Q3.5 – ORIGINI DI SARDI E TIRRENI

E’ in corso una vera rivoluzione nell’ambito delle ricerche di storia antica; uno dei motivi , tra gli altri è la facilità di accesso alle informazioni fornite da Internet che, in pochi istanti, può offrire ogni tipo di notizie e aggiornamenti. Così, grazie all’informatica, il volto della storia conosciuta sta radicalmente mutando, rivelando aspetti e scenari spesso inaspettati e insoliti. E’ il caso della Sardegna, destinata a diventare in un prossimo futuro un fondamentale, quanto ricco, campo di studi, di ricerche e di scoperte. Le genti di Sardegna percepiscono il valore di tutto ciò, la loro terra è veramente speciale, la storia del suo passato remoto è viva nelle tradizioni e nelle opere lasciate in eredità: Tombe di Giganti, domus de Janas, pozzi sacri, nuraghi, mura ciclopiche, piramidi gradonate, dolmen e menhir. Soltanto di nuraghi ne sono censiti più di settemila (Lillìu, 1985), disseminati in tutta l’isola. Sulla loro originaria funzione ogni certezza è oggi rimessa in questione; non furono abitazioni (impraticabili), né tantomeno fortezze ad uso difensivo (inefficaci), né semplici torri di avvistamento. Le più recenti e accreditate valutazioni tendono a considerare i nuraghi quali strutture complesse e polifunzionali: luoghi di culto e di riunione per riti e celebrazioni, al contempo simboli dell’unità territoriale e “marcatori” del territorio, spesso orientati astronomicamente. La società nuragica fu altamente evoluta, attenta a edificare straordinarie opere mirate a unire le varie etnìe sarde in una forma di cultura e di religione rivolte al culto celeste e agli elementi naturali, in specie le sorgenti dove furono innalzati prodigiosi “pozzi sacri”, rari capolavori dell’arte sacra e preistorica. La ricchezza monumentale della terra sarda può essere valutata come un fenomeno ancora da capire nella sua complessità; è indubbio che nell’isola si sviluppò una cultura civilizzatrice che non trova uguali in tutto il Mediterraneo. Il megalitismo sardo di età nuragica, durato oltre un millennio (per alcuni molto di più), fu un fenomeno assolutamente unico, con caratteristiche originali, in gran misura ancora da scoprire quanto al suo autentico significato.
Come e perché proprio in Sardegna fiorì una cultura megalitica dai tratti così elevati e unici? Chi erano i proto-sardi?
Sicuramente furono un antico ceppo “pelasgico”, uno dei popoli del mare che si mossero lungo le rotte della prima navigazione d’alto bordo, in cerca di metalli e di nuove terre, marinai e metallurgi fondatori della prima proto-civiltà europea.
Come gli Etruschi, anche i Sardi furono anticamente chiamati “Tirreni”, segno di una parentela che potrebbe derivare dal fatto che i “popoli del mare” usavano confederarsi tra diverse etnìe, tramite alleanze e matrimoni (a carattere matrilineare).
Etruschi e Sardi discenderebbero così da una comune origine, da localizzarsi nell’area del mare Egeo, insulare e costiera (Anatolia, Ionia). L’altissimo numero di reperti sardi rinvenuti nelle tombe etrusche e l’abbondanza di reperti etruschi ritrovati in Sardegna, confermano l’antica parentela e la comune origine.
I “Tirreni”, giunti in Sardegna dall’Egeo, vi si stabilirono; ma una parte di loro attraversò la Corsica, di qui si insediò nell’isola d’Elba e circa nel XII secolo a.C., fondarono il primo porto “etrusco” della penisola, Populonia (Pupluna), dedicata al dio dionisiaco della natura, Fuflun. Da allora, quel mare fu chiamato Tirreno.

Testi di riferimento Claudio De Palma, La Tirrenia antica, Sansoni 1983
Giovanni Lillìu, Origini della civiltà in Sardegna, 1985
Alberto Pozzi, Megalitismo, Como 2009
Giulio Magli, I segreti delle antiche città megalitiche, Newton Compton 2007