Q5.10 – MEMORIA E FUTURO

L’Associazione Nazionale Reduci della Prigionia (ANRP) si attiva da tempo per recuperare e valorizzare il patrimonio di testimonianze relative al periodo della seconda guerra mondiale. In particolare con varie iniziative e con la collaborazione dei familiari delle vittime sono emersi documenti inediti (lettere, diari,disegni, poesie) inerenti alla deportazione e all’internamento di militari e civili nei lager nazisti dopo l’8 settembre 1943. Una storia “intima”, fatta di emozioni, paure speranze che l’Associazione ha contribuito a far conoscere svolgendo un ruolo fondamentale nella costruzione di quel doveroso legame tra generazioni ed eventi storici da cui trarre ispirazione e ”buona volontà” per realizzare un futuro migliore. Nell’ambito di queste attività l’ANRP insieme alla Pro loco di Sorano (Grosseto) ha organizzato dal 10 dicembre 2009 al 11 febbraio 2010 una mostra dal titolo: MEMORIE E FUTURO. SCRITTI ED IMMAGINI DAI CAMPI DI INTERNAMENTO DAI CAMPI DI DEPORTAZIONE NAZISTI” per presentare le lettere di un giovanissimo militare, Irno Biondi, e i disegni di Paolo Orsini: il primo proveniente da Montebuono frazione di Sorano, l’altro da Pitigliano. Il quadro storico di riferimento comprende gli anni che vanno dal 1943 al 1945, precisamente dall’armistizio dell’otto settembre 1943 alla fi ne della guerra.

Biondi Irno nacque a Sorano il sette ottobre 1924 in località “Casa Pennacchi”. Secondo di cinque fratelli e sorelle che poi diventeranno sei con l’ultimogenito chiamato come lui in suo ricordo, dopo la sua tragica scomparsa. Le sue origini sono di natura contadina, infatti il babbo, Biondi Igino, era proprietario di diversi appezzamenti di terreno posti fra Casa Pennacchi e Casa Lunghi. Il suo fisico delicato, ricordano i familiari, lo metteva a dura prova nella quotidianità dell’attività agricola. Questa sua fragilità lo portò a scegliere la frequenza di un corso di apprendista sarto, lavoro tenuto in considerazione a quei tempi. Purtroppo non riuscì a portare a termine il suo progetto di lavoro in quanto a soli diciannove anni non ancora compiuti, il destino lo volle chiamare alle armi il sedici di agosto del 1943, con destinazione Padova. La resa dell’esercito italiano

proclamata dal maresciallo Badoglio l’otto settembre 1943 a Cassibile (Ragusa), portò alla sua disgregazione. Fu in quella occasione che Irno venne preso prigioniero dai Tedeschi e trasferito in campo di prigionia a Mantova. Da qui partirono le prime lettere di supplica al padre perché lo venisse a prendere; il commissario ne avrebbe autorizzato la liberazione per lavorare nell’azienda di famiglia. Il babbo Igino, appena ricevuta la lettera di supplica del figlio, partì alla sua ricerca ma arrivò in ritardo, data la situazione precaria dei trasporti. Irno fu trasferito da Mantova a Peschiera Borromeo, ma continuava a scrivere di venirlo a prendere e il padre continuava a inseguirlo, purtroppo vanamente, fino ai confini italiani.  Irno raggiunse il campo di concentramento di Zeithain dal quale non tornò più. Morì il primo maggio 1944 all’età di soli venti anni.

Il campo di Zeithain fu istituito alla vigilia dell’attacco sferrato dai Sovietici il ventidue giugno 1941. Destinato inizialmente ai prigionieri di guerra sovietici inadatti al lavoro, nei mesi successivi il campo fu via via trasformato in lazzaretto per i prigionieri delle squadre di lavoro infortunati o malati, fi no a raggiungere il numero di settemilasettecento posti. Dal febbraio 1943 in poi il campo per prigionieri di guerra di Zeithain venne chiamato lazzaretto di riserva per prigionieri di guerra. Dopo la resa dell’Italia avvenuta l’otto settembre 1943 giunsero a Zeithain vari convogli di prigionieri di guerra, classificati come Internati Militari Italiani (IMI).

A causa dell’alimentazione insufficiente, le gravose condizioni di lavoro, lo sfruttamento spossante, la carente dotazione di vestiario contro il freddo e la mancanza di medicinali, un gran numero di internati, dopo pochi mesi si ammalò di Tubercolosi (Tbc). La mortalità fra gli internati militari italiani crebbe di continuo. Zeithain divenne per questi, un lager di morte così come lo era stato prima per i prigionieri sovietici. A Zeithain morirono novecento soldati italiani. Solo nel 1991, a seguito della caduta del Muro di Berlino (Zeithain era stata compresa nella RDT), ottocentocinquanta salme sono state riesumate e portate ai loro cari; le altre cinquanta sono state tumulate a Redipuglia.

La salma di Irno è rientrata in Italia nel 1991 ed ora riposa nel cimitero del paese natale (Montebuono). Ecco l’epigrafe di Irno: 1-5-1944, alle ore 7,40 soldato Biondi Irno di Gino e di Santarelli Ines nato il 7-10-1924 a Sorano(Grosseto) ivi domiciliato in via Montebuono appartenente al 19° reggimento cavalleria, numero prigioniero 20491/1b. Causa della morte TBC. Tomba n. 129.

Così lo descrive Padre Luca…..Dal lavoro ad Oschaz all’ospedale di Eilenburg il 11-4-1944 indi il 17-4-1944 qui. Tanto buono!…Un vero bambino ancora!…..M’avrebbe sempre voluto accanto!…..Spirò tenendomi le mani strette nelle sue. ………………..

Irno un ragazzo dolce, sensibile, responsabile, diventato uomo troppo presto, troppo presto esposto alle durezze della vita. Non tanto alla fatica e all’asprezza della vita di campagna perché così era per tutti coloro che ci vivevano, quanto per il doloroso e sconvolgente periodo trascorso nei vari campi di concentramento. Lontano dai suoi cari, dalla sua terra, dai suoi buoi…. in un contesto di incomprensibile brutalità e barbarie…

Irno ha scritto numerose lettere, esattamente diciassette, al babbo, alla mamma, al fratello; lettere struggenti nella loro semplicità che trasmettono  il suo disagio crescente, lo stato d’ansia, il dolore di un’esperienza così lontana dalla sua vita essenziale e così assurda che lo costringe ad una forzata inattività mentre a casa c’è sempre e tanto da fare. Dalla loro lettura emerge la personalità di un adolescente strappato dalla sua terra che con rassegnazione vive la nuova situazione, sempre con l’animo rivolto al mondo di Montebuono in cui, pur a distanza, si sforza di vivere, a cui si sente di appartenere totalmente e in cui spera di ritornare. E come giovane con il cuore lacerato dalla speranza che purtroppo non si avvererà, lascia trasparire sprazzi di spensieratezza propri della gioventù di ogni tempo che emozionano e commuovono particolarmente. Nelle lettere scritte nei mesi di agosto e settembre descrive le sue giornate, le attività con i cavalli svolte con l’istruttore, il suo abbigliamento, il vitto di cui non si lamenta più di tanto.

L’ultima lettera, datata 19-12-1943 proviene dalla Germania risulta la più deteriorata dal tempo. La traduzione è quasi completa tranne due righe ma l’animo e la personalità di Irno sono sempre evidenti.

“Cara famiglia, vengo ancora a darvi mie notizie che per il momento sono buone di salute, come spero che sia anche di tutti voi, non potete immaginare quanto siete nella mia mente, purtroppo tanti km ci separano….

Pregate molto il Signore che mi dia coraggio e salute per superare questo grande ostacolo e fare presto ritorno nelle vostre braccia. Del mio stato è inutile…….Il morale è sempre alto, la speranza è sempre grande venga fino per fare ritorno nella mia casa. Spero la compagnia sia sempre la solita, come quando sono partito il branchino non sia diminuito. Vorrei dirvi famiglia che i righi sono pochi, solamente siamo al prossimo Natale e io sono molto distante da voi.

Coraggio e speriamo in bene.

Augurandovi Buon Natale a tutti voi vi abbraccio e bacio affettuosamente chi non vi dimentica. Vostro fi glio Biondi Irno.”

Luisa Romagnoli