Q3.9 – IL MEGALITISMO

Il megalitismo (dal greco megas = grande, lithos = pietra) interessa un’area geografica molto ampia, tanto che si distinguono due principali nuclei: l’Europa atlantica e il Mediterraneo. Il termine megalitismo fa riferimento a un fenomeno culturale e architettonico che si sviluppa in Europa tra il Neolitico e l’età dei Metalli, dal V millennio a.C. al II millennio circa a.C., caratterizzato dalla costruzione di strutture composte da grandi blocchi di pietra.

Il dolmen di Pentre Ifan (Galles), V millennio a. C. Menhir di Champ-Dolent, III millennio a.C., Dol, Francia.
Tumulo del complesso di Loughcrew, Irlanda
Cork, Irlanda -Drombeg Stone Circle Henge di Avebury, Wiltshire, Inghilterra

Sono pietre isolate (MENHIR), triliti (DOLMEN), corridoi di lastroni di pietre coperti da tumuli di terra (BARROWS), cerchi di pietre (CROMLECH), circoli di pietre circondati da un fossato e un terrapieno (HENGE).

Con l’affermarsi di un’economia agricola (neolitico ed epoche preistoriche successive), l’esigenza di manipolare uno strumento predittivo, come poteva essere l’osservazione dei periodi lunari e solari, per stabilire e prevedere, durante l’anno, le epoche più signifi cative legate alle diverse attività agricole, divenne un’esigenza vitale per la sopravvivenza d’intere comunità. I culti preistorici sono associati, in gran parte, a tali attività e ai momenti più rilevanti del ciclo solare e lunare, come i solstizi.
NEWGRANGE
Uno dei più impressionanti esempi di allineamento rispetto al solstizio invernale è quello della tomba a corridoio di Newgrange, in Irlanda. Secondo una datazione effettuata al carbonio 14 il sito di Newgrange è stato edificato intorno al 3200 a.C.

Newgrange è formato da un cerchio di pietre, del diametro di 100 metri, e da un tumulo centrale che protegge la camera a corridoio, dove nel giorno del solstizio invernale, il Sole, al suo sorgere, proietta un fascio di luce attraverso un’apposita apertura lasciata sopra l’ingresso; i raggi solari formano una striscia di luce che, lentamente, attraversa il corridoio, man mano che il Sole si alza sull’orizzonte.

L’interesse per il solstizio invernale fa supporre che si svolgessero rituali connessi all’inverno e quindi alla rigenerazione. Molti dei simboli incisi sulle pietre sembrano seguire una successione temporale. Sulla pietra d’ingresso di Newgrange e su un cordolo sono incise triple spirali, metafora delle spire di serpente simbolo della luna piena, del movimento, del divenire, dell’ energia.






AVEBURY Avebury presenta un enorme fossato esterno di 421 metri di diametro che racchiude il terrapieno su cui s’innalzano i megaliti. Il solo fossato ha una larghezza di 21 metri ed una profondità di 11 ed è databile grazie al metodo del carbonio-14 tra il 3400 ed il 2625 a.C.. All’interno dell’area si trova un grande Cerchio Esterno che forma il più grande cerchio di pietre della preistoria. Dentro il cerchio esterno, si trovano altri due circoli.

PRANU MUTTEDDU
Pranu Mutteddu è una delle più suggestive e importanti aree funerarie della Sardegna preistorica. I sepolcri sono in genere costituiti da due-tre anelli concentrici di pietre. Al centro è presente la camera funeraria alla quale si accede tramite un corridoio. Lo scavo della tomba II ha restituito degli oggetti che evidenziano un contesto Ozieri (Neolitico fi nale, 3200-2800 a.C.). Per quanto riguarda i menhir, Pranu Mutteddu restituisce, con i suoi 50 esemplari, il maggiore raggruppamento della Sardegna, sono distribuiti variamente, in coppia, in allineamenti, in piccoli gruppi. Sono del tipo “protoantropomorfo”, a forma ogivale e superficie anteriore piana.

POGGIO ROTA

Nei pressi di Pitigliano (Provincia di Grosseto), in località Poggio Rota, 10 monoliti si stagliano su un pianoro nelle vicinanze del fiume Fiora. I blocchi di tufo creano uno spazio, un recinto attraversato da due direttrici principali orientate secondo gli asso cardinali.

Pietra n. 1 presenta nella sua sommità una fessura con funzioni di “puntatore”.
Pietra n. 3 è orientata verso il tramonto del solstizio estivo.
Pietra n. 7 risulta scavata a forma di vasca (per raccolta di liquidi).
Pietra n. 8 è orientata verso il giorno dell’equinozio.
Pietra n. 10 presenta sulla sommità un puntatore orientato verso l’equinozio.
Pietra n. 4 orientata verso il punto Nord (Monte Amiata).

Panoramica del sito visto dalla valle del fiume Fiora sottostante.

La superficie dei monoliti presenta in alcune parti evidenti segni di lavorazione antropica, ne sono un chiaro esempio la pietra n. 1, attraversata da una fenditura di circa 80 cm; la pietra n. 8, molto articolata, è tagliata secondo diversi piani e solcata da una fessura; la pietra n. 7, in cui è scavata una vasca.

La pietra n. 1 è la pietra esposta più a Sud, porta una precisa fessurazione orientata a 241,5°. Dalle indagini archeoastronomiche risulta che il sole tramonta al centro della fessura nel giorno della Candelora (2 febbraio).

La pietra n. 8 è quella che presenta più segni di lavorazione antropica. E’ un oggetto molto particolare a base trapezoidale, è tagliato in più livelli e ha due fenditure, una sul lato posteriore e una sul lato superiore. Era un elemento molto importante utilizzato per effettuare misurazioni astronomiche. Nei giorni degli equinozi, a mezzodì, uno gnomone (palo verticale), posto nella fenditura posteriore, proietta la sua ombra che si allunga su quattro coppelle allineate, per poi attraversare la fenditura superiore.

La pietra n. 7 è stata scavata ed ha tutto l’aspetto di una vasca. In astronomia poteva essere usata come specchio per osservare il cielo rifl esso su una superfi cie. Dai testi di Seneca (De rerum natura, I, 17) sappiamo che era abitudine presso gli antichi guardare il sole rifl esso in un liquido scuro.

L’archetipo della pietra, del recinto sacro e degli allineamenti celesti, sono presenti nel circolo di Poggio Rota, che sembra nascondere un paesaggio sacro difficilmente accessibile al profano moderno.