Q4.1 – UN ANTICO MODELLO DI INSEDIAMENTO TERRITORIALE

Nel libro Il tempio di Voltumna (ed. Stampa Alternativa, 2010) pubblicato recentemente, Giovanni Feo presenta una serie di evidenze che indicherebbero come, in età antica, etrusca e preetrusca, sia stato utilizzato uno speciale modello di insediamento umano, ovvero un modo di relazionarsi con il territorio e l’ambiente naturale di estremo interesse, sinora del tutto ignorato da studi e ricerche. Di tale “modello” aveva già diffusamente parlato Platone (Le leggi, Timeo) e se ne ritrovano tracce presso le più diverse civiltà antiche. Esiste oggi un solo testo dove il tema viene ampiamente approfondito, “Twelve Tribe Nations” di John Michell. Il “modello” può essere succintamente così spiegato: anticamente il territorio (di un abitato o di un’intera regione) veniva fondato e suddiviso in quattro parti, o regioni, corrispondenti alle quattro direzioni spaziali. Nel punto centrale, o area centrale della ripartizione, era situato il centro geografi co, politico e religioso di tutto il territorio circostante. Il nome più comunemente usato per designare questo centro sacro, “ombelico del mondo” o “ della terra”, lo si ritrova nell’antica capitale incaica, Cuzco (= ombelico), nel nome originario dell’isola di Pasqua, nel monte Tabor (= ombelico) in Terrasanta. Probabilmente, come scrisse Platone, le origini del modello debbono risalire ad epoche molto antiche, forse al periodo dei primi insediamenti agricoli e delle prime osservazioni astronomiche, presumibilmente in età neolitica. Secondo Pitagora ogni fenomeno esistente poggia la sua realtà su quattro fattori basilari: quattro stagioni, quattro elementi, quattro direzioni, sono tutte forme di questa legge naturale, chiamata dai pitagorici “tetraktis”, la tetrade, reputata sacra in quanto il numero per Pitagora è la massima espressione del divino.
In età etrusca la quadripartizione del territorio, già utilizzata dai popoli pre-etruschi, venne così perfezionata: ognuno dei quattro settori fu ulteriormente diviso in tre parti, in modo da ottenere un totale di dodici regioni corrispondenti a quella che venne chiamata la dodecapoli etrusca. La tradizione letteraria tramanda che il centro, “ombelico sacro” di quel vasto territorio, fu situato a Volsinii (Bolsena) e dedicato a Voltumna, dea delle acque, del fato e della fortuna, chiamata anche Urcla, Nortia, Vortumna e, in età etruscoromana, Fortuna.
L’uso di dividere il territorio in 12 regioni ebbe anch’esso diffusione mondiale, basti ricordare le 12 tribù israelitiche, le dodici tribù galliche, le dodici regioni della Corsica pre-romana, le dodici regioni dell’antica Islanda, le dodici montagne sacre dell’impero incaico, solo per citare alcuni casi.
Nel suo libro Giovanni Feo rimarca come le rive del lago di Bolsena furono già divise in quattro parti da un popolo pre-etrusco; lo dimostrano i quattro ciclopici tumuli (“aiole”), oggi sommersi, scoperti e studiati da Alessandro Fioravanti (“L’abitato villanoviano del Gran Carro”, Roma, 1977).

I quattro Tumuli: M. Senano, Tempietto, Gran Carro, Fossetta. I quattro tumuli mostrano evidenti analogie strutturali con simili monumenti pugliesi, le "Specchie", aventi funzioni di luoghi sacri e marcatori territoriali, utilizzati quindi anche per una suddivisione confinale del territorio.

 
Il modello della quadripartizione è evidente anche nella Bolsena etrusca, dove vediamo che intorno al lago si incontravano i confini delle quattro principali lucumònie (regioni) della confederazione tirrenica: Chiusi (San Lorenzo Nuovo), Vulci (Bisenzio), Volsinii (Bolsena) e Tarquinia (Marta).

I confini delle quattro principali Lucumònie (regioni).

Un utile elemento di comparazione lo si può trovare nella divisione in quattro parti della media valle del Fiora, delimitata da quattro alture, ciascuna ricca di tracce di antichissime frequentazioni: il monte Becco, Poggio Rota, il monte Rosso (Sovana) e il monte Citerna (Sorano). Al centro di questa figura quadrangolare si trova Pitigliano che, ancora oggi, è il principale insediamento di tutta la regione.

Quadripartizione della valle del Fiora

Una domanda sorge spontanea: per quali ragioni ritroviamo proprio nella valle del Fiora i segni di quell’antico intervento di delimitazione in quattro parti ? La scelta territoriale fu frutto del caso? O vi furono ragioni particolari che la determinarono? Una delle ragioni fu probabilmente dovuta alla particolare morfologia del territorio in questione, già naturalmente di forma quadrangolare, delimitato a settentrione dai rilievi del monte Elmo, a ovest del fiume Fiora, a meridione dalla Nova e verso oriente dai monti Volsini. Un secondo motivo può trovarsi nella natura vulcanica della regione, solcata da una raggiera di forre vulcaniche che rendono il territorio aspro e irregolare, isolato in un ambiente di burroni, gole e costoni tufacei. Qui, per gli antichi popoli che lavoravano la pietra
e ricercavano i metalli, vi erano le ideali condizioni per un tipo di insediamento chiuso e arroccato, circoscritto entro una precisa delimitazione quadripartita.
Non fu un caso se proprio questa regione vulcanica fu l’ultima roccaforte etrusca ad essere conquistata dalle legioni romane. La valle del Fiora, protetta dai suoi confini naturali, alture, monti e fiumi, conservò sempre nella sua storia i suoi peculiari caratteri di isolamento, protezione e difendibilità.
La media valle del Fiora, con la sua raggiera di gole vulcaniche, solcata da innumerevoli torrenti e corsi d’acqua in forte pendenza, è un territorio difficile. Etruschi e pre-Estruschi vi realizzarono uno speciale modello insediativo basato sulla quadripartizione, con l’intento di controllare ogni angolo del territorio e regimentarne le acque con ingegnose opere a difesa da inondazioni e frane. Dopo la conquista romana, le monumentali opere di canalizzazione e regimentazione idrogeologiche furono abbandonate. Acquitrini, pantani, paludi e malaria fecero allora la loro comparsa, di millenaria durata. Soltanto nel secolo scorso tutta questa parte di Maremma fu finalmente bonificata. Ma con il decadere della tradizionale civiltà contadina, a partire dall’ultimo dopoguerra, la problematica
ambientale si è riproposta sempre più grave e pressante. E’ questo un tema che interessa tutti e che tocca il territorio nella sua integralità e nella sua integrità.