Q6.1 – CONOSCERE IL NOSTRO TERRITORIO

UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

Un paese che svanisce, si trasforma e poi…?

La vita è sotto il segno del cambiamento. Cercare di fermare il fluido scorrere e le naturali trasformazioni può essere frutto di follia, oppure di luciferina presunzione.

La vita ci porta, noi possiamo solo scegliere il modo con cui affidarci ad essa. Possiamo scegliere come muoverci, ma non possiamo rifiutare il “viaggio”.

La società e i popoli cambiano inevitabilmente anch’essi, e chi si chiude ed isola va incontro all’inaridimento e all’estinzione. Chi non comprende il senso del suo tempo, la propria storia e il proprio momento presente viene portato via dalle correnti della vita che incessanti e misteriose vanno e rivengono. Simili considerazioni sorgono spontanee di fronte ad un paese in bilico: tra un passato che svanisce e un futuro dei più incerti.

E’ emblematico il caso di Pitigliano, Sorano, Sovana e altri paesi maremmani, già importanti centri etruschi e medievali, rimasti a lungo isolati dalla modernità, oggi infine davanti ad un cruciale passaggio epocale: perdute le tradizionali radici contadine, i paesi della Maremma collinare stanno subendo il rapido e traumatico impatto con il “nuovo” che avanza, spesso subdolamente. Non si può tornare indietro, la civiltà contadina che per secoli ha plasmato queste terre è oggi un modello obsoleto, inefficace di fronte alle sfide del presente e all’improrogabile necessità di veloci trasformazioni sociali.

Un nuovo “modello” di sviluppo che risulti adeguato ed efficace, questo è il cuore del problema che oggi investe i paesi e gli abitanti della Maremma.

La modernità avanza con ritmi accelerati e non c’è molto tempo per fare scelte; se si sottovaluta la problematica del nuovo modello di sviluppo, se si rimane ancorati ad una visione provincialistica e angusta da “piccolo mondo antico”, si va incontro all’inevitabile decadenza.

I concreti segni dello sfaldamento sono già qui: demografia in calo, giovani senza lavoro che emigrano verso altri luoghi, crescente abbandono della campagna, avanzare del degrado ambientale, danni e misfatti della speculazione edilizia, mancanza di autentici punti d’incontro per i residenti, morte civile nei lunghi mesi invernali e non solo.

Dietro alla falsa immagine turistica di una “terra felice, dove la natura è incontaminata”, si nasconde la cruda verità fatta di emigrazione, inquinamento e decrescita. Certo, a differenza di altri paesi e regioni più gravemente degradati, la Maremma può ancora sperare in una rinascita, in un nuovo modello di sviluppo. Ma serve anzitutto concepirlo, sentirlo e viverlo, non serve venderlo senza prima averlo fatto proprio, perché in tal modo si vende carta straccia e ci si avvia verso il discredito e la bancarotta. Non servono progetti particolarmente “intelligenti” e complessi. Serve la capacità di creare uno sviluppo armonico e compatibile con tutta la storia e il passato di queste terre, indispensabili elementi che compongono l’anima e l’essenza dei luoghi e dei paesi: memoria, sensibilità, cultura e creatività, più il chiaro pensare, e poi l’azione. Servono paesaggi veri e vissuti. Le cartoline e le immagini patinate hanno fatto il loro tempo.

I presupposti dai quali possono nascere un nuovo modello di sviluppo sono quelli di sempre, l’uso delle risorse locali che, nel caso dei paesi maremmani, sono essenzialmente due: natura e antichità (di varie civiltà storiche). Due settori, ambiente e cultura, fondamentali per un reale ed effettivo sviluppo delle locali comunità, in quanto potenziali portatori di radicamento e di una nuova e più funzionale frequentazione del territorio, ridando vita e significato, in modi sostenibili, sia ai luoghi della natura che a quelli delle persone.

E’ davvero un’utopia irrealizzabile quella di un territorio dove ambiente e cultura siano realmente valorizzati e divengano patrimonio locale?