Q2.1 – LA VALLE DEL FIORA

Un ecosistema aggredito dalla civiltà 40

Con la parola “ecosistema” si intende uno specifico territorio dove l’ambiente naturale possiede speciali caratteristiche. Clima, geologia, flora, fauna e ogni altro elemento naturale partecipano a forma un ecosistema, ovvero un sistema ecologico determinato da particolari condizioni e qualità ambientali. Nel caso della valle del Fiora l’ambiente naturale è estesamente segnato dalle remote attività vulcaniche del lago di Bolsena, attivo fino a circa 50.000 anno orsono. E’ un territorio dove si conserva un ecosistema del tutto speciale e raro. Dalla sommità del cratere di Bolsena discendono in direzione del fiume Fiora fossi vulcanici profondi fino a cento metri, dominati da rupi di tufo ricoperte di macchia mediterranea. E’ un habitat aspro, selvaggio, di gole e rupi che mal si prestano agli insediamenti umani. Eppure, fin da epoche preistoriche la regione vide il diffondersi di culture e popoli per nulla “primitivi”. Anzi, fu proprio in questo difficile territorio che sono stati ritrovati i segni di una continua frequentazione che, dalla remota preistoria, crebbe in modo esponenziale fino al nascere della civiltà etrusca.

Il suolo vulcanico della valle del Fiora è contrassegnato da una forte mineralizzazione che rende il terreno particolarmente fertile e adatto alle coltivazioni. L’abbondanza di acque, minerali e termali, e i tanti torrenti che solcano le forre vulcaniche, hanno permesso il fertile incrementarsi della vita umana, animale e vegetale.

La presenza di minerali (zolfo, rame, oro, argento, antimonio, cinabro….) ha potuto innestare il diffondersi della metallurgia in età preistorica e poi il proseguire di attività minerarie fino in epoca moderna.

Il clima, in questa regione collinare della Maremma, non è dei più morbidi. Forti venti di tramontana imperversano in ogni stagione dell’anno. Le boscose forre vulcaniche, a loro volta, contribuiscono in modo determinante all’elevato tasso di umidità e al crearsi di frequenti banchi di nebbie. Gli abitati, essendo difficilmente praticabili gole e fondovalle, furono sempre localizzati su alture, spesso su esigui altipiani rocciosi. La demografia oggi è tra le più basse d’Italia. Eppure tutto mostra come progredite civiltà e culture scelsero in età antiche di vivere tra le gole e i burroni di questo difficile territorio che, proprio per la sua configurazione, è rimasto a lungo isolato dalle regioni confinanti, così pure dalle grandi vie di percorrenza.

L’isolamento ha aiutato la conservazione di tanti monumenti e opere delle età antiche. Ma oggi lo scenario è decisamente mutato. La natura sta prendendo il sopravvento. Lasciata a se stessa, in seguito all’abbandono delle campagne, non più resa “domestica” dagli interventi umani, la Grande Natura si muove, trasformando il paesaggio fino a distruggerlo.

La prima caratteristica del territorio è il tufo. Lava solidificata, pietra tenera, porosa e facilmente attaccabile dagli agenti naturali. Gli alti costoni di tufo che coronano le serpentine gole, iniziano a crollare. Lo hanno sempre fatto…… Ma, almeno sino alla metà del Novecento, contadini, agricoltori, pastori e genti di campagna curavano ogni rupe, in particolare per ciò che riguarda gli scoli piovani e la crescita dei boschi. In tal modo proteggevano i terreni e i terrazzamenti, evitando che piogge e radici arboree, i più strenui nemici delle rupi tufacee, spaccassero la tenera roccia vulcanica.

Dopo la conquista romana dell’Etruria (264 a.C.) il territorio del tufo, nell’arco di pochi secoli si spopolò e decadde. Gli etruschi, ormai asserviti e colonizzati, non furono più in grado di curare il territorio, così come avevano fatto per secoli, scavando canalizzazioni, cunicoli, pozzi, vie cave, gallerie e quant’altro di utile alla preservazione delle alture rupestri.

Fu in quell’epoca che iniziò a diffondersi la malaria, che solo nel Novecento è stata definitivamente debellata. Una delle cause del diffondersi della malaria fu il crollo delle grandi pareti rocciose, le cui macerie andavano a bloccare il flusso delle acque di fiumi e torrenti, nel fondo delle gole. Si crearono così zone di acque “morte”, stagnanti, paradisi per zanzare, insetti e “mal’arie”. L’abbandono del territorio da parte degli etruschi, in seguito alla colonizzazione, fu quindi fatale.

Oggi il rischio del degrado ambientale è a dir poco molto alto. Le gole, le rupi, i boschi, i fiumi, le vecchie e corrose pareti di tufo, dove nessuno più cammina, non possono rimanere abbandonati. La speculazione edilizia, la cementificazione indiscriminata e l’insensata “urbanizzazione” dei centri di campagna, hanno già prodotto allarmanti scandali, sequestri, denunce, morie di pesci, discariche abusive…. Non è forse questa un’ennesima forma di sordida violenza, non dissimile da quella perpetuata dalla colonizzazione romana di età storica, un’invasione del territorio e dei suoi equilibri che non promette nulla di buono…..?

Giovanni Feo


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