Q3.6 – CIOFRO, IL PROFETA DI SORANO

Nei precedenti quaderni abbiamo presentato la fi gura del pitiglianese Giovanni Vignoli e la nascita in Pitigliano dell’Accademia dei Ravvivati. Continuando nella ricerca dei personaggi illustri, originari del luogo o che hanno lasciato importanti tracce nel nostro territorio, ricordiamo un personaggio dimenticato per lungo tempo, vissuto in Sorano. Cesare Bandelloni detto “Ciofro”, questo è il personaggio riproposto dal professor Antonello Carrucoli, nostro associato, in un libro del 1995, edito dal Comune di Sorano, titolo: CIOFRO “Il Profeta”. Lo stesso professor Carrucoli, con due successivi lavori che pubblicheremo nei prossimi quaderni, completerà la descrizione della figura del Bandelloni e del suo pensiero.

CIOFRO, IL PROFETA DI SORANO

Scopo del presente lavoro è di riportare alla luce il pensiero di uno sconosciuto, utopico scrittore nato a Sorano nella seconda metà dell’800 e trasferitosi a Firenze, in seguito alla drammatica situazione che colpì la sua famiglia. Cesare Bandelloni o “Ciofro” (1), questo è lo pseudonimo col quale egli firmava i suoi scritti, è un personaggio dalla vicenda umana singolare. Il Bandelloni, partendo da profonde e sentite esigenze di giustizia sociale, le cui radici affondano nelle sue tribolazioni infantili, prospettò un’originale organizzazione economico- sociale e spirituale dell’umanità attraverso una riflessione universalistica che proponeva un nuovo modo di vivere per tutto il pianeta. Questa sua riflessione si articola in tre testi che costituiscono l’ossatura della dottrina di Cesare: “La Divina Religione”, “La Umana Società” e “La Legge Sociale”; le tre opere, rispettivamente, si riferiscono agli aspetti spirituali, economico-sociali e legislativi che dovevano caratterizzare la nuova organizzazione del consorzio umano teorizzata da Ciofro. Un quarto libro, “Il Cronologio”, ideato da Cesare nel 1920, doveva scandire il tempo della nuova era e sostituire l’attuale calendario. Ciofro, in quanto a sete di giustizia ed eguaglianza sociale è accostabile, con i necessari distinguo, a Davide Lazzeretti, l’asceta che infervorò i cuori delle popolazioni amiatine, predicando giustizia, vita cristiana, fondando una comunità nei pressi del Monte Labbro nella seconda metà dell’800.
Scopo del presente lavoro è di riportare alla luce il pensiero di uno sconosciuto, utopico scrittore nato a Sorano nella seconda metà dell’800 e trasferitosi a Firenze, in seguito alla drammatica situazione che colpì la sua famiglia. Cesare Bandelloni o “Ciofro” (1), questo è lo pseudonimo col quale egli fi rmava i suoi scritti, è un personaggio dalla vicenda umana singolare. Il Bandelloni, partendo da profonde e sentite esigenze di giustizia sociale, le cui radici affondano nelle sue tribolazioni infantili, prospettò un’originale organizzazione economico- sociale e spirituale dell’umanità attraverso una riflessione universalistica che proponeva un nuovo modo di vivere per tutto il pianeta. Questa sua riflessione si articola in tre testi che costituiscono l’ossatura della dottrina di Cesare: “La Divina Religione”, “La Umana Società” e “La Legge Sociale”; le tre opere, rispettivamente, si riferiscono agli aspetti spirituali, economico-sociali e legislativi che dovevano caratterizzare la nuova organizzazione del consorzio umano teorizzata da Ciofro. Un quarto libro, “Il Cronologio”, ideato da Cesare nel 1920, doveva scandire il tempo della nuova era e sostituire l’attuale calendario. Ciofro, in quanto a sete di giustizia ed eguaglianza sociale è accostabile, con i necessari distinguo, a Davide Lazzeretti, l’asceta che infervorò i cuori delle popolazioni amiatine, predicando giustizia, vita cristiana, fondando una comunità nei pressi del Monte Labbro nella seconda metà dell’800. Ma la vita del Bandelloni conobbe ben altre vicende rispetto a quella del fervido barrocciaio arcidossino; Ciofro fu un profeta senza seguaci, un utopista che si credette l’interprete della parola di Cristo, l’annunciatore di una nuova società guidata spiritualmente dalla Chiesa cattolica, ed economicamente rinnovata grazie all’abolizione della proprietà privata, la trasformazione del capitale da privato a collettivo e l’organizzazione dell’umanità in corporazioni di arti e mestieri. “Io credo di aver fatto la volontà di Dio, a cui mi sono offerto servitore e profeta; del resto gli eventi futuri lo dimostreranno” (2). Al contrario del Lazzeretti, che vide una concreta e localizzata realizzazione dei suoi ideali, il Bandelloni fu un pensatore isolato, senza fedeli, un eclettico la cui riflessione va a collocarsi sui filoni utopico-socialisti radicati nell’universo culturale religioso, che costituisce la base del pensiero dello scrittore soranese. La dottrina spirituale e temporale di Cesare è volta ad interpretare e realizzare gli insegnamenti e le profezie bibliche: il Bandelloni si credette l’annunciatore e il demiurgo del “nuovo ovile di Cristo”, il profeta del “settimo millennio” e inviò instancabilmente i suoi scritti al Vaticano, nella futile speranza che questo li facesse propri e li divulgasse. In realtà l’Accademia Pontificia non poteva dare ascolto allo scrittore soranese, perché egli non era, al di là delle apparenze, un cattolico realmente ortodosso. Se è vero che la Bibbia, le letture dei Padri della Chiesa ed altre fonti di carattere religioso, costituiscono le fondamenta culturali sulla cui base Cesare elaborò la propria dottrina, non bisogna dimenticare la permanenza del ‘nostro’ nell’Asilo Professionale Evangelico Protestante di Firenze, la sua infatuazione per la lingua ebraica -considerata santa-, nonché le ripercussioni del dibattito sollevato dal partito socialista nei primi anni del ‘900, intorno ad alcune scottanti problematiche sociali, quali il divorzio e l’aborto. “Nel matrimonio abbia luogo la separazione dalla convivenza o l’annullamento del matrimonio, secondo la necessità (…); l’uomo passi alla famiglia sua disgiunta, una parte proporzionale dei suoi guadagni, stabilita dal giudice secondo il caso”(3). E Ancora: “L’aborto procurato, consenziente la donna incinta, non sia punito; e se l’esito è fatale, sia considerato un suicidio involontario”(4). Se si pensa che quanto sopra veniva scritto nel 1920, possiamo capire da una parte la visione sociale progressista del Bandelloni, dall’altra il suo non rendersi conto che queste due prese di posizione lo collocavano senza appello al di fuori dell’urbe cattolica. Infatti la Chiesa può accettare un intervento terapeutico necessario, da cui, indirettamente, derivi anche un aborto non volontario, non direttamente voluto, ma non la libera volontà d’interrompere, sia pure rispettando certi tempi stabiliti dalla Legge, la gravidanza. E per il divorzio, a parte l’iter particolare che conduce alla Sacra Rota, per la Chiesa vale il concetto espresso da S.Paolo nella lettera ai Corinzi: “Ai coniugati poi ordino, non io, ma il Signore, che la moglie non si separi dal marito, e l’uomo non ripudi la moglie”. Cesare Bandelloni nacque a Sorano il 17-12-1868 in una piccola abitazione posta tra via del Cimitorio (sic) e via del Borgo; la madre, Maddalena Natali, originaria del luogo, si era sposata il 14 dicembre 1864 con Jacopo Bandelloni, un’ex guardia doganale del governo toscano, nativo di Santa Sofia, un paese della Romagna Toscana. Quando le dogane vennero soppresse per l’unione della Toscana al Regno d’Italia, Jacopo Bandelloni decise di stabilirsi definitivamente a Sorano “benché egli fosse stato pensionato dal governo con una sola lira al giorno, sperando di ricavare un buon guadagno dall’insegnamento scolastico, che egli dava agli abitanti di Sorano, che erano tutti analfabeti”(5). Purtroppo la buona cultura del padre non bastava e non portava quei contributi economici di cui la famiglia Bandelloni aveva bisogno; oltre a Cesare c’erano infatti Alberto, il fratello maggiore, ed Alessandro, il più piccolo, morto poi all’età di tre anni, e chi non aveva né un pezzetto di terra, né una qualche attività artigianale che producesse un minimo reddito, andava incontro a grosse miserie. Per far fronte alla difficile situazione il padre di Cesare vendette la casetta per andare in affitto in un’altra abitazione, “ma lo squallore della miseria si faceva sentire acutamente nella nostra famiglia; spesso tutto il nostro nutrimento consisteva in una pentola di patate; spesso io e mio fratello eravamo senza scarpe e non potevamo uscire di casa né andare a scuola(…). Il Babbo aveva impegnato il libretto della sua misera pensione ad un creditore di Pitigliano”(6).

(1)Fu la zia Petronilla a mettere questo nomignolo a Cesare, poiché il bambino aveva le narici larghe e ben aperte; in seguito il Bandelloni riconoscerà in questo soprannome un segno del destino essendo le consonanti C-F-R le stesse di Cafer, il messia del riscatto islamico.
(2)CIOFRO: Autobiografi a inedita
(3)CIOFRO: “La Legge Sociale”, Tipografi a Arti Grafi che Ammannati, Firenze, 1920, p.25
(4)Op. cit. p. 53
(5) CIOFRO: “Autobiografi a” Tipografi a Arti Grafi che Ammannati, FI, 1935, p. 8
(6) Op. cit. p. 25 16