Q3.7 – BOMBARDAMENTO AEREO SU PITIGLIANO

Ferrero Pizzinelli, nostro associato, ha scritto per noi il suo ricordo, ancora vivo malgrado il lungo tempo trascorso, del bombardamento aereo che subì Pitigliano nel giugno del 1944.

BOMBARDAMENTO AEREO SU PITIGLIANO
7 giugno 1944

Incalzate dall’armata americana, le truppe tedesche in pieno sbando, si ritiravano verso nord. Però alcuni reparti militari, attestatisi sulle colline amiatine , cercarono di organizzare alla meglio dei piccoli presidi offensivi per ostacolare l’avanzata degli alleati.
Noi residenti a Pitigliano, anche se percepivamo con una certa preoccupazione il vicino fragore della guerra, ci cullavamo nella speranza di essere esenti dal devastante passaggio del fronte. Consideravamo infatti che le truppe tedesche in ritirata per raggiungere più velocemente possibile la linea difensiva Gotica erano obbligate a percorrere la via più breve, la Cassia, distante una trentina di chilometri dalla nostra zona. E’ da rilevare poi che le vie secondarie di accesso alla nostra città, la Maremmana 74 e la Farnesana , non erano praticamente percorribili da mezzi militari pesanti, poiché i ponti della Maremmana sul fiume Fiora e quello sul Meleta, distante un centinaio di metri dall’abitato di Pitigliano, erano stati distrutti da bombardamenti aerei alleati. Il ponte sul torrente Nova, della via Farnesana, era stato minato e distrutto da un’azione di sabotaggio dei partigiani. I genieri tedeschi avevano cercato di ovviare la distruzione di tali ponti con passerelle posticce ma esse non avrebbero certamente sopportato il peso di mezzi pesanti.
La nostra speranza era anche rafforzata dal fatto che nella nostra città e nella zona limitrofa non esisteva alcuna stabile presenza di nuclei militari offensivi tedeschi atti ad ostacolare l’avanzata degli alleati. La zona, alquanto tranquilla, era transitata solamente da qualche reparto tedesco appiedato o in bicicletta e da sparute colonne di carri trainati da muli o da cavalli. L’unica unità militare stabile (se vogliamo considerarla tale) presente in città era costituita da una ventina di scalmanati in divisa della milizia repubblicana fascista comandati da un giovane megalomane grossetano, il tenente Pini, detto il “tenentinu” a causa della sua piccola statura. Ogni milite era armato di moschetto con relative munizioni e l’unità aveva in dotazione una mitragliera. In conclusione la favorevole posizione della nostra zona ci portava all’ottimismo…. Purtroppo ci eravamo illusi! … L’immane tragedia sulla nostra città… piovve dal cielo!

Il bombardamento

Splendido tardo pomeriggio del 7 giugno 1944. Io, i fratelli Tista e Bruno Focacci,tutti e tre considerati disertori dal governo repubblichino meritevoli della fucilazione poiché non avevamo risposto alla chiamata alle armi , dopo una lunga camminata, sostiamo nella zona di Pian de’ Conati, sull’aia antistante il podere abitato dalla famiglia Di Nardo. Conosco da tempo Marino, il capo famiglia, è noto, nell’ambiente della lotta clandestina, per il suo disinteressato apporto alla causa della libertà. Il suo podere è una base di passaggio sicura per i ricercati antifascisti . So che qui, accolti da una calda ospitalità, sostano e, nonostante le ristrettezze alimentari causate dalla guerra, viene loro offerto un piatto di minestra, i partigiani, gli ebrei e i prigionieri alleati, liberati dopo l’8 settembre 1943 dai campi di concentramento italiani. Salutiamo. Marino ci accoglie con la sua abituale cordialità. Sua moglie esce di casa con un fi asco di vino fresco , ci porge un bicchiere ciascuno e ce li riempie. Proprio quello che ci voleva! Ringraziamo la donna. Marino alza il bicchiere e con noi brinda augurando un pronta fi ne della guerra. Parliamo tra noi.
L’argomento: la speranza che il passaggio del fronte non provochi vittime e danni. Nel cielo è un volo continuo di fortezze volanti dirette a nord. Abituati ormai al loro cupo rumore non alziamo gli occhi : non ci incuriosisce più il loro passaggio.
Ad un tratto un crepitio di mitraglia interrompe la nostra conversazione. Alziamo gli occhi. Curiosi, crediamo di assistere ad un duello aereo. Scrutiamo il cielo ma nulla, di aerei tedeschi nemmeno l’ombra…Le due formazioni di quadrimotori continuano lo loro rotta.
Tista, ufficiale d’artiglieria , fa stupito:
- Strano, si mitragliano tra loro?…
Terminata la frase, vediamo la seconda formazione, composta di nove aerei, virare verso ovest.
Tista continua:
- Vanno a bombardare il ponte sul Fiora…
Intervengo io:
- Tista, che hanno da bombardare, il ponte sul Fiora non esiste più, è da mesi che è stato distrutto!
- Bruno :
- Andranno a bombardare la ferrovia, giù all’Albinia ..
Altra virata della formazione verso sud .
Preoccupato Tista dice:
- Dio non voglia … Spero di sbagliarmi… da terra una mitragliera ha pizzicato qualche aereo !…
- Incominciamo ad essere preoccupati…
I bombardieri virano ancora verso nord, volano verso la città… sono quasi sopra essa.
In silenzio guardiamo terrorizzati…..
Uno dietro l’altro gli aerei centrali della formazione aprono i portelloni e vomitano le loro bombe…. un sibilo terrificante… sull’abitato vortica una nuvola terrea…
Un rombo infernale prolungato tormenta i nostri orecchi…
La donna in lacrime abbraccia Marino. Noi, ci guardiamo l’uno con l’altro terrorizzati, senza profferir parola…

La sera stessa, insieme ai partigiani della banda Pietro Casciani entrammo in Pitigliano e ci rendemmo conto dell’immane tragedia chi ci aveva colpito.
Oltre ottanta morti giacevano sotto le macerie del salotto bono della nostra amata Pitigliano …
Sapemmo che sull’alta torre campanaria al sorvolo della formazio-ne aerea, aveva crepitato la mitragliera…
Ci fu detto che il Pini con tutti i suoi militi repubblichini erano fuggiti con armi e bagagli…

Traiamo dal libro “RICORDI DEI TEMPI LONTANI” di Claudio Benotti
la descrizione dello stesso evento visto dall’abitato.

IL BOMBARDAMENTO DI PITIGLIANO
Di Claudio Benotti

Gli americani con la V° Armata erano vicini a Manciano. I pochi tedeschi rimasti a Pitigliano avevano avuto l’ordine di minare Via S. Chiara e di far saltare tutte le case per ostacolare l’avanzata degli alleati (cosa che fortunatamente non fecero).
La notte tra il 6 e il 7 giugno, il generale Kesserling, con tutto il suo stato maggiore in ritirata pernottò a Pitigliano.
Gli americani, informati del fatto, il giorno 7, verso le 6 del pomeriggio, bombardarono il paese causando quasi cento morti, tutti tra la popolazione civile. Il generale Kesserling, all’alba del giorno 7 era già partito da Pitigliano.
Sono passati parecchi anni da allora, ma il mio ricordo è sempre vivo.
Avevo 17 anni e facevo parte dell’U.N.P.A. (Unione Nazionale Protezione Antiaerea). Era il periodo dello sbarco in Normandia ed eravamo abituati a veder passare sulle nostre teste centinaia di “fortezze volanti” scortate da nugoli di caccia a doppia fusoliera.
Il ponte sul Meleta era già stato bombardato e reso inutilizzabile da caccia bombardieri in picchiata, per cui, non esistendo altri seri obiettivi militari, e non essendo sicuramente un obiettivo importante i pochi tedesco – austriaci che al mattatoio comunale preparavano insaccati per le truppe al fronte, a Pitigliano si dormivano sonni tranquilli.
Quel pomeriggio era suonato l’allarme per colpa delle solite formazioni di aerei che ci sorvolavano quasi in continuazione.
Io ed un mio amico, dopo aver provveduto ad accompagnare qualche vecchietta al rifugio della piazza, ci incamminavamo verso il finestrone dal quale si vede la Madonna delle Grazie, perché da lì era più spettacolare osservare le formazioni in volo che, provenienti da sud e dirette a nord, seguivano quasi il percorso del fiume Fiora.
Gli aerei erano moltissimi, tutti B29, volavano in formazione serrata e non molto alti, ad un certo punto 12 bombardieri si staccarono dalla formazione ed abbassandosi ancor più di quota, si diressero verso il paese…
Il terrore mi assalì quando all’improvviso vidi aprirsi i portelloni delle stive delle bombe; capii subito che avrebbero di lì a poco sganciato.
Corsi con quanto fi ato avevo in corpo verso casa che è all’inizio del ghetto, ebbi appena il tempo di far mettere i miei familiari nei vani delle porte ricavate nei muri maestri, che già il sibilo assordante delle bombe ci martoriò le orecchie. Non udimmo il botto, ma fummo investiti dallo spostamento d’aria e da polvere e detriti delle case adiacenti distrutte.
Il tutto durò pochi secondi, il dramma si era compiuto, parecchie persone rimasero sepolte, molte le persone estratte vive ma molti anche i morti. Sulla sommità delle macerie spiccava Don Gennaro in cotta e stola pronto a impartire una Estrema Unzione ma altrettanto pronto a scavare nel tentativo di strappare alla morte altre vite umane.
Gli americani entrarono in Pitigliano il 10 giugno distribuendo cioccolate e scatolette anche da sopra i cumuli di rovine con ancora sotto i morti da recuperare.
L’amico che era con me al finestrone fu trovato morto dopo qualche giorno sotto le macerie di Borgonovo. Si chiamava Angelo Picchi, aveva 16 anni.