Q3.3 – RELAZIONE GEOLOGICA-GEOMORFOLOGICA

RELAZIONE GEOLOGICA-GEOMORFOLOGICA SUL SITO RUPESTRE
DI POGGIO ROTA (PITIGLIANO GR)

di Alfonso Giusti (geologo di pitigliano)

L’area in oggetto fa parte di un più ampio contesto dove numerose sono le presenze antropiche costituite da cunicoli, grotte e necropoli rupestri presenti in gran numero su tutta la sponda sinistra del Fiume Fiora oltre che sulla destra, da Vulci nel vicino Lazio, fino allo sbocco del Fosso Calesine presso Sovana.

L’area di Poggio Rota tra il Fosso Orsaia e la valle del fiume Fiora

L’area in oggetto è situata sull’estremità nordoccidentale del Pianoro di Poggio Rota; dal punto di vista geomorfologico il sito può essere suddiviso in due porzioni nette: la parte immediatamente sottostante fino alla strada vicinale, su tufi litoidi e livelli di pomici ad elevata pendenza; la parte del pianoro a Sud- Sudest, a bassa pendenza e costituita da tufi litoidi.
Per la prima area i problemi maggiori, come per tutte le scarpate sui tufi litoidi, sono l’instabilità in alcuni punti, e soprattutto del ciglio superiore, dove la vegetazione arbustiva, in alcuni casi rappresentata anche da individui arborei di notevoli dimensioni, esercita una vera e propria azione meccanica di separazione della roccia tufacea litoide in blocchi e scapoli che poi finisce per franare. Altro elemento da tenere in considerazione è la necessità di una corretta regimentazione delle acque, nonostante la presenza di alcuni drenaggi di raccolta.
Per la seconda area invece, a morfologia quasi pianeggiante, i pericoli maggiori dipendono dalla presenza di coltivazioni soprattutto a seminativo asciutto con frequenti arature e quindi possibilità di eventuali fenomeni erosivi durante gli eventi meteorici maggiori.
Nel sito rupestre di Poggio Rota si notano almeno dieci grandi blocchi di tufo lapideo separati da solchi diritti e orientati secondo i punti cardinali; la superficie dei blocchi risulta estremamente traforata da innumerevoli cavità di piccole dimensioni, ad andamento apparentemente irregolare; sono presenti inoltre in alcuni punti, soprattutto nella porzione Est, andamenti ad angolo retto; la presenza di muschi e licheni sulla superficie e soprattutto la colorazione grigio avana scuro ne indicano la vetustà.
Alcuni dei fori, di dimensioni intorno ai 2 decimetri, all’interno presentano invece una superficie più fresca e friabile: è possibile una rielaborazione recente e attuale ad opera di uccelli per la ricerca di sali minerali per la loro dieta; non si segnalano comunque tracce di escrementi all’interno dei fori, ma solo in alcuni presenza di limo solidificato di colore avana.
Inoltre è presente una forma riconducibile ad una piccola vasca per la raccolta delle acque forse piovane, sul blocco n.7, e altre forme riconducibili a tagli ad angolo retto in un altro blocco presso la vasca suddetta.

RIASSUNTO

Su richiesta e per conto dell’associazione archeologica di Pitigliano, negli ultimi due anni lo scrivente ha eseguito una serie di sopralluoghi nella porzione occidentale del Comune di Pitigliano, nei pressi della scarpata principale del pianoro tufaceo che scende verso la valle del fime Fiora, su una serie di siti rupestri, per evidenziare se le forme delle rocce vulcaniche ivi rinvenute avessero o meno caratteri di naturalità o invece si trattasse di morfostrutture scolpite e lavorate dalla mano dell’uomo in epoche del passato, recenti o remote. Nella zona in esame risaltano subito ad un’osservazione attenta tracce che poco hanno di naturale, in quanto il tufo appare lavorato, squadrato e intagliato anche se le intemperie e le acque hanno successivamente rimodellato le forme, addolcendole.