Q5.1 – CONOSCERE IL NOSTRO TERRITORIO

COSTELLAZIONI TRACCIATE SULLA ROCCIA
Il nostro associato Luigi Torlai, appassionato studioso di stelle e costellazioni, ci fornisce immagini, informazioni e consigli che ci consentono di trattare con maggiore cognizione le tracce lasciate sul territorio da civiltà del passato che qui sono state per lungo tempo presenti.

Poiché queste tracce, evidenti nell’area del tufo per la facilità di lavorazione del tipo di pietra, spesso sembrano riprodurre raggruppamenti di stelle, iniziamo con il presentarvi la visione del cielo con la individuazione delle costellazioni formate

da gruppi di stelle, visione tratta dal programma Cibersky.

Fin dall’antichità l’uomo ha associato particolari allineamenti di stelle brillanti a figure prese dalla mitologia, dalla storia, dalla quotidianità. Ma perché furono scelte proprio quelle stelle e in quelle sequenze? La risposta la fornisce la psicologia.

Luigi Torlai sintetizza quanto scritto da Stefano Vezzani, ricercatore di psicologia presso l’Università di Milano Bicocca, in un articolo dal titolo (la percezione delle costellazioni), pubblicato dalla rivista “Astrofi lo”: <<Osservate le figure qui riprodotte:

Figura 1

Figura 2

Figura 3

La fig. 1 mostra un gruppo di stelle che associamo abitualmente all’Orsa Maggiore. La fig. 2 ne rappresenta il collegamento caratteristico, ma niente impedirebbe di ipotizzare ulteriori varianti, come mostrato in fig. 3.

Secondo queste ricerche di psicologia, vi sarebbero precise regole mediante le quali il cervello governa le nostre percezioni visive, i cosiddetti principi di organizzazione. Questi sono costituiti da quattro concetti principali: il principio di vicinanza, il principio della buona continuazione, il principio della chiusura e il principio della somiglianza. Anche se tali principi non bastano certo a farci percepire le costellazioni, sembra tuttavia che la loro principale funzione consista nel risolvere i problemi posti dall’occlusione visiva. Spesso infatti pur non vedendo gli oggetti nella loro interezza, poiché vengono occlusi da altri situati nelle loro vicinanze, li riconosciamo tuttavia facilmente. Come esempio si potrebbe citare quello di un animale parzialmente coperto da una siepe, ma che non ne impedisce il riconoscimento. Non è certo questa la sede per approfondire tale argomento, pertanto non vado oltre>>.

Abbiamo ritenuto di fornire queste informazioni preliminari alla trattazione delle particolari tracce costituite dalle coppelle (piccole cavità) scavate sulle pareti di tufo, che nel nostro territorio, come abbiamo prima detto, si incontrano frequentemente. Queste si presentano allineate in tante forme, alcune delle quali sembrano rappresentare proprio particolari costellazioni.

Prima di dare ancora la parola a Torlai, ci preme precisare che saranno prese in considerazione solo quelle riprodotte in luoghi sicuramente frequentati in antico dall’uomo, frequentazione dimostrata da altre tracce lasciate sul sito indagato.

Luigi Torlai, ci scrive: <<Prima di descrivere i vari siti del nostro territorio, ritengo opportuno fare una inevitabile premessa. Nell’ambito delle ricerche archeoastronomiche sulle coppelle, nel nostro caso sulla loro possibile identificazione con asterismi o singole costellazioni, occorre usare la massima prudenza.

I motivi di tale atteggiamento di estrema cautela, sono vari e, solitamente, ben noti ai ricercatori. Queste cavità, presenti su rocce di varia struttura (tufo, basalto, ecc…), risentono dell’usura del tempo (alcune coppelle sono state attribuite al V° millennio a.C., ma potrebbero esisterne di più antiche). E’ quindi logico ritenere che la loro morfologia originaria possa avere subito profondi cambiamenti. In

secondo luogo, talvolta, l’entusiasmo e l’abito mentale che ci portiamo appresso, producono una sorta di inebrianti miraggi, facendoci vedere ciò che più ci piace (“Infatti l’uomo crede più facilmente a ciò che desidera sia vero”, Francis Bacon). In rari casi poi, come in quello oggetto di una recente ricerca in Valle d’Aosta (B. Cossard, datato fi ne V° millenio a.C., inerente l’analogia di un gruppo di coppelle con il celebre ammasso aperto delle Pleiadi); la struttura dell’asterismo, come lo vediamo oggi in cielo, risulta modifi cata rispetto al momento della sua rappresentazione sulla roccia.

Ciò costituisce una ulteriore difficoltà nella ricerca di analogie visive tra gruppi di coppelle e il cielo dei nostri tempi (figg.4 e 5). Questo caso però riguarda solo gruppi di stelle vicini e di “giovane” età.

La nostra associazione avrebbe dovuto partecipare al convegno internazionale di S. Martin Vésubie (Francia) che era stato programmato dal 27 al 30 settembre 2010, rinviato al giugno 2011 (data da confermare). Tema del convegno: “Rappresentazione degli astri, degli ammassi stellari e delle costellazioni nella preistoria e nell’antichità”. Luigi Torlai, con la collaborazione di Enrico Calzolari, ha predisposto materiale idoneo a rappresentare il nostro territorio, che come abbiamo detto è particolarmente ricco di tracce del genere, al convegno del giugno prossimo. Dal materiale predisposto, Torlai ci propone la rappresentazione di tre siti, fra i tanti, che presentano incisioni a coppella.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 I ricercatori si interrogano a quale cultura, capace di interrogare il cielo e tanto sensibile da avvertire il desiderio di riprodurlo sulla roccia, possono essere attribuite le coppelle.

La cultura di Rinaldone, di età pre-etrusca, sembra aver costituito il punto di partenza di numerosi insediamenti presenti sul nostro territorio; tra questi anche il sito megalitico di Poggio Rota che, secondo recenti indagini archeologiche e geologiche, è stato datato al III°millennio a.C., epoca corrispondente alla cultura rinaldoniana.

 

Riportiamo una sintetica scheda esplicativa della suddetta civiltà (Università di Padova, facoltà di Lettere e Filosofi a -programma del corso di Paleontologia).

La cultura di Rinaldone (IV°-II°millennio a.C.) prende il nome dalla necropoli scoperta nel 1903 nella zona di Montefiascone, inquadrabile nell’età del rame, con tre elementi di base compresenti:

 

1: struttura funeraria con tombe a “forno”, contraddistinte da un ingresso a breve corridoio o a pozzo;

2: un rituale funerario dominante, ovvero l’inumazione in posizione rannicchiata;

3: presenza costante,  all’interno dei corredi sepolcrali, di una forma vascolare peculiare ed esclusiva.

 

La cultura rinaldoniana occupava una vasta area geografica comprendente Toscana, Lazio, Abruzzi (con grande concentrazione di necropoli lungo il corso del fi ume Fiora) e vari altri territori dell’Italia centromeridionale