Q10.1 – ALESSANDRO FIORAVANTI

 

In ricordo del grande ingegnere, geologo e archeologo di Bolsena ( + 2013)

Alessandro Fioravanti mostra il kernos proveniente dai fondali del lago di Bolsena

Prima di lui, il lago di Bolsena non aveva una vera storia, lo scrigno dei suoi segreti era ancora chiuso. Tanti segreti, dei popoli etruschi e pre-etruschi che per primi vissero sul lago. Dopo aver lavorato come ingegnere minerario in Perù, ritornato nella nativa Bolsena, Fioravanti, un giorno del 1959, fece una incredibile scoperta. Fu durante una gita in barca, con moglie e figli piccoli; il suo sguardo sempre vivo vide sott’acqua i contorni di una grande e scura formazione sommersa. Fu l’inizio della scoperta del Gran Carro, il primo dei quattro giganteschi tumuli scoperti sotto le acque del lago di Bolsena.

Lago di Bolsena una delle quattro "aiole" sommerse

Sulla riva, tagliati netti nella roccia lavica, Fioravanti vide dei solchi dritti e squadrati entrare nel lago e proseguire in direzione del tumulo sommerso. Con gli amici sub e la moglie Gabriella, si immerse per vedere e fotografare quell’enorme struttura di pietra, a forma ellittica, lunga ottanta metri, larga sessanta, alta sui quattro-cinque metri.

Cranio di "bos primigenius" rinvenuto nel fondo del lago

Il tumulo sommerso era ben conosciuto dai pescatori ed evitato per non perdervi le reti, lo chiamavano in dialetto bolsenese il “Grancaro”, il luogo dei “ granchi”. E’ però restato alla cronaca come il Gran Carro, forse nome suggerito da quegli strani “solchi” tagliati sugli scogli, simili a preistoriche rotaie, che però non erano serviti alla viabilità dei carri, ma, come si scoprì poi, a convogliare l’acqua termale proveniente dal tumulo.

Nelle foto riprese sott’acqua, Fioravanti notò delle anomale linee che dal tumulo salivano dritte verso l’alto. Tornati a immergersi, scoprirono che le “linee” erano create da bollicine ascensionali di acqua termale. Il mistero iniziava ad avvolgere con la sua trama quella che sarebbe diventata, negli anni, la più importante scoperta archeologica, nel cuore dell’antica Etruria. Con la scoperta delle “aiole” – nome dato dai pescatori ai tumuli sommersi – e di molti altri importanti ritrovamenti di età preistorica, oggi è possibile comprendere sia la formazione, sia le origini di quella che in età storica divenne la civiltà etrusca.

Dopo il Gran Carro, Fioravanti e il suo gruppo di subacquei scoprirono altre tre “aiole”, confermando una serie di singolarissimi dati, emersi in anni di immersioni, ricerche e studi comparati. Ingegnere, geologo, archeologo, archeo-sub, le sue scoperte, ancora sottostimate da un’accademia letargica, cambieranno la storia. E’ questo il ‘tesoro’ che Fioravanti ha lasciato alla nuova generazione di appassionati ricercatori.