Q2.11 – L’EREDITA’ DELLE DONNE GUERRIERE

JEANNINE DAVIS KIMBAL
Jeannine Davis Kimball, archeologa statunitense, è specializzata nelle culture dell’Asia Centrale. Nel libro “Donne guerriere, le sciamane della via della seta” l’autrice ripercorre i suoi viaggi e le ricerche nel cuore dell’Asia, lungo la più antica via di percorrenza tra Europa e Asia, un tempo attraversata da popoli nomadi, guidati da principesse, sacerdotesse e amazzoni. Di quelle donne e della loro storia, l’autrice scrive nel seguente brano.

Tratto da “DONNE GUERRIERE
Le sciamane delle vie della seta”
di Jeannine Davis Kimbal
Editrice VENEXIA

Capitolo 13
L’eredità delle donne guerriere

………Tra i popoli delle steppe, la maggior parte delle nostre antiche eroine apparteneva al focolare – il luogo davanti a cui i re prestavano giuramento, dove venivano celebrati i riti di passaggio e avvenivano nascite e morti. Le custodi del focolare erano anche le custodi delle tradizioni e della cultura, perché nelle società preistoriche senza scrittura le tradizioni, le storie tribali e le preziose genealogie dovevano essere imparate a memoria da ogni nuova generazione. Le donne del focolare curavano gli ammalati e elemento cruciale per la sopravvivenza del clan, preparavano e distribuivano il cibo, avendo cura che ognuno ricevesse la sua parte: un compito non trascurabile quando le vivande di tutta la tribù erano razionate talvolta in porzioni anche molto piccole. Per centinaia di generazioni, la forza e la saggezza delle donne senza nome del focolare hanno vigilato sul potere intrinseco attraverso il quale le famiglie, i clan e le tribù non solo sono rimasti in vita ma si sono allargati esponenzialmente, facendo dei nomadi una potenza riconosciuta in tutta l’Eurasia.
Gli scavi di Pokrovka hanno riportato alla luce le prime sacerdotesse sauromate, che ci hanno lascato i loro nudi specchi divinatori e la singola conchiglia che utilizzavano per vaticinare per le loro famiglie estese. Durante i successivi centocinquanta anni, la crescente importanza dell’opera delle sacerdotesse fu rappresentata da un’elaborata miscellanea di vestigia e beni mobili, impreziositi d’oro per rappresentare la potenza del sole.
Da quel periodo in poi la storia delle immagini raffigurate sugli oggetti delle sacerdotesse non solo hanno espresso le loro credenze, ma quelle dell’intera tribù. Le immagini di potere si basavano sugli animali selvatici – cervi, lupi e grandi felini – e sulle combinazioni ibride che dettero forma ai mitici grifoni . Abbiamo trovato questi animali magici sui petroglifi , stampati in piccole placche d’oro, incisi nel legno e dipinti e tatuati sui corpi. Le sacerdotesse erano divenute le veggenti che profetizzavano durante i rituali religiosi, le guide nei riti di passaggio e le guaritrici dei corpi, della mente e dello spirito. Senza dubbio, occuparono uno dei ruoli più importanti e riveriti all’interno delle antiche comunità; inoltre essendo in grado di divinare e di fare profezie, divennero fondamentali anche per le sorti politiche ed economiche delle loro tribù.
Se diamo ascolto ai linguisti, i primi sciamani furono donne. Le radici dello sciamanismo, infatti, affondano nella Siberia paleolitica, dove la parola utygan, nella sua forma più ricorrente, si riferiva solo e sempre a una donna sciamana. Gli sciamani uomini, di contro, venivano chiamati con parole diverse non collegate tra loro. In stato estatico, le sciamane comunicavano con gli dei e gli spiriti per curare le malattie umane e per ottenere una conoscenza sovrumana e usavano l’aiuto di alcuni animali per recarsi nell’aldilà. Molto prima che la scrittura facesse la sua comparsa, con gli strumenti allora disponibili fu scolpito un linguaggio iconico, usato anche per incidere sull’ardesia nera a Tamgaly le raffigurazioni magiche delle sciamane nell’atto di danzare o inseminare ritualmente un magico cavallo cornuto. Lo stile di vita dei nomadi era intimamente connesso con le forze della natura, in cui il sole e l’acqua donavano la vita a tutti e i simboli della natura erano impregnati dalla forza della fertilità, fecondità e riproduzione. Nella grotta di Kangjiashimenzi, i danzatori coreografarono quel momento e gli antichi artisti lo affi darono alla pietra, per tutto il tempo che gli dei della Tempesta l’avessero voluto conservare. Eppure, dalle posture dei danzatori possiamo dedurre che quella grotta non fu il luogo d’origine di questo rituale, che aveva viaggiato per migliaia di chilometri dalla sua fonte nell’Europa orientale neolitica.
Con l’espandersi della gerarchia delle sacerdotesse, le loro mansioni divennero sempre più importanti. Accuratamente interpretate, le bardature della sepoltura di Tillia Tepe rivelano che le donne guerriere svolgevano anche le funzioni di sacerdotesse e di divinatrici per i capi tribù delle grandi confederazioni.
Spade e pugnali rituali erano splendidamente decorati in una profusione d’oro e di simboli di fecondità: cavalli alati in parata, leopardi delle nevi, Alberi della Vita, uccelli e signore degli animali. In reperti provenienti dalla Cina, l’immagine guerriera della greca Atena aggiunge un tocco esotico mentre accompagna le figure di eunuchi alla guida di carri. Vista l’incredibile ricchezza d’oro e di icone araldiche che evocano poteri soprannaturali, basta poco per comprendere che l’autorità di queste guerriere–sacerdotesse fosse pari a quella dei capi tribù. Le usanze e i corredi funebri di Tillia Tepe, le tombe delle sacerdotesse sauro–sarmate nelle steppe degli Urali, quelle delle donne mummificate sepolte nel deserto del Taklamakan rivelano inoltre l’esistenza di notevoli scambi interculturali.
Non possiamo conoscere con sicurezza il confine tra le guerriere sacerdotesse e le donne guerriere, ma sappiamo per certo che le donne guerriere sono esistite storicamente. Molte delle figure femminili trattate in queste pagine sembrano essere state solamente guerriere, senza compiti sacerdotali, come Tomyris, citata dalla letteratura antica per avere ucciso un grande re persiano. I racconti greci sulle amazzoni probabilmente non furono ispirati solo dalle storie dei Sauromati eurasiatici, ma anche dal Nord Africa, dove prevaleva il matriarcato e l’élite delle truppe reali fu a lungo femminile. La regina Boudicca, colma di rabbia, frustrazione, umiliazione e con un coraggio inimmaginabile, condusse le sue tribù icene contro i ben più temibili Romani e per poco non sconfisse un esercito di uomini altamente addestrati. I testi medievali raccontano come le donne mongole imparassero a combattere, a colpire direttamente e mortalmente con arco e freccia, e come spesso venissero chiamate a far parte delle truppe ausiliarie in tempo di guerra.
Nell’attraversare le steppe e le montagne eurasiatiche con i miei gruppi di ricercatori, ho incontrato la realtà di queste donne di rango innegabilmente elevato, scoprendo i temi e le icone rivelatrici dei loro legami con altre donne di culture lontane. Antecedenti ai primi Nomadi, infatti, erano esistiti molti diversi modi di vita, e i Saka, i Sauromati e i Sarmati erano gli eredi di migliaia di anni di influenze di culture diverse. Originariamente gruppi di cacciatori– raccoglitori trovarono abbondanza di cibo nella Siberia meridionale e successivamente fondarono dei villaggi agricoli che si diffusero in tutta l’Eurasia, soprattutto lungo i fiumi.
Questi migranti trasmisero le loro credenze e ne assimilarono altre finché le tradizioni non si intrecciarono, consentendo alle figure simboliche alla base della loro cultura di evolversi in icone dalle simbologie multiple. Così, se in un contesto gli sciamani volano nell’altro mondo su un uccello, in altri gli uccelli portano le anime dei nascituri; inoltre, più simboli poterono rappresentare un singolo concetto: come, ad esempio l’uccello e l’Albero della Vita, che incarnano entrambi l’essenza della vita.