Q10.7 IL GRANDE SEGRETO

Il grande segreto? Certo che esiste.

Riguarda la vera “natura”dell’essere umano: sapere chi sono, sapere chi siamo. Questa conoscenza è al centro di tutto. Ma è stata snaturata da coloro che tale conoscenza l’ hanno solo parzialmente compresa, usandola come strumento di oppressione e di controllo sugli altri. I clerici, da una parte, e gli scienziati dall’altra. I primi insegnano che la natura umana è corrotta e peccaminosa, insanabilmente divisa tra parte animale e parte spirituale. Per la Scienza la natura umana è determinata dal “caso”, prima ebbe forme scimmiesche e prima ancora anfibie, secondo un processo evolutivo privo di senso e finalità. Per la Scienza non è dimostrabile l’esistenza di una parte spirituale dell’essere umano. Tutto il creato viene spiegato dagli scienziati, almeno da quelli dell’ufficialità accademica, come un macchinario mosso da leggi meccaniche di causa ed effetto. Ma il vero segreto non è in queste visioni pseudo-religiose e ipertecnologiche. Religiosi e scienziati ne hanno solo avuto il sentore, di quel segreto. Ed è un segreto che ha il potere di cambiare il modo di concepire e percepire la vita nelle persone che ne vengono a conoscenza. E’ un potere che ha dato alla testa ai molti che lo hanno annusato e si sono spesi nello spiegare e imporre agli altri come funziona la realtà…la vita…la creazione…

Molto sinteticamente si può affermare, tenendo conto di tutto il sapere tramandato da tradizioni antiche e più recenti, che la natura umana è triplice: fisica, mentale e spirituale. Ovvero: corpo, mente, spirito. Lo spirito corrisponde alla psiche, è l’anima dei cristiani, il Ka e Ba degli antichi Egizi, la parte composta di energia sottile, chiamata anche corpo astrale, eterico e con altri nomi ancora . In tutte le antiche tradizioni la parte spirituale è la sola destinata a sopravvivere alla morte del corpo fisico. Corpo e mente sono solo strumenti. L’essenza, la vera “natura” dell’essere umano è lo spirito. Invisibile, ma ben riconoscibile dai suoi effetti. Se un essere umano arriva ad identificarsi con la propria mente, così che lo strumento mentale diventi il centro della sua esistenza, del suo sentirsi “io”, ne consegue una inevitabile nevrosi. La parte spirituale, e anche il corpo, si ribelleranno a questo snaturamento, creando una situazione conflittuale, appunto una nevrosi. Un grave problema, a questo punto, è che in Occidente il tema qui trattato non ha ancora né visibilità né attendibilità. Né riconosciute metodologie di approccio.

Per la Scienza occidentale l’essere umano non ha una parte spirituale, l’idea di anima o psiche è territorio “non scientifico”. E così, nelle scuole, università e accademie si insegna che la mente è tutto e, quando questa si spegne, finisce la vita, non resta nulla. Ma la mente è solo uno strumento, non è la sede del vero io, semmai del suo riflesso. Identificarsi con ciò che si vede riflesso nella mente equivale a uno sradicamento dell’io dalla sua vera sede che è nel sentire, non nell’identificazione con i prodotti dello strumento mentale. Attraverso il sentire può crescere, prendere forma e identità l’essenza interiore, il seme spirituale dell’autentica natura umana. Le donne, per oltre due millenni, sono state colpite nella loro libertà, quando è stata loro negata la partecipazione ad attività di tipo mentale, territorio di caccia di proprietà maschile, a parte le eccezioni. Per le donne che oggi in Occidente possono svolgere attività di tipo intellettuale, la sfida è enorme. Il concreto pericolo è che ora possono perdere del tutto la loro libertà se identificano il centro della loro individualità nello strumento mentale e nei suoi prodotti. In tal modo ripercorrerebbero la stessa strada già percorsa dai loro compagni e che li ha portati a perdere il loro centro. Per uomini e donne, il centro dell’essere è nel “sentire” e non nel “pensare”; nel cuore e non nella mente. Il pensiero è un riflesso di ciò che scaturisce dal cuore, centro di tutto l’essere. Secondo un antico simbolismo, il cuore dell’essere umano corrisponde nel cosmo al sole, emanatore di luce, calore e vita; la mente corrisponde alla luna, che riflette la luce solare.

Il potere mentale è stato osservato e studiato soprattutto negli ambienti sapienziali delle maggiori tradizioni orientali, in primis il buddhismo. Il flusso di pensieri che attraversa la mente da dove proviene? Nasce nel cervello? Per gli antichi sapienti dell’Oriente il pensiero ha natura collettiva, non individuale. Dunque non nasce nel nostro cervello, ma proviene da una sorta di serbatoio universale dove sono accumulate tutte le forme-pensiero. L’individuo è in costante connessione con questa dimensione mentale che è, propriamente, una dimensione collettiva alla quale tutti sono collegati, in un modo non molto dissimile dalla rete informatica cui sono collegati i computer di tutti coloro che aprono la connessione. La mente è uno strumento che ci dà accesso alla dimensione del pensiero universale, ma che assolutamente non è la nostra essenza. E’ soltanto un importante strumento di connessione. Il pensiero quindi proviene da un fl usso universale portatore di impressioni, pensieri, immagini e forme che non ci appartengono, ma che possiamo utilizzare per le nostre finalità.

L’altro strumento che non ci appartiene del tutto è il corpo fisico. In tante tradizioni di antica origine si tramanda il concetto che “la vita è un dono”. In effetti, il corpo fisico e la mente ci vengono donati, in quanto non appartengono alla nostra essenza che è spirituale, ma sono solo due strumenti che possiamo utilizzare per fare crescere l’essenza, portandola a perfezione attraverso un processo di trasformazioni e mutamenti. Questo infatti è lo scopo ultimo dell’esistenza. Dalla concezione tripartita dell’essere umano è derivata l’analoga concezione tripartita del cosmo: mondo superiore, di mezzo e inferiore, concezione rinvenibile ubiquamente presso tutte le antiche culture. Il nostro è il mondo di mezzo, tra cielo e inferi, tra alto e basso, la nostra stessa essenza si trova in mezzo, o al centro, tra mondo mentale e mondo fisico. La mancanza di una “mappa” della reale struttura e natura dell’essere umano è la causa primaria della crisi globale vissuta dalla presente umanità. Una umanità che pretende di spiegare l’origine del cosmo – il big bang – e di colonizzare i pianeti del nostro universo senza avere un’ autentica conoscenza della natura dell’essere umano, è simile a un branco di scimpanzé che entri per caso in possesso di armi ed esplosivi, iniziando a giocare con quegli strani ordigni, senza alcuna cognizione di cosa questi siano in grado di provocare.

L’umanità moderna ha oscurato e rinnegato le tante acquisizioni dei nostri antenati, vissuti presso civiltà prosperate per millenni che, nel bene come nel male, hanno tracciato la strada che ha portato all’attuale situazione. Un percorso che non si può ignorare o sottovalutare. Le antiche civiltà vengono considerate ancora con un giudizio moralistico: non evolute, inferiori, superstiziose e primitive. Un simile giudizio viene emesso perché si ritiene che la nostra sia la civiltà migliore, la più evoluta. Ma tutti questi “giudizi” è evidente che non sono affatto scientifici e obiettivi, sono semplici pregiudizi. Le antiche civiltà si focalizzarono nel comprendere l’essere umano e l’ambiente dove viveva, questo era il grande mistero da esperire. Con l’avanzare del progresso tecnologico il paradigma cognitivo venne invertito: invece di porre il mistero della natura umana al centro di tutto, fu accentrata l’attenzione sullo studio degli oggetti prodotti dall’uomo, i suoi strumenti e le varie tecniche e forme da lui create. Ebbe così inizio l’era tecnocratica dove ciò che è predominante sono i prodotti, i modi (= moderno) e le apparenze; e non più l’essere umano, la sua autentica e invisibile essenza e ciò che è oltre le apparenze.