Q5.5 – Scrivono gli associati – LA BURLA

La burla di Salvatore Paioletti, detto “Caneggatti”

di Ferrero Pizzinelli

A proposito del braccio ferroviario Orbetello-Orvieto, sempre promesso e mai attuato, si raccontano tanti gustosi aneddoti. Lo scherzo feroce, che è rimasto nella memoria storica e tramandato ai posteri, è quello che tramò e attuò il simpatico burlone Salvatore Paioletti, detto “Caneggatti” in combutta con i suoi allegri amici, nei confronti del parlamentare che, ad ogni tornata elettorale, con la sua forbita oratoria da vero comiziante, ne dava per sicura la imminente realizzazione.

Ecco come andò.

Assistiamo al comizio di chiusura di una campagna elettorale di fine secolo XIX°. Il solito on. R., candidato governativo, già eletto per due volte al Parlamento sostenuto dalla quasi unanimità dei voti degli elettori del collegio, scende dal suo elegante calesse. Abituato alla entusiastica accoglienza dei pitiglianesi, come nelle precedenti campagne elettorali, si aspetta un caloroso applauso. Invece…gelo nella piazza. Solo uno sparuto gruppo dei suoi sostenitori accenna ad un timido battimani. Resta di stucco il parlamentare! Non si aspettava tanta freddezza.

“Maledizione!…” Anche se da lui considerati zappaterra sempliciotti, le promesse da marinaio non le dimenticano!… “Qui la faccenda gli si mette male!…” Non se l’aspettava!… “Maledetta la ferrovia!…” Seguito da un paio di fedeli galoppini, sale sul podio. Si toglie la bombetta. Deterge la sua pelata con un candido fazzoletto, se la gratta delicatamente. Una lisciatina al pizzo, una sbirciatina all’uditorio e quasi timidamente porge il suo affettato cordiale saluto. Nessun applauso. Ha capito l’antifona, povero onorevole!… Schiarita la voce, inizia lo sfoggio della sua istrionica orazione. Lungo e tedioso esame della situazione politica internazionale e nazionale. Imbarazzata giustificazione relativa alla disastrosa guerra coloniale, di cui egli era stato uno dei più accaniti sostenitori. Disamina inconcludente delle controverse attività parlamentari. Tutta roba che invita allo sbadiglio e non interessa minimamente l’uditorio. Che importanza possono avere, per quei poricristi di villani, le questioni internazionali e le diatribe parlamentari? Ben altri sono i loro gravi problemi mai risolti che li assillano! Solo l’accenno con cui l’oratore vorrebbe giustificare i disastri della guerra coloniale provoca mugugni di risentimento. Qualcuno grida: “Onore’, ch’éte da giustifi cà… Vi séte scordu che facéte parte de i’ gguèrnu e anco voi éte votatu pe’ fa’ la guerra contro Melénicche?… (Onorevole, che cosa avete da giustifi care!… Vi siete dimenticato che anche voi avete votato per fare la guerra contro Menelik?… ). Il malumore serpeggia tra i presenti.

A questo punto scatta la trappola. In accordo con Salvatore di Caneggatti, entra in scena Nanni. Si arma di coraggio e grida: “Onoré, voiddamo ppagina!… Venìmo a i’ ššodu! Di quellu che sta succedènno a Rroma e… là di mellì a nna?ddri no’ ce ne ffrega un bbè gnente!… Na?ddri vorréssimo sape’ da vvoi, quanno ch’avaréte messu i’ vvostru cculu nde i’ ššeggiulòne de i’ pparlamentu, che ‘ntenzione éte di fa’ pe’ sti pporicristi che so’ mecchì come ill’olòcchi a fassi ‘ncantà da le vostre chiàcchiare?… Dicétici popò, ndo so’ vite a ffenì le ppromesse che cc’éte fattu ll’a?ddre voidde quànno che sete vienùtu mecchì nde sta piazza a chièda i’ nostru

vvotu?… – continua con rabbia- “Dicéticelu, che ffine adànno fattu ste promesse?… (Onorevole, voltiamo pagina!… Veniamo al sodo! Di quello che succede a Roma e là di lì (in altre parti) a noi non ce ne frega niente!. Noi vorremmo sapere da voi, quando che avrete messo il vostro sedere sullo scanno del parlamento, che cosa intendete fare per questi poricristi che sono qui come gli allocchi a farsi incantare dalle vostre chiacchiere?… Diteci un po’, dove sono andate a fi nire le promesse che ci avete fatto le altre volte, quando siete venuto qui in questa piazza a chiedere il vostro voto? Ditecelo che fi ne hanno fatto queste promesse?) Esplodono gli applausi accompagnati da commenti sarcastici gridati all’indirizzo del comiziante.

L’onorevole smarrito, guarda con sgomento l’uditorio, si liscia di nuovo il pizzo, nuova nervosa grattatina alla lucida pelata… agita lentamente le mani per ottenere il silenzio. Poi, costretto dalla contestazione, deve rinunziare alle sue notevoli capacità istrioniche. Tituba… li ha sottovalutati… che cosa può raccontare a sti fregnoni?… Ahi lui, ha avuto la scriteriata debolezza di dimenticare i gravi problemi che li assillano da anni…credeva che le sue quattro strombazzanti bischerate li avrebbero incantati… Timidamente riprende a parlare: “Avete ragione… veniamo al sodo!”.

Aveva dimenticato che la promessa fatta, nelle predenti consultazioni, relativa  all’imminente inizio dei lavori della famigerata ferrovia, proprio lì a Pitigliano e nei paesi limitrofi , ebbe una valanga determinante di voti che lo portò ad occupare uno scanno in Parlamento…

La proverbiale arguzia dei Giubbonai (1), presi per i fondelli, lo punirà?

Trema in cuor suo…Pensa “Dio non voglia che qualche sconsiderato porti in ballo la ferrovia e rinfacci il mio insensato inganno… sarebbe la fine..

qui, povero me, non beccherei più nemmeno un voto!…” Un attimo di silenzio. Uno dei suoi sostenitori gli pone un paio di quesiti, tutti banali.

L’onorevole risponde, usando sapientemente la sua abilità oratoria sibillina, spesso incomprensibile, che soddisfa il postulante, ma non l’uditorio.

Attende qualche secondo. Nessun’altra domanda, buon per lui!… ed eccolo finalmente pronunciare la suadente, ripetuta frase di chiusura di ogni comizio: “l’urna vi attende…” e indicando il suo petto, termina: “ora sapete a chi dare un voto sicuro!”

Il fiacco applauso dei suoi sparuti sostenitori lo delude. Ma è soddisfatto. La domanda impertinente tanto temuta non gli è stata posta… Sia ringraziato Iddio! Il suo fido galoppino sta per riporre nella valigetta i fogli raccolti sul tavolino. L’onorevole col suo candido fazzoletto deterge il sudore sulla sua lucida pelata, calca la bombetta sul capo e sta per scendere il palco… Ma ecco che scatta la trappola. L’arguto Peppe, come d’accordo con Salvatore di Caneggatti, interviene e grida: “Onoré, u’ momentu, no’ scegnete da i’ palcu… Ma i’ ttrenu ndo’ l’éte lassu?… Ci adé rrivu a i rrestoni de la Fiora o s’adè allamatu mellajò nde le pantenghe dell’Albegna?… Forse adè restu ntrigatu ntra le marrucaie di Scarcera?… ‘Nsomma, ce lu volìte fa’ sapè, ssì o nno, nndo l’éte Lassu?” (Onorevole, un momento, non scendete dal palco… Ma il treno dove l’avete lasciato? C’è arrivato sulle rive del Fiora o è restato impantanato nelle pozzanghere dell’Albegna?… Forse è rimasto intrigato tra le marruche di Scarcera?… Insomma ce lo volete far sapere, si o no, dove l’avete lasciato?…) – risate a crepapelle, fischi… Sgomento del comiziante e dei suoi sostenitori che restano impietriti. Ma non finisce qui… ora viene il bello…

L’onorevole non pensa minimamente al tiro mancino che gli ha preparato il solito “rompiballe” Salvatore Paioletti, l’arguto “Caneggatti”.

Come d’incanto, il Caneggatti appare all’angolo della torre Orsinea, marcia impettito e lento, il palmo destro sul petto, sembra Napoleone… Sbatte sulle dure pianche i tacchi dei suoi imbullettati, pesanti tronchetti… Con la sinistra tira il capo di una lunga corda… Che cosa ci sarà legato all’altro capo? Si svela il mistero: appare un bel trenino di legno dipinto di rosso… La locomotiva traina tre vagoni! Il conduttore si ferma davanti al palco dell’oratore… e con solennità si porta ambedue i palmi aperti ai lati della bocca, a mo’ di megafono, e grida a squarciagola in vernacolo pitiglianese:

-Fuggite!… Ggente fuggite!… fuggite!… Ecculu… ‘rriva i’ ttrenu!…-

(fuggite!…Gente fuggite!… Fuggite!… Eccolo… arriva il treno!…)

Un attimo di silenzio nella piazza… poi un’omerica risata!… Anche il carabiniere della scorta è contagiato dalla risata, ma una pronta robusta gomitata, mollatagli dal brigadiere, lo fa desistere. Il maresciallo, preso alla sprovvista, non sa che pesci prendere… Intervenire e dare ordine di arrestare il disturbatore?… Non può. Rimugina tra sé: “ In fi n dei conti il comizio è terminato… forse è un reato giocare con un trenino?…” Anch’egli, infl uenzato dalla singolare comicità della scena, vorrebbe ridere… ma non può… un tutore dell’ordine è sempre obbligato a

tenere un contegno severo e dignitoso… però gli enormi baffi non riescono a nascondere del tutto l’atteggiamento sorridente delle sue labbra e i suoi occhi rivelano palesemente una luce di vivace ilarità. L’onorevole scornato e mesto si guarda attorno, scende dal palco e, accompagnato dai fedeli ma delusi galoppini, lentamente sale sul suo calesse e fa cenno al cocchiere di frustare i cavalli per una rapida partenza.

Preso dallo sconforto forse pensa: “Maledetta ferrovia, a causa tua stavolta mi sono fottuto la rielezione!…”

Ha preconizzato giusto l’onorevole: il suo voluminoso sedere non sarà mai più ospite del comodo e… redditizio scanno del Parlamento…

In futuro i candidati al Parlamento del nostro Collegio si guardarono bene di portare in ballo la questione del braccio ferroviario Orbetello-Orvieto.

Si diceva che portasse sfortuna.

Nota: (1) Soprannome dei pitiglianesi perché produttori di giubbe e capi di vestiario.