Q10.3 – IL FANUM VOLTUMNAE A BOLSENA

Tratto dal libro di Angelo Timperi “

Il Fanum Voltumnae a Bolsena”

Ed. S.ED, 2010 (VT)

Angelo Timperi è stato per trenta anni ispettore archeologo della Soprintendenza degli Scavi Archeologici per l’Etruria Meridionale, in particolare è stato responsabile del versante settentrionale del lago di Bolsena. Nel 2010 ha pubblicato il “Fanum Voltumnae a Bolsena”, un dettagliato studio delle testimonianze e dei templi etruschi nella città di Bolsena; attestando così, con convincenti evidenze, che Bolsena fu l’etrusca Volsinii, il centro religioso e geografico (omphalos – ombelico) della confederazione etrusca. Lì era situato il maggiore tempio (fanum) delle dodici tribù tirreniche, consacrato alla principale divinità nazionale, Voltumna.

Il lavoro del dottor Timperi mostra chiaramente come, nonostante i tanti scavi e le ricognizioni, la vera storia di Bolsena sia stata completamente fraintesa e resa inverosimile, producendo una grave falsificazione della storia e delle origini dell’Italia antica.

Ipotesi ricostruttiva dell'autore sull'area con il tempio di Voltumna e gli altri due templi

 

Nell’introduzione del suo libro, il dottor Timperi scrive: Nel titolo ho scritto ‘dovuto a Voltumna’, ma in realtà avrei dovuto aggiungere, quasi come una riparazione, ‘e a Bolsena e a quanti nel passato hanno compreso che Bolsena era la grande Velzna etrusca e ciò hanno continuato a sostenere con tenacia negli anni, in contrasto con coloro che non ammettono idee contrarie alle proprie opinioni’.

Mi dispiace infatti di dover riferire che nonostante la grande quantità di dati archeologici e testimonianze epigrafiche, di sculture e di resti monumentali etruschi provenienti da Bolsena e dal suo territorio intorno al lago, sparsi nei musei statali e nelle collezioni private di mezzo mondo, ancora oggi molti etruscologi, anche di chiara fama, vittime forse di una specializzazione troppo chiusa, ripetono caparbiamente contro ogni evidenza archeologica che la città etrusca di Velzna è Orvieto e che Bolsena altro non sarebbe se non la riproposizione da parte dei pochi esuli scampati alla distruzione dell’antica città e risparmiati dai romani.

L'angolo nord-ovest in opera poligonale del grande basamento

 

Nel catalogo della recente mostra sugli etruschi tenutasi a Roma al palazzo delle esposizioni, 2008/09, nella mappa con i centri urbani a pagina 271, si arriva così a indicare Orvieto, oltre che con il nome di Velzna – già di per sé un’appropriazione indebita, visto che tale nome finora non è stato mai riconosciuto a Orvieto – anche con quello di Volsinii: Bolsena viene indicata solo come Volsinii Novi, con un attributo, “novi”, che non si riscontra in nessuna testimonianza archeologica o fonte storica.

E’ un voler piegare a tutti i costi la realtà dei dati archeologici ad una convinzione precostituita, senza rispetto della verità storica, nonché del pubblico”.

Nella minuziosa ricostruzione storica e con un’attenta indagine archeologica dell’area di Poggio Moscini, l’altura sopra Bolsena dove si trova l’attuale parco archeologico, Timperi ricostruisce quella che era la principale area templare dell’etrusca Volsinii.

Posizione probabile del teatro a Poggio Moscini

Nel capito 10 dell’opera già citata, l’autore scrive: “Tutta la propaggine occidentale della collina di Poggio Moscini, in definitiva una monumentale terrazza aperta sul lago, costituiva un’area sacra di eccezionale importanza, con il tempio di Fuflunz tempio A, a nord, al centro il tempio di Voltumna tempio B, a sud il tempio di Tinia/Aplus tempio C. Piena è la frontalità della prospettiva aperta verso il lago. La particolare composizione d’architettura sacra etrusca di Poggio Moscini, con il tempio più importante al centro di una vasta corte circondata sui lati dai lunghi portici, trova riscontro nei grandi santuari dell’Ellade e della Magna Grecia e come pure di riflesso nell’impianto dei più tardi templi di Giunone a Gabi e di Ercole a Tibur. In queste aree sacre, specie a partire nel V secolo a.C. nello spazio anteriore del tempio principale, in asse con esso, sono presenti di norma un altare e il teatro per i sacri misteri”.

L’autore così conclude il suo lavoro: “Formulo la speranza che un giorno gli indizi da me raccolti e qui segnalati possano suscitare l’attenzione di altri studiosi, la curiosità e la voglia di conoscere meglio la storia etrusca, contribuendo a far ripartire la ricerca da parte di futuri archeologi delle importantissime testimonianze della Bolsena etrusca, ancora celata al di sotto delle stratificazioni dell’insediamento abitativo romano.

Chiudo infine con l’augurio che venga riconosciuta la reale importanza di Bolsena quale grande e antica città etrusca. In essa, tutta, va riconosciuto il fanum Voltumnae che è stato tanto inutilmente cercato altrove.

Tracce del teatro evidenti in questa lettura assonometrica del terreno da Buchicchio, RM, 1970, p.40

Bolsena aveva a Poggio Moscini, specialmente nel V secolo a.C., una monumentale area sacra, organizzata secondo un progetto di straordinaria grandiosità architettonica, con almeno tre grandi santuari. Compreso tra il tempio A, dedicato a Fuflunz e il C a Tinia e Aplu, spicca il tempio B in posizione centrale e dominante, eretto su di un basamento-terrazza largo oltre cento metri, che lo rendeva ben visibile da ogni parte del cratere. Ed è questo tempio che, proprio per la sua monumentalità e per la sua particolare ubicazione sulla bocca del vulcano, con buone ragioni mi sento di attribuire al dio Voltumna”.

Uno studio, quello del Timperi, basato su concrete evidenze e su precisi riscontri archeologici che non possono essere ignorati, né sottovalutati o sbrigativamente messi da parte.