Q2.13 – IN RICORDO DEGLI INTERNATI NEI CAMPI NAZISTI

L’INTERNATO CAPITANO GUIDO MANCINI

Questo numero del quaderno esce nel mese di gennaio dell’anno 2010. Il mese di gennaio è ormai riconosciuto come mese della memoria, per non dimenticare i tragici avvenimenti conseguenti agli ultimi grandi conflitti bellici. Anche noi vogliamo ricordare i nostri compaesani che, nel corso del secondo confl itto mondiale, in quanto militari, sono stati internati in campi di prigionia o in lager nazisti. Irno Biondi, di Casa Pennacchi, in comune di Sorano e Orsini Paolo, di Pitigliano, due internati in campi di prigionia nazisti, sono stati ricordati in un incontro tenutosi a Sorano nella sala del Consiglio comunale nel gennaio 2008; noi riteniamo di doverli ricordare in futuro su queste pagine. Abbastanza sconosciuto, in quanto sembra che non abbia più avuto legami parentali con abitanti del paese, è invece un altro pitiglianese, il cui nome è Guido Mancini. Di Guido Mancini risulta eretta una lapide nel cimitero comunale. Il corpo del capitano Guido Mancini giace invece nel cimitero di WITZENDORF. Ne dà notizia Don Pansa nel suo libro “TAPPE DI UN CALVARIO” – editrice S.A.T. Vicenza. La morte del capitano Mancini è raccontata dal tenente colonnello Pietro Testa nel libro di GUARESCHI dal titolo “Il GRANDE DIARIO – Giovannino cronista del Lager 1943-1945”. Il tenente colonnello Pietro Testa, alla pagina 124 del libro, al paragrafo 3) intitolato Delitti, scrive: “Il giorno 8 marzo 1944 durante un allarme aereo una sentinella tedesca sparò quattro colpi di fucile contro alcuni ufficiali che si trovavano all’interno di una baracca, presso la porta aperta. Fu ferito gravemente il capitano Guido Mancini e leggermente di striscio un altro ufficiale: la pallottola attraversò alcuni posti letto. Il capitano Mancini dovette rimanere per due ore nella camerata fredda senza alcuna cura: era per giunta – causa l’allarme – digiuno da ventiquattro ore. Nessun mezzo di rapido sgombero fu messo a disposizione per il trasporto in ospedale. L’ufficiale morì nella notte all’infermeria italiana dopo le cure chirurgiche che non poterono andare al di là della buona volontà. Da informazioni fondate, ma non controllate, sembra che l’ordine di sparare fosse dato alla sentinella dall’Ufficiale di servizio nel campo in quel momento, capitano Leimberger.”

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