Q5.7 – Rileggendo gli autori

Anais Nin e D.H.Lawrence

 

Nel precedente numero dei nostri quaderni, l’articolo di D.H.Lawrence “Datele un modello” abbiamo presentato la scrittrice Anais Nin, di origine francese, che, tra i primi suoi lavori, scrisse un saggio sull’opera di Lawrence, scrittore e poeta, rivalutandone gli aspetti letterari e la visione del mondo che, quando Lawrence era in vita, subirono censure fino all’emarginazione dalla cultura ufficiale.

Poiché vogliamo riproporre articoli scritti dal Lawrence, riprendiamo dall’opera della Anais Nin altri giudizi critici espressi dall’autore sulla donna e sui suoi rapporti con l’uomo.

 

L’autrice scrive ancora:

<<Naturalmente la donna-artista, che era di per sé una creatrice di immagini, una creatrice di modelli, creò la propria immagine e i propri modelli…… Ora la proporzione delle donne artiste-costruttrici è aumentata, e con essa il potere delle donne di creare le proprie immagini e i propri modelli, in tutte le professioni, occupazioni e arti, modelli capaci di soddisfarle pienamente. E in questo passaggio Lawrence arriva ad ammettere che la maggior parte dei modelli maschili non erano un granché……Mi sembra che questa sia un’espressione di grande solidarietà verso i problemi della donna moderna. Poi Lawrence analizza la conoscenza istintiva della donna in un’allegoria ironica. “Ci sono due aspetti nelle donne. C’è la donna modesta e c’è l’intrepida”. Comunque: “la ragazza che deve farsi strada nella vita deve essere intrepida, e se ha anche maniere graziose e modeste, allora è una ragazza fortunata. Prende due piccioni con una fava”. Perché?  “Perché la modestia è esteriormente attraente…” Da questo si può supporre che Lawrence stia dando dei delicati suggerimenti all’artista-costruttrice per la sua grazia esteriore.” >>

DONNE GALLETTI E UOMINI GALLINE di D.H. Lawrence

Secondo me, ci sono due tipi di donne. Ci sono quelle in cui prevale l’umiltà e la modestia, e quelle in cui prevale la sfrontatezza. Gli uomini hanno preferito, almeno nei romanzi, occuparsi della donna umile e modesta, che inevitabilmente risponde: “Oh sì, mio signore, vi prego !”. La fanciulla modesta, la sposa modesta, la madre modesta: questo è tutt’ora l’ideale. E ci sono fanciulle, spose e madri che sono veramente umili e modeste. Ce ne sono altre che fan fi nta di esserlo. Quando una ragazza guida con abilità e disinvoltura la sua automobile, non possiamo pretendere che si mostri modesta; dobbiamo aspettarci una certa sfrontatezza in lei. Provate a pensare a deputatesse al parlamento che siano umili e modeste, sempre pronte a rispondere: “Ho sì, mio signore, vi prego!”: a che servirebbero? (anche se poi, purtroppo, non mancano deputati maschi di quel tipo.)

A che può servire l’umiltà in una telefonista ? O anche in una stenografa? la modestia dei modi, non si può negarlo, si addice a una donna, è un marchio di femminilità, come il capello a zazzera. Ma la modestia esterna dei modi deve essere accompagnata da una certa interna sfrontatezza. La ragazza che vuole farsi strada nella vita deve essere un poco sfrontata; se poi le riesce di mantenere dei modi di fare aggraziati e modesti, il merito è tutto suo. Prende due piccioni con una fava.

Nei due tipi di donne che ho detto si riscontrano due tipi diversi di sicurezza di sé; ci sono donne che hanno una sicurezza di sé tutta maschile, da galletto; ce ne sono altre che hanno una sicurezza di sé femminile, da gallina. La donna veramente moderna è sicura di sé come un galletto. Non c’è dubbio o scrupolo che la fermi. E’ il tipo prevalente oggigiorno. La donna all’antica, umile e modesta, era sicura di sé, come una gallina, ciecamente, senza saperlo. Saltellava qua e là, tranquilla e indaffarata e chiocciava, deponeva le uova, si prendeva teneramente cura della nidiata, viveva come in sogno, era sempre in preda a mille ansie eppure in fondo era sicura di sé: di una sicurezza, però, che non era di

testa, ma era come una condizione fi sica, blanda e pacifica, da cui si poteva facilmente svegliarla con un improvviso moto di terrore.

E’ divertente vedere i due tipi all’opera in un pollaio. Il galletto, ovviamente, è sicuro di sé, in modo tutto maschile. Lancia il suo chicchirichì, sicuro che il giorno sia spuntato. Allora la gallinella si sveglia, tira fuori il capino da sotto l’ala. Lui si avvia tronfi o verso la porta del pollaio, erge la cresta, soddisfatto di sé: “Ah, ah ! è l’alba, proprio come avevo detto io !”, e maestosamente s’avvia giù per la scaletta del pollaio verso la terra ferma, sicuro che le pollastre scenderanno cautamente dietro a lui, rinfrancate dalla sua sicurezza. E difatti, dietro a lui scendono, caute, le gallinelle. Lui lancia un altro grido: “Ah, ah ! eccoci arrivati !”.

La cosa è irrefutabile e le galline la accettano senza avanzare il minimo dubbio. Il galletto apre la marcia verso la casa. Dalla porta dovrebbe comparire una persona, a spargere intorno chicchi di grano. Perché non compare ? Ci penserà lui; lui sicuro di sé. Lancia un bel chicchirichì davanti alla porta e la persona compare. Le galline sono adeguatamente ammirate, ma subito concentrano il loro cervellino di galline sul grano sparso per terra, e beccano i chicchi coscienziosamente, senza distrarsi, mentre il galletto saltella qua e là e si dà un gran da fare, sicuro di essere il vero e meritato protagonista del fatto.

La giornata prosegue. Il galletto, se trova un morsello, chiama perentoriamente a raccolta le galline. Le quali corrono a lui, ciecamente  sicure di sé, e nella fretta s’immischiano, e trangugiano velocemente il morsello. Quando però il bocconcino sono loro stesse a trovarlo, lo divorano in silenzio, con l’intima sicurezza di sé che è dono di ogni gallina. A meno che non ci siano i pulcini, perché in tal caso non mangiano il boccone, ma chiamano attorno a sé la nidiata. E a ben guardare, in quella cieca coscienza di sé, le galline sono in fondo più sicure di sé che non lo sia il gallo; e comunque la loro è una sicurezza diversa. Osservate una gallina: si apparta decisa a deporre le uova, con ostinazione conquista il nido che le garba, depone il suo uovo, poi balza giù con altera sicurezza di sé, emettendo un grido che è tra i più alteri e sicuri di sé che io conosca: il coccodè della gallina che ha deposto l’uovo. Il galletto che non è mai in nessun caso tanto sicuro di sé come lo è una gallina che abbia deposto l’uovo, non trova di meglio che far eco al coccodè della femmina della sua specie. E io penso che anche di dentro provi un gran desiderio di essere sicuro di sé come lo è la gallina, perché quel modo di essere sicuri di sé è assai più sicuro del suo.

Il gallo, però, resta sempre il padrone. Quando il falco appare in cielo, alto si leva il grido d’allarme del gallo. Le galline atterrite si gettano alla rinfusa sotto la veranda, mentre il gallo arruffa le penne e si mette di guardia. Le galline sono tramortite dalla paura, e dicono: “Poverette che siamo, non c’è salvezza per noi! quanto sarebbe bello avere lo spirito del gallo, che è tanto ardito!”. E fanno una confusa congrega, incapaci di muoversi. Ma quella incapacità di muoversi è la sicurezza delle galline.

D’altra parte, se è vero che il galletto può far coccodè, come se fosse stato lui a deporre l’uovo, anche la gallina può fare chicchirichì.

Può benissimo assumere un’aria spavalda e ardita da galletto. Eppure, quando si comporta come un galletto, non si sente a suo agio, non come quando si comportava da gallina. Si comporta come fosse un galletto, si sente un galletto, ma non si sente a suo agio. Quando faceva la gallina, magari tremava di paura, ma si sentiva a suo agio.

Secondo me, nella grande fattoria umana, ci troviamo in una situazione analoga. Solo che oggigiorno tutti i galletti fanno coccodè, come se fossero stati loro a deporre le uova, mentre tutte le gallinelle fanno chicchirichì e si dan l’aria di essere loro che fanno sorgere il sole dal suo letto notturno. Le donne moderne sono come galletti, e gli uomini come galline. Gli uomini sono timidi, tremebondi, docili e remissivi; contenti di avere l’anima tremante di una pollastra. Vogliono essere trattati con gentilezza. Mentre le donne balzano su e fanno echeggiare ben forte il chicchirichì.

La tragedia è che le donne, quando si mostrano sicure di sé come altrettanti galletti, sono in fondo assai più impertinenti e sfrontate degli stessi galletti. Non si rendono conto che quando il gallo lancia il suo grido al mattino, sta tutto teso ad ascoltare se ci sia da qualche parte un altro gallo malintenzionato che risponda al suo con un grido di sfida, o di provocazione. Per il gallo ci sono sempre sfide, provocazioni, pericoli e morte nell’aria chiara del mattino; o se non altro, c’è sempre la possibilità di una sfida.

Ma ahimè, quando la gallina lancia quel grido, non va ad aspettare le sfide. Il suo chicchirichì non provoca alcuna risposta. Il gallo sta all’erta, è lì che aspetta una risposta di sfida. Ma la gallina sa che non ci sarà nessuna risposta per lei. Chicchirichì, ecco tutto, prendere o lasciare!

Ed è questo che rende l’impertinenza delle donne così pericolosa e rovinosa. Perché è fuori tono, non è in relazione con le altre cose del mondo.

Questa è la tragedia delle donne che sono sicure di sé come altrettanti galletti. Esse finiscono spesso per accorgersi che invece di avere deposto un uovo, han deposto un voto, o un calamaio prosciugato, o qualche altro oggetto che non produce altra vita, che non ha significato per loro.

E’ la tragedia della donna moderna. Diventa sicura di sé, dedica tutta la sua passione ed energia, e tanti anni della sua vita, per qualche impresa e affermazione, senza neppure badare alle possibili risposte di sfida che dovrebbe invece prendere in considerazione. Ha l’aria impertinente del galletto, ma resta una gallina. Spaventata della sua anima di pollastra, si dedica senza posa e senza misura ai voti, al benessere, agli sport, agli affari; è meravigliosa, migliore dell’uomo. Ma, ahimè, non c’è senso dell’equilibrio e misura in ciò che fa. Il suo è un atteggiamento, e viene il giorno in cui all’atteggiamento subentra uno strano malessere, un crampo, un dolore, e allora arriva il collasso. E quando arriva il collasso, e lei guarda le uova che ha deposto: i voti, le migliaia di pagine dattiloscritte, gli anni di efficienza negli affari – d’improvviso, dato che è una gallina e non un galletto, tutto le si trasforma in un nulla assoluto. D’improvviso tutto le sembra di vera connessione con la sua intima anima di pollastra, e si rende conto di aver buttato la vita. La meravigliosa sicurezza di sé che è dono della gallina, quella sicurezza di sé che è la vera felicità di ogni donna, le è stata negata: non l’ha mai avuta. Avendo vissuto la sua vita con la spavalda e strenua energia di un galletto, ha totalmente perduto la vita.

Non le resta più nulla.