Q2.10 – L’ANIMALE SIMBOLICO PESCE

Tratto dalla TESI DI DIPLOMA
di Debora Colonnesi

Debora Colonnesi, mancianese, studentessa presso l’ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI DI FIRENZE ha scritto la Tesi di Diploma dal titolo: LEO, PISCES, PAVO, Animali e Simbolo Sonoro nelle Antiche Rappresentazioni e nello Zodiaco.

Nella PREFAZIONE alla tesi scrive: “Nel presente lavoro, ho voluto analizzare tre animali simbolici: i Pesci, il Leone e il Pavone, presenti in varie culture ed aspetti, specialmente dal punto di vista astrologico e musicale. Essi infatti, hanno una doppia componente, visiva e sonora, cioè spaziale e temporale in conformità, antropomorficamente, alle categorie mediante le quali l’uomo si confronta con ciò che lo circonda, sia dal punto di vista qualitativo, che quantitativo.”

Noi abbiamo voluto proporre in questo quaderno alcuni spunti sull’animale simbolico PESCE sviluppati nella tesi.
La studentessa scrive nel capitolo “I PESCI”:
“Anche la simbologia del pesce è molto ampia, forse più del leone; in termini generali, il pesce è un essere psichico, è un “movimento penetrante”, dotato di potere ascensionale nell’inconscio. Il pesce è considerato sacro perché vive nel mare (magna – mater);
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Il culto del pesce come immagine della divinità, che poi si identifica con essa, viene riscontrato già duemila anni prima di Cristo, in India, in estremo Oriente, in Egitto, e anche in Messico. Nelle regioni più settentrionali dell’Europa, si trova lo “spirito delle acque” che in origine era concepito sotto forma di pesce, poi, provvisto di tutte le facoltà intellettuali dell’uomo, divenne un essere ibrido, mezzo pesce e mezzo uomo.
<< In tutto il vecchio mondo dell’Europa e dell’Asia il pesce è stato considerato, da queste civiltà, come l’emblema della fecondità umana e animale. Questo in virtù dell’incredibile numero di uova che porta sé – a volte centinaia di migliaia, dicono i naturalisti – ma anche della credenza tipica delle vecchie popolazioni, che situava nelle acque profonde il punto di partenza nella vita del mondo…..>> (L. CHARBONNEAU – LASSAY, Bestiario, cip.p.297).
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Gli antichi attribuivano al pesce il privilegio di conoscere gli incantesimi che potevano guarire la sterilità vegetale, animale e umana. << Anche l’Egitto ebbe i suoi pesci simbolici, senza parlare di quelli citati da Plutarco, come l’oxyrhynco che gli abitanti non volevano mangiare a causa del suo presunto ruolo nelle incarnazioni di Osiris, ed i Pagri del Nilo, che i cittadini di Siene rispettavano in qualità di annunciatori della piena fecondatrice. I primi di questi pesci erano pesci maledetti, e San Clemente d’Alessandria conferma, insieme ai moderni egittologi, ciò che precedentemente aveva affermato Plurtarco, ovvero che in Egitto i geroglifi ci relativi ai vocaboli “odio” ed “odiare” vengono rappresentati con l’immagine di tali pesci. La figura di questo pesce (figura di pesce mummificato n.d.r.) è anche il geroglifico del corpo umano, e questo forse potrebbe spiegare l’enigmatico cimitero di pesci mummificati scoperto a Mèdinet-gorab, dove riposavano soprattutto degli enormi latus niloticus, alcuni dei quali si avvicinavano addirittura ai due metri di lunghezza ed ai 150 Kg. di peso. Ancora oggi, nel Sudan egiziano, si usa accostare il pesce all’organo sessuale maschile durante certi particolari riti che affondano le loro radici nel feticismo. Le pratiche del Sudan riportano alla mente che nel Laos, dove continua la tradizione dei pesci sacri, le giovani portano tutt’oggi appesi al collo dei gioielli a forma di organi della femminilità, posti fra dei pesci d’oro, simbolo della fecondità. Questa stessa usanza la si può ritrovare anche presso alcune regioni della Cina e presso numerose isole asiatiche del Pacifico”. (L. CHARBONNEAU – LASSAY, Bestiario, cip.p.301). Vediamo così, che il pesce, nella sua simbolica, era molto importante un po’ ovunque nel mondo, come oggetto di culto; tutto questo prima della venuta di Cristo. Dopo la fondazione della Chiesa e la propagazione della “parola”, gli apostoli applicarono a Gesù tutti i passaggi importanti delle scritture sacre; egli divenne l’archetipo dell’uomo perfetto, per la sua duplice natura “divina e umana”. San Paolo e gli altri predicatori della nuova dottrina, si volsero verso l’unione mistica del Redentore con la sua chiesa, cercando di comprendere la frase “crescete e moltiplicatevi, e riempite la terra”; fu semplice per molti Cristiani, applicare al Cristo Divino l’antico emblema di tutte le fecondità: il pesce. ……………………… Vediamo che il “pesce” nel III secolo, fu molto importante, perché acquisì un preciso significato Eucaristico all’interno della chiesa. Ad esempio, il vescovo Abercio, afferma che: <> . (L. CHARBONNEAU – LASSAY, Bestiario, cip.p.323).
Questo testo, come altri, stanno a significare che il pesce veniva usato come simbolo di un vocabolario misterioso dei primi cristiani e che serviva a rappresentare il Cristo, nascosto sotto le specie materiali dell’Eucarestia; lo stesso pesce aveva rappresentato anche il Cristo guida e sostegno della sua chiesa. Spesso questo simbolo lo si trovava raffigurato sul calice o sull’altare, così sembrava offrirsi al fedele. Il simbolo lo si ritrova anche nelle scene di banchetto sacramentale: <>. (L. CHARBONNEAU – LASSAY, Bestiario, cip.p.324) Questo passo del Vangelo ha contribuito molto alla simbologia del “pesce eucaristico”; la scena è rappresentata frequentemente anche nell’arte Cristiana primitiva.”