Q4.4 – «Il mio risconto attivo…qualcosa è rimasto»

SCRIVONO GLI ASSOCIATI

Il giorno 1° maggio scorso abbiamo presentato il libro di Paola Palombi dal titolo <> -casa editrice Albatros. L’autrice, nostra associata, ne presenta una sintesi.

«Il mio risconto attivo…qualcosa è rimasto»
- di Paola Palombi –

Ci sono momenti, nella vita, in cui senti il bisogno di fermarti, riprendere fiato, fare il punto della situazione… per poi ripartire, verso altre mete, con rinnovato slancio.
A me è capitato nel 2009, al termine del mio ultimo anno di insegnamento.
Quel 26 giugno, giorno in cui avrei potuto cominciare a godermi le vacanze estive, invece di organizzare un bel viaggio in giro per il mondo, ho sentito il bisogno di fare un viaggio nelle mie emozioni, di portarle alla luce e farle vivere su un pezzo di carta.
Ne è uscito un libro, «Il mio risconto attivo… qualcosa è rimasto», che evidenzia il rapporto, non solo professionale, che si instaura tra l’insegnante e gli studenti in anni, quelli dell’adolescenza, tanto importanti per la loro crescita.
Il ricordo dei momenti vissuti insieme fa parte del mio patrimonio umano e, in un ipotetico bilancio della vita, lo inserirei sotto la voce “risconti attivi”. E’ vero che l’attività d’insegnamento ha richiesto impegno, ma non si è esaurita nel momento, ha lasciato in me un segno importante, e, se fra qualche anno, anche solo uno di questi ragazzi, incontrandomi, s’interesserà a me, vorrà dire che…”qualcosa è rimasto” anche in lui. In questo libro la persona si spoglia del ruolo di insegnante per lasciare liberi i propri sentimenti.
Entusiasmo, rabbia, divertimento, tensione, emergono dai vari episodi avvenuti in anni diversi e con classi diverse. Episodi che riportano i momenti salienti della vita scolastica: la gita, il veglione degli studenti, il pranzo dei cento giorni, l’impegno per la realizzazione dei progetti, la preparazione all’esame e finalmente … il diploma.
Il libro si presenta sotto forma di un diario che inizia il 26 giugno, data della prova scritta di Economia Aziendale, e termina il 13 luglio, data in cui ho conosciuto i risultati dell’esame dell’ultima classe da me avuta.
I ricordi che ogni giorno, non sempre in ordine cronologico, affiorano alla mente, ripercorrono la strada che mi ha portato alla scelta della professione d’insegnante e su questa si soffermano fino al momento della cessazione dal lavoro.
Iniziare il racconto fin dall’infanzia mi ha consentito, da un lato di parlare dei miei genitori, dall’altro di accennare alla situazione economica e alle attività lavorative di Pitigliano quando, cinquant’anni fa, l’unica via d’uscita alla povertà sembrava essere l’emigrazione verso Roma per un lavoro da portiere o quella, più temporanea, verso qualche Stato europeo.
Nei trentadue anni di insegnamento, la mia vita professionale si è confusa con quella privata fi no a diventarne parte. Questo intreccio emerge con prepotenza in alcuni episodi: la morte di mio padre, quando una ex alunna sente il desiderio di partecipare al mio dolore con una toccante lettera, il giorno del matrimonio, quando un gruppo di ex studenti partecipano attivamente alla celebrazione della cerimonia con canti, letture e persino servendo la S. Messa, o in momenti dolorosi come quello di un tragico incidente che ha coinvolto una ex studentessa.
Una cosa ha meravigliato anche me. Che la voglia di scrivere su questo argomento sia durata il tempo di un esame di Stato. In trentadue anni di insegnamento, ci sarebbero stati tanti altri episodi da raccontare, però, l’anno scorso, dopo aver visto i risultati dell’esame mi sono detta: «Basta, la storia finisce qui» e mi sono messa ogni giorno a leggere e a correggere quello che avevo scritto. Fino al 31 Agosto (ultimo giorno da dipendente del Ministero dell’Istruzione).
Come già deciso, quel giorno ho spedito il manoscritto alla casa editrice trovata in rete.
Se scrivere la mia esperienza è stato il percorso da seguire per uscirne fuori, la spedizione è stata come “girare la chiave nella serratura”, portandomi dietro, però, ciò che di positivo mi aveva dato: le emozioni del rapporto con i ragazzi.