Q2.2 – IL SITO PIAN DEI CONATI

Le coppelle

Abbiamo avuto occasione di descrivere, nel precedente numero dei quaderni, il sito di Pian dei Conati. E’ un pianoro tufaceo che scopre sul lato nord il complesso montuoso dell’Amiata, mentre sugli altri lati è circondato dal monte Elmo, il monte Labbro, il monte Rosso e il Monticchio di San Martino sul Fiora.

Il luogo, per l’apertura su vasti orizzonti si presta all’osservazione degli astri.

Il notevole numero di manufatti presenti sul pianoro, fa pensare che il luogo sia stato stabilmente frequentato dall’uomo del neolitico e, continuativamente, fino in età etrusca.

Abbiamo già informato il lettore delle tante coppelle scavate nel tufo in questo sito. Questi manufatti hanno sempre destato molto intereresse e, poiché, come attestano gli studiosi, sono stati scoperti in luoghi assai diversi, frequentati da civiltà lontane tra loro, è ritenuto comunemente che siano legati al culto delle acque, comune alle più diverse civiltà.

Le coppelle hanno destato interesse anche in Marcello Giusti, maestro elementare in pensione, che, con la collaborazione del professor Antonello Carrucoli per l’individuazione dei manufatti e le rilevazioni fotografi che, si è domandato se possano avere avuto anche scopi pratici.

Spinto da questa idea il Giusti si è messo ad indagare.

Sul pianoro sono state individuate numerose coppelle e tante altre si presume ne esistano coperte dal sottile strato di terra che copre la superficie tufacea.

Coppelle scavate nella roccia di tufo.

Spesso le coppelle sono ricavate sul piano di tufo calpestabile. Ne sono state trovate singole o in gruppi, collegate tra loro da canali scolpiti all’uopo.

Le coppelle, di varie dimensioni, presentano caratteri comuni: sono state scavate a forma di coppa; sul margine della cavità è tracciato un solco che mette in comunicazione la cavità con l’esterno; il solco non raggiunge la profondità della coppa; spesso il solco confluisce in un altro che lo interseca.

La forma delle coppelle fa pensare a raccoglitori di acqua; il solco o canale di scolo sembra fungere da “troppo pieno”, in modo che il livello dell’acqua nella vaschetta resti costante; il solco nel quale confluisce quello del troppo pieno, potrebbe avere la sola funzione di far defluire il liquido.

LA COPPELLA COME OROLOGIO

Il Giusti riproduce la coppella corrispondente a quella della foto e traccia una retta passando per il centro della stessa secondo la direttrice del canale del troppo pieno. Le coppella risulta avere l’orientamento Nord-Sud. Alla retta, per richiamarsi alla tradizione etrusca, dà il nome di “cardo”.

Meridiana semplice

Dopo di che fissa un’asta di legno verticale (gnomone) su un punto del cardo a nord della coppella. L’occhio che, da un certo punto dello gnomone, osservi il fondo della coppella, sarà abbagliato dal riflesso del sole sulla superficie dell’acqua esattamente nell’ora del mezzogiorno. Infatti, alle ore 12 il sole si troverà allo zenit e si rifletterà sul fondo della coppella abbagliando l’osservatore che guarda da un certo punto dello gnomone.

 

Abbiamo detto che spesso le coppelle sono più di una, vicine tra loro.

Nel caso rappresentato, le coppelle sono due. La più grande ha l’orientamento nord-sud; la più piccola risulta spostata rispetto alla direttrice del cardo. L’angolo formato dalle due semirette misura 15°. La misura dell’angolo ha sorpreso il Giusti, perché?

E’ noto che, nel giorno dell’equinozio, nelle dodici ore di luce, il sole percorre apparentemente un arco il cui angolo è di 180 °, per cui in un’ora percorre un arco di 15°.

Ciò potrebbe voler dire che le due coppelle servivano per conoscere l’ora del mezzogiorno, quando l’osservatore viene abbagliato dal sole che si riflette sul fondo della cappella maggiore, e le ore tredici quando viene abbagliato dal riflesso del sole sul fondo della coppella minore. Per rilevare l’una dopo il mezzogiorno sarà sufficiente all’osservatore spostare leggermente la testa mantenendo la stessa posizione.

 

Meridiana doppia

Il caso rappresentato potrebbe significare che l’uomo di Pian dei Conati ha fatto un passo avanti, inventando l’orologio che gli consentiva di conoscere le due ore intorno alla met

à della giornata, le dodici e le tredici. Forse ulteriori ricerche consentiranno di scoprire che il luogo conserva orologi ancora più complessi.

 

LA COPPELLA COME CALENDARIO STAGIONALE

Come sembra dimostrarci lo schema qui sotto riprodotto, l’uomo che abitava Pian dei Conati, dal corretto utilizzo della coppella, oltre a leggere le ore della giornata di luce, poteva seguire il volgere delle stagioni.

Calendario stagionale

L’ipotesi è sicuramente interessante e sembra anche originale. La presenza di tante coppelle, oltre ad altre numerose tracce, fa pensare, non solo che l’uomo abbia abitato stabilmente, in tempi remoti, il pianoro di Pian dei Conati, ma anche che le coppelle abbiano avuta un’utilità pratica di grande rilevanza.

 

 

 

 

 

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