Q1.9 – RADIESTESIA

Daniele Carrucoli ha conseguito la maturità scientifica quest’anno. Ha molteplici interessi cultu¬rali, è socio della nostra Associazione ed ha collaborato, oltre che alla fondazione, anche con un

suo scritto al primo numero dei Quaderni

Può capitare, incamminandoci in sentieri, boschi o luoghi archeologici, di trovare persone indaffarate ad osservare un bastoncino tra le loro mani, che ripetono incessantemente un determinato percorso. Queste persone, al contrario di quanto possiamo pensare, non sono del tutto impazzite, o almeno non sempre.
Quelle “normali” stanno esercitando un’antica disciplina, nota all’uomo da tantissimi secoli: la radiestesia (Dal latino radius: raggio e aisthesis: sensazione).
Questa è definita come la disciplina che, tramite la captazione delle irradiazioni, che ogni corpo e sostanza emette, ci consente di scoprire corpi o sostanze nascosti, di conoscere l’ubicazione, l’entità, la natura, la specie, la qualità e l’influenza che esercitano gli uni sugli altri. Specificamente le irradiazioni sono emanazioni, impercettibili per i nostri cinque sensi, che si sprigionano da qualsiasi corpo animale, vegetale o minerale e si espandono nell’atmosfera come avviene per le frequenze sonore. Tuttavia, pur non potendo essere percepite direttamente dai nostri sensi, tranne in casi eccezionali, possiamo afferrarle, comprenderle e interpretarle mediante l’uso di apparecchi che ci fungono da “antenne-radio”. A seconda dei mezzi usati la Radiestesia si divide in Rabdomanzia e Radioestesia o Radiomanzia. La prima si riferisce ai radioestesisti che utilizzano una bacchetta o forcina, la quale può essere di legno e di metallo. La bacchetta si può costruire semplicemente tagliando un ramoscello biforcuto in modo da ottenere una V; per il legno sono da escludere l’ulivo e i resinosi. Quelle in metallo possono anche essere fatte tramite due fili di rame (consigliabile come materiale) identici che abbiano una forma a pistola, per intenderci: le prime sono molto utili per ricercare acqua o vuoti al disotto del terreno, mentre le seconde servono soprattutto a delimitare quest’ultimi.
Universalmente le estremità della bacchetta sono tenute fra le falangi medie delle mani ben chiuse; le reazioni della forcina possono variare da individuo a individuo. La seconda si riferisce ai radioestesisti che utilizzano il cosiddetto pendolino; i suoi materiali possono variare dal legno al vetro e all’ebanite, mentre il filo che lo sorregge è preferibile averlo in seta, lino o canapa. A seconda della lunghezza del filo, il peso del pendolo varierà dai 30 ai 70 grammi. La posizione per l’utilizzo del pendolino può variare da persona a persona,ma solitamente si fa passare il filo sopra l’indice destro che sarà in posizione leggermente avanzata rispetto le altre tre dita(mignolo,anulare e medio) impegnate a reggere il filo stesso. Per far funzionare correttamente il pendolino bisogna istaurare un legame mentale con lo stesso, non preoccupatevi, non è nulla di trascendentale. Questo legame consiste nel porre delle domande al pendolo ed osservare i suoi movimenti, che variano da persona a persona. Chiaramente, prima di fare esperimenti importanti, bisogna fare delle prove con oggetti noti, magari nascosti sotto bicchieri, e porre determinate domande osservandone le reazioni. Addirittura degli esperti sono riusciti ad individuare e trovare obbiettivi, ricercati tramite l’uso del pendolino sulla cartina geografica. È in corso un ampio dibattito se considerare la radiestesia come una scienza o una semplice disciplina, anche se in Inghilterra è insegnata ufficialmente nella Scuola del Genio Militare. Fatto sta che scienza o meno, questa è una pratica molto affascinante che può consentirci uno studio ancora più approfondito del nostro territorio permettendoci di instaurare con questo un vero legame fisico e sensoriale.

Daniele Carrucoli

Bibliografia essenziale


Pietro Zampa, “Elementi di radiestesia” Vannini editrice
Aristide Viero, “Geobiologia tra radioestesia e rabdomanzia” Vannini editrice