Q5.4 – Scrivono gli associati – LA FERROVIA

LA FERROVIA

(brevi cenni sulla rete viaria della nostra zona fi no agli anni cinquanta del secolo xx°). di Ferrero Pizzinelli

La prima proposta per l’attuazione del braccio ferroviario Orbetello-Orvieto la fece, con voto unanime, il Consiglio Provinciale di Grosseto il 3 ottobre 1863. Nel 1873-74 (dopo un decennio!…), su insistente richiesta del Municipio di Pitigliano, la Camera di commercio di Siena e di Grosseto, incaricò l’ing. Comm. Morandini di eseguire sommari studi relativi al suo tracciato. Oltre un decennio trascorse tra la proposta provinciale e la richiesta del Municipio di Pitigliano!… Il fatto mette in risalto quanto, anche a quell’epoca, gli organi di governo competenti tenessero in poca considerazione i vitali bisogni della nostra zona.!… (Come sempre, valeva anche allora, il vecchio adagio: “Campa cavallo mio…con quel che segue!). Non c’era fretta, infatti quattro anni dopo, nel 1878, venne costituito un Comitato,  presieduto dal parlamentare on. Angelo Valle che affidò la redazione del progetto della linea agli ingegneri Cramelli e Silingardi. Il progetto, in base alla legge 29 luglio 1879, presentato al Governo, fu approvato regolarmente dal Consiglio Superiore dei LL.PP. ma lì giacque in attesa del finanziamento per la realizzazione dell’opera!… Durante il decennio 1885-96, il lungimirante Governo monarchico italiano non poteva gettar via i quattrini per un’opera pubblica ritenuta pressoché inutile. C’era ben altro a cui si doveva pensare! Ingenti risorse finanziarie dovevano essere impegnate per intraprendere campagne di guerra coloniale in terra d’Africa!!… Che delusione per i nostri avi, i quali nel ’60, con voto plebiscitario, con entusiasmo, avevano aderito alla tanto sognata unità d’Italia!… Nelle loro discussioni in piazza e all’osteria affiorava il desiderio del ritorno del buon Canapone. Convinti asserivano che il bistrattato governo dei Lorena avrebbe sicuramente realizzato l’agognato braccio ferroviario.

Un lungo volo nel tempo, oltre il trentennio, il 13 marzo 1910 un Comitato promotore, formato dai signori On. Dr. Gasparo Ciacci (deputato), On. Conte Pietro Leali (deputato), comm. Avv. Armando Pastorelli, pitiglianese (presidente della Deputazione provinciale di Grosseto), Cav. Avv. Cesare Orzi (consiglire provinciale di Valentano), Ing. Aldo Netti, Cav. Avv. Arturo Ricci Busatti, Dr. Geralberto Buccolini, redasse una dettagliata relazione tecnico-fi nanziaria per chiedere nuovamente l’attuazione della dimenticata linea ferroviaria… Tale relazione fu inviata all’organo governativo di competenza il quale, probabilmente, non si degnò nemmeno di prenderla in visione e, forse, accompagnata dai sarcastici commenti dei politici e dei burocrati, la fece riporre in un vecchio, polveroso scaffale di pratiche da… evadere, in lauto pasto delle fameliche tarme ministeriali.

La solita giustificazione. Lo Stato Italiano non poteva distogliere risorse finanziarie per la costruzione di una ferrovia ritenuta pressoché inutile, perché (di bel nuovo!) doveva impegnarle per un’altra costosa avventura bellica di espansione coloniale: il conflitto libico (1911). Altro motivo, certamente non secondario, consisteva nel fatto che il numero esiguo dei cittadini aventi diritto al voto della nostra zona aveva poco peso nella competizione elettorale!

Chiedevano, anzi anelavano essenziali miglioramenti, i nostri avi, poricristiani, ma poco o nulla ottenevano! Eloquente il loro detto: pochini semo, pochinu contamo, gnente averemo! (pochi siamo, poco contiamo, niente avremo!). Così la ferrovia rimase un sogno.

L’avvento dell’unità d’Italia non portò alcun miglioramento alla rete stradale del sud-est della nostra Provincia. L’unica strada carrozzabile (oggi denominata S.S. 74) che, partendo dall’Albinia, univa e unisce tuttora i comuni delle colline dell’Albegna e del Fiora con la zona amiatina e coll’alto Lazio, fu realizzata nella metà del XIX° secolo, dal buon governo dei Lorena. I governi sabaudi la trascurarono per anni, tanto che, il presidente della Deputazione Provinciale, l’Avv. Armando Pastorelli, pitiglianese, rileva, nella sua relazione anno 1908:

“…”la strada Pitiglianese che è, senza dubbio, una delle principali arterie della nostra rete,… per una lunghezza complessiva di chilometri venticinque è tutta sfornita del piano di fondazione stradale o, comunemente si dice, di massicciata…Questo grosso difetto è causa continua e permanente di grandissimi inconvenienti, nella stagione invernale infatti,… la strada si riduce in condizioni da rendere il transito diffi cilissimo.” Nella stessa relazione si legge: “ E’ poi noto come sino dal 1905 sia stato impiantato un servizio automobilistico che, partendo da Pitigliano con doppia corsa giornaliera, una per Sorano, Grotte di Castro, San Lorenzo Nuovo, Castelgiorgio sino ad Orvieto, l’altra per Manciano fi no a Orbetello, ritorna da ambo i lati alla sera a Pitigliano. Quel servizio…non ha proceduto che saltuariamente, con lunghe sospensioni di mesi e mesi, specie nell’inverno (naturalmente a causa delle pessime condizioni della strada), producendo grave danno a quelle popolazioni che, sino a ieri, isolate addirittura dal consorzio umano, avevano salutato con gioia questo rapido mezzo di comunicazione…” La relazione continua riportando in ballo il famigerato braccio ferroviario Orbetello-Orvieto: “…la costruzione della ferrovia trasversale Umbro-Maremmana, che aprirà una regione ricchissima, quasi vergine, al commercio e alle industrie, è in cima alle aspirazioni di quei centri. Tale ferrovia, che sino a poco tempo fa sembrava un’ utopia, tanto da non fi gurare più nei programmi elettorali, oggi si presenta con probabilità notevoli di attuazione…” (Povero Presidente, la tanto bramata attuazione rimarrà un’utopia!… Egli morirà nella sua villa a Pitigliano alla fi ne della prima metà del XX° secolo, alla veneranda età di quasi novant’anni).

Durante il ventennio fascista, nei primi anni del ‘930 fu realizzato il braccio stradale Pitigliano-Farnese e fu costruito il ponte sul torrente

Stridolone, in prossimità di Montorio di Sorano, fu rabberciata alla meglio la strada Pratolungo-Castell’Ottieri, ma, durante i mesi piovosi autunnali e invernali, era una vera avventura partire da Sorano, a piedi o sul dorso di una cavalcatura, per raggiungere le popolose e distanti frazioni di Sovana, Elmo, Montebono, San Valentino, Montevitozzo ed altre numerose sfortunate località rurali periferiche.

Per concludere, dopo l’unità d’Italia i governi che si alternarono al potere non reputarono disporre adeguati finanziamenti statali per realizzare una decente rete stradale che servisse i piccoli, ma popolosi, centri rurali, delittuosamente preferirono dilapidarli o meglio buttarli per rimbarcarsi in disastrose e funeste avventure belliche. Le benefiche conseguenze del notevolissimo miglioramento della rete viaria che ha interessato tutta la penisola negli ultimi sessanta anni le costatiamo anche nella nostra zona. Oggi non è più un’avventura visitare la nostra meravigliosa terra, goderne l’aria pulita, ammirarne le bellezze naturali e le testimonianze di antiche civiltà.