Q2.5 – Il mistero dell’uomo megalitico ….

Tratto da “MAGIA DELLA TERRA”
Il mistero dell’uomo megalitico e della sua civiltà perduta
di Francis Hitching
Sorzogno 1978

Francis Hitching, inglese, è giornalista e autore di film televisivi. Ha potuto approfondire il suo interesse per le enigmatiche opere megalitiche della civiltà preistorica viaggiando come inviato in vari paesi d’Europa, Africa e America.
Dal suo libro più volte ristampato abbiamo tratto il brano che segue.

Sole, luna e stelle

Se la spirale rappresentava le forze cosmiche della creazione che l’uomo megalitico riusciva a avvertire ma non a vedere, l’altra sua preoccupazione era catturare e simboleggiare l’influenza esercitata sulla sua vita dai corpi celesti: le stelle, il sole in particolare, e i pianeti. Il culto del sole è stato riconosciuto già dai primi archeologi come caratterizzante di tutte le razze primitive in un certo stadio del loro sviluppo. R.A.Courtney scrisse, nel 1912, in The Hill and the Circle: “In tutte le popolazioni si desta il desiderio di possedere un simbolo che rammenti il loro dio e, dato che la divinità era in origine il sole, doveva essere logicamente un simbolo con una forma simile ad esso. Ogni giorno vedevano il sole sorgere, solcare il cielo, e calare verso sera: il suo movimento faceva pensare ad una ruota, e al simbolo divino venne data tale forma.
E’ presente nel Tibet, presso i Lama. Nelle sculture buddiste il simbolo è sempre rappresentato da una ruota di veicolo, anche se non si trattò di una loro invenzione, perché la mutuarono dal Brahmanesimo, nelle cui cerimonie la ruota aveva una notevole importanza…Nell’Europa settentrionale, presso gli Scandinavi, il sole era chiamato ruota; nelle Edda se ne parla come di una ruota luminosa, la bella ruota; e in certi calendari runici il solstizio d’inverno è raffigurato come una ruota.”
C’erano anche altri simboli per rappresentare il sole. In ogni parte del mondo gli archeologi hanno rinvenuto piccoli dischi, alcuni con un foro centrale, che sono stati interpretati come tentativi di catturare il potere del sole e sfruttarlo a fini terapeutici. Numerosi tumuli e sepolcri hanno rivelato la presenza di dischi da sei a quindici centimetri di diametro. Sotto il dolmen del Giappone gli archeologi hanno scavato e riportato alla luce dischi solcati da striature radiali, cui è stato dato l’appellativo di “pietre a ruota di carro”. Egizi e Babilonesi portavano amuleti di bronzo o d’oro a forma di disco. Gli uomini di medicina Cherokee lasciavano cadere perline di forma circolare nel buco che facevano strappando una radice, allo scopo di compensare la terra della perdita del vegetale: in questo si potrebbe ravvisare una spiegazione del diffuso culto del sole.
Valutando le testimonianze del fascino esercitato dall’astronomia sull’uomo megalitico, si ha l’impressione che non abbia avuto semplicemente un fine astratto, ma che, piuttosto, abbia avuto un significato mistico, e tuttavia pratico, di gran lunga più profondo e più misterioso persino di quanto pensasse Alexander Thom. La collocazione precisa fino alla minuzia del “lucernario” all’ingresso di Newgrange, tale che catturasse fugacemente la luce dell’aurora del solstizio d’inverno; l’allineamento di Stonehenge e di tanti altri circoli di pietre sull’aurora del solstizio d’estate; i massicci allineamenti dei siti dell’Inghilterra meridionale sull’aurora del calendimaggio; la meticolosa precisione con cui l’uomo megalitico calcolò i solstizi e le date delle future eclissi. Tutte queste cose possono essere interpretate come uno sforzo dell’uomo megalitico per catturare e imbrigliare delle forze potenti per mezzo di un disegno incredibilmente complicato ma preciso, tracciato sulla faccia della terra. Che il sole potesse riscaldare il suolo e far crescere le messi era ovvio. Ma era anche in grado, assieme agli altri corpi celesti, di conferire qualche altro potere?
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Come nel caso della spirale e del disco, l’importanza della stella polare – forse per il culto, forse per qualcosa di più potente – sembra essere universale nel periodo in cui l’uomo entrava dovunque nella civiltà, e perlopiù, per simboleggiarla, si è fatto ricorso a un triangolo. In Egitto, Set e Horus erano dei della stella del nord, e l’ingresso alle piramidi veniva sempre collocato sul lato nord. Nell’antica Cina la divinità suprema era conosciuta col nome di T’ien; il simbolo era un triangolo con un leggero prolungamento dei lati verso il basso, non molto diverso dall’A maiuscola, e a quel tempo i principali oggetti di culto erano la stella polare e l’Orsa Maggiore. In Giappone, nel nostro secolo, presso la popolazione Ainu sono stati fatti degli studi approfonditi perché si riteneva che i suoi componenti fossero i discendenti diretti degli abitanti originari , e si è scoperto che l’orso era la divinità più venerata. In India si suppone che la sacra e mitica montagna Meru si trovi al polo nord, dove risiedono gli dei. Molti siti megalitici allineati sulla stella polare comprendono una pietra che ha forma di V rovesciata, e perciò richiama alla mente il simbolo triangolare ricorrente altrove.
La spirale e il serpente a significare le invisibili forze cosmiche; il disco e l’angolo di declinazione per il sole, l’indicatore triangolare che addita la stella polare; nel complesso, tutti questi simboli potrebbero dimostrare che l’uomo megalitico andava alla ricerca di una comprensione delle infinitamente sottili forze universali che soltanto oggi la scienza è in grado di commisurare secondo i suoi metodi.