Q4.3 – IL PITTORE PIETRO ALDI DI MANCIANO

Il pittore Pietro Aldi, nacque a Manciano il 26 Luglio dell’anno 1852 da Olinto Aldi, combattente della battaglia di Curtatone e da Teresa Leoni . Morì a Manciano il 18 Maggio 1888 alle ore 11 pomeridiane . Aveva 36 anni .

Dopo aver fatto le scuole elementari, fu mandato dalla famiglia a studiare nel Seminario di Montefiascone, presso Viterbo, ove restò soltanto un anno in quanto non era portato per gli studi di retorica e teologia. Allora fu mandato alla scuola di tecnica a Siena ed anche qui concluse poco. Ed allora  finalmente, venne riconosciuto al giovane Aldi che era portato per le opere artistiche e, dopo un

anno, fu mandato a frequentare l’ Accademia delle Belle Arti sempre a Siena dove ebbe come maestro l’ottimo Mussini.Poi, negli anni, divenuto ormai un grande pittore, cominciò finalmente a farsi conoscere, con le sue grandi opere, nelle migliori Sale di Esposizioni artistiche di pittura sia in Italia che in Europa.

Dal giornale “l’Ombrone” del 20 settembre 1885. Si riporta il seguente articolo :

Pitigliano 13 settembre 1885

“Oggi ebbe luogo in questa Cattedrale lo scoprimento di due stupendi quadri rappresentanti San Gregorio VII a Sovana e a Canossa, opera del valente pittore professore Pietro Aldi nostro comprovinciale.

E’ indescrivibile la gioia e l’entusiasmo onde fu presa questa popolazione che in folla accorse ad ammirare la bellezza di queste tele. Il pittore al suo arrivo quanto alla sua partenza fu fatto segno alle più cordiali dimostrazioni di simpatia e di stima. Ricevuto alla porta di questa città da un’eletta schiera di cittadini dal corpo armonico e da numeroso popolo venne festosamente accompagnato alla chiesa Cattedrale. Non appena ivi entrato tutto il corteo ha preso posto nei preparati seggi, essendo la chiesa stipata di gente, si dette principio alla Cerimonia Il Rev. Proposto Mons. Girolamo Bruscalupi, il benemerito di questa popolazione, vestito dei sacri paramenti in mezzo al clero portava la venerata reliquia del braccio destro di San Gregorio, la quale fu collocata sull’altare maggiore, messo in bello assetto di festa come nei giorni i più solenni. Immediatamente vennero rimosse le tende che ricoprivano i quadri, e il concerto (la banda) suonò in quel momento solenne e di generale commozione, la bellissima marcia composta appositamente dal nobil giovane Sig. Antonio Ciacci,

che egli stesso volle dirigere e farne un omaggio al professore Aldi intitolandola al suo nome.

Furono dunque letti due bellissimi discorsi, uno composto dal canonico don Antonio Fabriziani, e l’altro dal canonico don Giuseppe Perotti, che furono ascoltati con piacere e con grandissima attenzione.

Nel tempo della solenne benedizione si cantarono in musica strumentata e diretta dal non mai abbastanza lodato sac. Don Domenico Berna, il quale come sempre, allorché trattasi o di opera di pubblica beneficenza o di decoro della città, non trascura un minuto per prestare l’opera sua proficuamente .

All’uscita di chiesa echeggiarono gli applausi e le acclamazioni al Sig. Aldi che a suon di banda e con segni di pubblica letizia si volle onorare sino all’abitazione del canonico Don Giuseppe Denci dal quale era ospitato. E qui sono da rendere ad esso canonico e al Sig. Francesco Fabriziani ringraziamenti ed encomi perché alle loro cure e zelo si deve se nell’anno decorso furono eseguiti i restauri nella Cattedrale, e se questa vedasi ora decorata dei due dipinti che formano l’ammirazione di quanti si fanno a visitarli .

La celebrata solennità riuscì veramente degna dell’invitto eroe che sotto questo cielo sortì i natali, non meno che dell’illustre pittore , di questo clero e di tutta la città .

Ecco ora un’idea dei due quadri

Primo Quadro :

ILDEBRANDO A SOVANA

Mistico presagio di sua futura grandezza

La scena si svolge nella bottega di falegname di Bonizzo padre d’Ildebrando. Mentre Bonizzo lavorava al banco piallando, il piccolo Ildebrando si trastullava ai suoi piedi, con due trucioli e della segatura .

In un momento è trasportato come in estasi, ed ispirato da Dio, cogli occhi rivolti al Cielo, guidato da una potenza invisibile, essendo analfabeta, scrive il verso del Salmo di David “ Dominatibur a mari, usque ad mare “ . In questo sublime istante entrano nella bottega del falegname tre personaggi .

Il primo è un Aldobrandeschi signore di Sovana, seguito da un uomo di lettere e da un uomo d’armi . Il Conte che sta innanzi prima di tutti si avvede del prodigio, ha sospeso il passo e si sofferma meravigliato trattenendo gli altri due che  parimente fanno atti di meraviglia . Il vecchio Bonizzo, non accortosi dell’estasi del figlio, saluta, togliendosi la berretta, i nuovi venuti .

Questo è il momento rappresentato dall’artista, che è svolto con grande sentimento e chiarezza mirabile .

Ildebrando è illuminato da un raggio di luce che viene dall’alto, mentre gli altri personaggi ricevono luce dalla porta della bottega che si trova alle loro spalle . Gli effetti di luce sono di un contrasto bellissimo e le figure staccano stupendamente dal fondo . Dalla porta si vede una via di Sovana con alcuni cittadini , ed in fondo che si disegna sul cielo, il Castello degli Aldobrandeschi .

 

Secondo Quadro:

GREGORIO VII A CANOSSA

L’Imperatore Enrico IV ai piedi del Pontefice

Alla semplicità dell’episodio di Sovana si pone a riscontro la grandiosa composizione di questo quadro, ricca di sapiente disposizione di figure e di accessori .

La scena si svolge nella sala principale del Castello di Canossa . A destra di chi guarda il quadro, è collocato il trono del Pontefice. Questi dignitosamente assiso sulla sedia tiene in mano la croce pastorale. Alla sua destra è la contessa Matilde che con pietoso sguardo implora il perdono per Enrico . Poi Adela de marchesana di Gusa con alcune damigelle, e quindi Azzo d’Este . Dal lato sinistro del Papa si trovano Ugo abate di Cluny, Doniziano monaco e storico ed altre figure dei dignitari della Chiesa . L’Imperatore è in atto dimesso ai gradini del trono per domandare al Pontefice l’assoluzione.

Dietro allo stesso Imperatore vi sono due paggi con l’insegna reale cioè lo scettro e la corona porta il primo, il manto regale il secondo . La composizione termina dal lato sinistro con molte figure di vescovi, baroni, principi ed uomini d’arme. Tutte le figure sono in piedi e guardano Enrico ad eccezione della contessa Matilde, che è rivolta verso Gregorio VII. Alla varia movenza dei personaggi si unisce tal ricchezza di costumi in questo quadro, che, eseguito in proporzioni naturali, è di un effetto veramente sorprendente . Tutto è studiato con amore e diligenza, e vi è ben impresso il carattere del secolo 11 ° . Così Pitigliano va altera di possedere questi due bellissimi lavori della pittura moderna .

 

Ricerca di archivio e testo a cura di Franco Paioletti