quella di servire l’uomo libero.

L’assemblea respinse anche la supplica di Assiotea(₅).

Anche la donna, nell’Atene di quel periodo, anche quando non è schiava, non ha alcun diritto politico. Assiotea, prima schiava tenuta a lavorare nelle miniere del Laurio, divenne poi copista e fu acquistata da Demostene per trascrivere le sue epistole. Travestita da uomo, Assiotea, prima partecipa all’assemblea della Pnice a fianco di Iperide, poi, accompagnata da Eudosso, viene ammessa all’Accademia Platonica. Nelle varie occasioni in cui entra nell’Accademia, partecipa alla discussione su argomenti filosofici che Platone tiene con i suoi allievi.

In queste discussioni l’autore fa intervenire Assiotea che, nel frattempo, malgrado il travestimento, è stata riconosciuta come donna. Gli argomenti oggetto delle discussioni con i filosofi dell’Accademia svelano i temi sociali presenti nell’Atene, e nella Grecia in genere, di quel periodo. Oltre ai temi degli schiavi e della donna, Assiotea che, esprime le opinioni dell’autore sui filosofi dell’Accademia e, in particolare Platone e Aristotele, denuncia come questi filosofi abbiamo di fatto cancellato il ricordo di tutti quelli che li hanno preceduti, facendo così regredire, anziché progredire la storia del pensiero.

Il romanzo si svolge come racconto della protagonista in prima persona.

 

In una delle riunioni dell’Accademia, parla Platone: “Invoco il sommo Zeus che tutto compie. Contrariamente alle mie idee, ho chiesto a Filippo di Opunte di sistemare tutti gli appunti sparsi sulle leggi, di ordinare delle copie, in modo che voi tutti poteste leggere quest’opera, Ma non solo voi… anche l’Arconte, gli strateghi, i magistrati, i sacerdoti. Non sarebbe male se le leggessero anche i poeti, i ginnasiarchi e i tragediografi. Voi sapete perché mi sono deciso a fare questo…”… “Il glorioso e potente stato Ateniese … sta sbriciolandosi, polverizzandosi: l’uragano che lo sta facendo crollare è la libertà incontrollata di cui gode il nostro popolo. Gli Ateniesi sono rissosi, presuntuosi, irriverenti verso gli dèi, verso i cittadini più importanti, verso strateghi e magistrati, verso i filosofi… verso l’ordine costituito. Questi sono i momenti peggiori che sta attraversando Atene dalla sua nascita. Qui non si tratta di proporre al popolo un’altra forma di governo. Democrazia, oligarchia, aristocrazia, monarchia… sono destinate tutte a fallire, se alla base non ci sono principi ordinatori, un’etica, una morale che possano guidare l’uomo a resistere a qualunque intemperie. La città ideale che ho sognato nella mia Repubblica, è stata criticata da molti, anche da alcuni di voi…” … “… Eppure sono certo che potrebbe funzionare, purché il popolo onorasse innanzitutto gli dèi, poi l’anima, per ultimo… e proprio per ultimo, il corpo.” … Cercò conferma nella faccia di Aristotele… “Innanzitutto, partiamo dalla premessa che tutti i cittadini dell’Ellade e tutti i barbari ritengono che gli dèi esistono… esistono esattamente come la Terra, il Sole, gli astri e tutti gli altri corpi celesti, e così come l’ordine perfetto delle stagioni, diviso in anni e in mesi. Quindi, noi non possiamo essere accusati di fare qualcosa di terribile stabilendo per legge che gli dèi esistono….”

In una successiva riunione all’Accademia si svolge un acceso contrasto tra Assiotea, Platone e Aristotele.

Parla Assiotea: “Non ho letto il Grande Ordinamento… né altre opere di Leucippo… né di Democrito. Quel poco che so di questi due autori lo devo a due pagine che copiai a Fliunte, opera di Aristotele, in cui per sommi capi egli riassumeva la teoria atomica e il pensiero dei due filosofi.”

Interviene Aristotele: “I miei studi abbracciano tutto lo scibile, non esiste attività umana o divina che io non cerchi di capire e di spiegare. …Per questo ho ritenuto che anche due stolti pieni di fantasia come Leucippo e Democrito meritassero una mia riflessione scritta… Tieni presente, comunque, che Democrito chiamava l’atomo idea: forse era lo stesso concetto dell’idea platonica… Di sicuro, però, c’è solo l’uomo prodotto dalla pochezza intellettuale del presuntuoso Abderita: un uomo completamente senza speranza, che come patria non aveva alcuna Città… ma la desolante vastità del mondo. ”

Risponde Assiotea: “Certo, i grandi uomini non si sentono soli al pensiero che ci troviamo immersi in mondi infiniti… mentre quelli piccoli come voi si sentono sicuri solo in una città-prigione come Atene, con le sue leggi spietate dettate da voi filosofi, per poter controllare tutto e tutti.” E rivolta a Platone “…Tu non sei il più grande filosofo, Platone… ma solo il più potente. Cancelli il pensiero degli altri per far trionfare il tuo. Ma che gara è questa? Vinci perché corri da solo: Dove sono Leucippo, Democrito, Antifonte, Antistene, Diogene, Aristippo? Tutti filosofi che guardano a questa terra… Questi filosofi si sono interessati della condizione umana, hanno cercato di far capire che questo mondo ingiusto è una cosa abominevole! L’atomismo porterebbe sicuramente all’indifferenza verso i tuoi dèi… e questa sarebbe la giusta risposta degli uomini, vista la totale indifferenza degli dèi nei confronti dell’uomo. Platone, attraverso le tue leggi, tu ordini agli uomini di credere agli dèi, di credere nel dio della guerra Ares… che anche quando non ce ne sono, crea le guerre per il solo diletto di vedere gli uomini che si scannano! E durante i conflitti il tuo dio non si schiera dalla parte di nessuno: ebbro di sangue, ama solo le guerre, e lotta per farle durare il più a lungo possibile! E nelle tue leggi prevedi il peccato di empietà, la pena di morte per chi non crede agli dei! … Così, mentre tu passi la vita a sognare una città folle e impossibile, guardando lassù tra le nuvole di muffa del monte Olimpo… non ti curi affatto della condizione degli schiavi o della donna! Come puoi approvare una legge – scolpita sul marmo – la quale stabilisce che in tribunale la testimonianza di uno schiavo non è valida, se non ottenuta con la tortura? Nemmeno i tuoi dèi, così feroci e spietati, sarebbero capaci di creare un simile orrore. Hai una pallida idea delle condizioni di vita di uno schiavo nelle miniere? E’ un inferno. La sola speranza, per lui, è mettere fine al più presto a quella condizione disperata: morire velocemente! La realtà supera ogni immaginazione. Lì sotto non c’è luce, non c’è aria. Devi solo scavare, spezzare roccia dodici ore al giorno. Non puoi stare in piedi: curvo o sdraiato. Mangi a stento. Fai i tuoi bisogni sotto il naso del tuo compagno. I guardiani ti frustano, ti fanno azzannare da cani feroci. Se ti ribelli ti evirano, se sei uomo; o ti mettono alla gogna, se sei donna. In ogni caso ti marchiano a fuoco. Eubolo, Midia e i potenti di Atene stanno seguendo la proposta che fece Senofonte: sanare le finanze pubbliche comprando più schiavi possibili. Quelli delle miniere muoiono continuamente, molti si suicidano. Eubolo ha creato squadre che vanno salvando i bambini dalla spazzatura, per allevarli e mandarli nelle miniere. Ormai, il Laurio è pieno di povere creature di sei-sette anni che muoiono in pochi mesi. Atene vuole fare la concorrenza ai privati: se ci riesce metterà in piedi la più grande catena di schiavi del mondo, schiavi pubblici… ogni creatura di sei-sette anni frutterà alla città un obolo al giorno… e tu, maestro, ti permetti di ignorare e di cancellare dalla storia gli unici uomini che hanno provato a gridare contro questo mondo feroce e spietato? Gli unici che hanno provato a dare un messaggio di pace e di speranza per questa vita… che è l’unica, l’unica… Platone! Le cinquemila pagine che hai scritto, sono solo finzione, paura… paura della morte! … Non riesco a immaginare come possa una persona come te, Platone, che vive solo per la vita spirituale, che parla e scrive di comportamenti nobili, di amore per la famiglia, di rispetto per il prossimo… come possa accettare che ad Atene trecento uomini posseggano tutta la ricchezza della città! E che trecentomila persone siano schiave di queste trecento… Tu Platone… hai cancellato dalla storia Antistene il cinico, perché osava dire che l’uomo e la donna hanno le stesse virtù. E quello che tu definisci pezzente, Diogene, è ancora più rivoluzionario del suo maestro, parla e lotta per un mondo dove tutto appartenga a tutti, dove l’uomo metta in comune con gli altri… tutto.! Hai cancellato dalla storia Antifonte il sofista, che contrariamente a te e al tuo allievo Aristotele, difendeva la tesi dell’uguaglianza degli uomini per natura! Antifonte aveva avuto il coraggio di gettare il seme per la quadratura del cerchio … approdando al concetto d’infinito… ma subito Aristotele ha cancellato quel concetto, bandendo dal ragionamento matematico l’infinito. Ecco la tua nefasta incidenza su i tuoi allievi, Platone! Vuoi che Eudosso sistemi il cielo… ma non gli è permesso d’immaginare nulla che non sia una sfera. Vuoi che Aristotele non pronunci nemmeno la parola infinito. …”

 

L’autore si serve di Assiotea per dimostrare che Platone, ritenuto il più grande filosofo dell’antichità e il cui pensiero è alla base della civiltà dell’occidente, ha in realtà soffocato i principi di libertà e di progresso contenuti nel pensiero dei filosofi che lo hanno preceduto. Con Platone e Aristotele la civiltà non sarebbe progredita, bensì avrebbe subito un regresso. Con le sue Leggi Platone in realtà cristallizza, se non fa addirittura regredire, la situazione politico-sociale dell’Atene del momento. Impone per legge che gli dèi esistono, che esiste l’anima, stila la lista dei cittadini all’apice della quale pone i filosofi (e quindi se stesso), nulla propone per gli schiavi che esclude persino dalla lista dei cittadini, nulla dice contro la situazione esistente in Atene dove un piccolo gruppo di persone detiene la maggior parte della ricchezza dell’intera città.

 

(₁) Demagogo come Demostene.

(₂) Le donne non erano ammesse all’assemblea della Pnice.

(₃) Piccolo osso di capra o di montone usato in diversi giochi; ad ognuna delle 4 facce

stabili, veniva assegnato un numero: 1-3-4-6.

(₄) Straniero libero residente in Attica. Paga le tasse. E’ privo di diritti politici.

(₅) La riunione dell’assemblea della Pnice è storica e si è svolta nel modo raccontato.

(₆) Pagg. 221-222-223

(₇) Pagg. 265-266-267-268-269