Q1.6 – G. VIGNOLI BIBLIOTECARIO VATICANO

In questo spazio del quaderno verranno presentati i più rimarchevoli personaggi che hanno contribuito alla storia del nostro territorio.
Il primo che abbiamo ritenuto presentare è Giovanni Vignoli, uomo di vasti interessi culturali, in contatto con le maggiori personalità della sua epoca, di cui si conservano lettere e documenti presso l’archivio storico della biblioteca di Pitigliano.
Ci proponiamo nei successivi quaderni di pubblicare parte di questo materiale.

GIOVANNI VIGNOLI BIBLIOTECARIO VATICANO
di Roberto Del Buffa

Roberto Del Buffa, bibliotecario, vive fra Firenze ed Arezzo. Si occupa, oltre che di storia e filosofia della scienza, dello studio della biblioteconomia.

La Biblioteca comunale di Pitigliano conserva un prezioso fondo archivistico, costituito dalle carte personali e dal carteggio di Giovanni Vignoli, figura di spicco della cultura romana fra la fine del Seicento e i primi trent’anni del secolo successivo. Nato a Pitigliano il 13 aprile 1667 e nipote della poetessa Maria Porzia Vignoli, monaca domenicana, Giovanni si formò fra Orvieto e Roma, dove concluse gli studi di filos ofia e teologia nel 1690, appena ventitreenne. Entrato in contatto con influenti personaggi della corte romana, divenne segretario del cardinale Pier Francesco Orsini, arcivescovo di Benevento e futuro papa col nome di Benedetto XIII. Svolse tale incarico fino al 1693, quando vi rinunciò per motivi di salute.
La sua vita si divise fra Roma e Pitigliano. Mantenne infatti un forte legame con il suo luogo d’origine, dove conservò la proprietà della casa natale, ancora visibile, nell’attuale via Generale Orsini, al numero 2. Un’elegante lapide celebra i natali di Giovanni Vignoli, “celebre archeologo e numismatico”.
Preso l’abito religioso ebbe piccoli incarichi, che svolse con diligenza, coltivando al contempo i suoi interessi storici ed eruditi, fino a che divenne segretario personale di Don Filippo Colonna, Gran Contestabile del Regno di Napoli. Nel frattempo entrò in contatto col circolo culturale che si formò intorno al giovane abate Domenico Passionei (1682-1761), destinato a diventare un personaggio chiave della storia vaticana, nella quale, divenuto cardinale, assunse il ruolo di capo della fazione antigesuita. Pubblicò inoltre una serie di opere erudite, fra cui, nel 1709, l’Antiquiores pontificum romanarum denarii, che rappresenta l’atto di nascita della numismatica papale, anche se diventerà il testo di riferimento in materia solo con la seconda edizione, pubblicata con correzioni a cura di Benedetto Fioravanti. Fu anche grazie a questa attività che, nel 1712, sotto il pontificato di Clemente XI (1700/21), fu chiamato a succedere allo scomparso Lorenzo Alessandro Zaccagni nel prestigioso incarico di Custode della Biblioteca Apostolica Vaticana, che allora comprendeva anche collezioni artistiche e antiquarie, per esempio monete e medaglie (peraltro il medagliere sarà formalmente inaugurato soltanto nel 1738, dopo l’acquisto della raccolta del cardinale Alessandro Albani).
Il Vignoli entrò allora nella complessa organizzazione vaticana. Divenne prima Cameriere di Onore Pontificio, poi Prelato Referendario della Segnatura Apostolica, tribunale supremo della Santa Sede, ma continuò a occuparsi soprattutto di archeologia, storia romana e numismatica. Scrisse anche sonetti, discorsi e melodrammi, ma la sua opera più nota fu quel Liber Pontificalis seu De gestis romanorum pontificum per la cui composizione si basò su Le vite de’ Sommi Pontefici attribuite ad Anastasio Bibliotecario. Originariamente pubblicato a Roma in tre tomi, fra il 1727 e il 1733, ebbe una seconda edizione, sempre a Roma, nel 1755.
Intellettuale di straordinaria erudizione e larghi interessi, Vignoli si trovò al centro di una vasta rete di corrispondenti, che comprendeva letterati del livello di Scipione Maffei, Apostolo Zeno e Ludovico Antonio Muratori. Fra gli ultimi decenni del ‘600 e i primi del ‘700, l’intenso scambio epistolare, come peraltro la diffusione di giornali letterari, costituì un efficace strumento per la circolazione delle idee, fenomeno che proprio in quegli anni conobbe un incremento considerevole. Esemplare fu, per esempio, il caso del bibliotecario del Granduca di Toscana Antonio Magliabechi (1633- 1714) che, pur rinunciando a pubblicare alcunché di proprio, consacrò la propria attività intellettuale alla creazione di una fitta rete di contatti epistolari, di cui fecero parte tutte le maggiori personalità della cultura italiana e anche straniera, con le quali scambiava indicazioni bibliografiche, note letterarie e contatti con altri potenziali corrispondenti, da assorbire nel proprio già affollato circuito epistolare. Oggi è difficile immaginare
«la trama di contatti, di notizie, di segnalazioni, di ragguagli, di partecipazioni, di giudizi, di relazioni che non solo connetteva ed avviluppava, per il tramite del servizio postale, gli ambienti eruditi e culturali dell’Europa agli inizi del XVIII secolo, ma permetteva il funzionamento sia di un comune tessuto umano che di quelle strutture comunicative che erano condizione imprescindibile per l’allestimento organizzato di una scienza, di un’editoria correlata e del relativo commercio librario» (Alfredo Serrai).
Come custode della Biblioteca Vaticana, carica che corrispondeva a quella attuale di prefetto, il Vignoli era sottoposto solo all’autorità del Papa e del Cardinale bibliotecario, cioè, fino al 1730, Benedetto Pamphilj e successivamente Angelo Maria Quirini. A quegli anni risalgono alcuni interventi fondamentali per l’incremento delle raccolte, librarie e artistiche. In particolare, nel 1715, lo stesso Clemente XI aveva inviato in Oriente lo scrittore della Biblioteca vaticana Giuseppe Simonio Assemani, un sacerdote maronita di origine libanese che, viaggiando fra Siria ed Egitto, riuscì ad acquistare quasi interamente la biblioteca del Monastero copto di San Macario e parte di quella del Monastero dei Siri nella Nitria, che finiranno alla Vaticana. Un’altra acquisizione importante fu quella della biblioteca privata del diplomatico e collezionista d’arte Cassiano dal Pozzo, forse su consiglio dello stesso Vignoli.
Anche nel campo dell’organizzazione della biblioteca furono fatti progressi importanti. La biblioteca della regina Cristina di Svezia, acquisita nel 1690, fu ordinata come un fondo chiuso, sul modello di quanto fatto per la biblioteca dei duchi di Urbino, aggregata nel 1657, dopo l’annessione del Ducato di Urbino allo Stato Pontificio, nel 1631. Il materiale orientale fu invece inventariato dallo stesso Assemani, che più tardi avrebbe iniziato, con il nipote Stefano Evodio, la catalogazione dei manoscritti vaticani, interrotta dopo i primi tre volumi, dedicati ai codici ebraici e siriaci.
Giovanni Vignoli morirà a Roma nel novembre del 1733, mantenendo fino all’ultimo il titolo di primo Custode della Vaticana. Meno di sei anni dopo il suo posto sarà preso dal cardinale Passionei, con il Quirini ancora Cardinale Bibliotecario, ma, per la persistente assenza da Roma di questi, in grado di affiancarlo come coadiutore (1741) e, alla sua morte, sostituirlo (1755). Saranno questi anni decisivi per l’affermazione della Biblioteca Apostolica Vaticana come istituto culturale di livello europeo, nei quali sarà portato a frutto il notevole incremento delle collezioni e le oculate scelte gestionali degli anni precedenti, cui aveva contribuito, per un periodo più che ventennale, anche il Vignoli.

Bibliografi a essenziale

Marta Rubino, Gaetano Alfano
Il fondo Giovanni Vignoli a Pitigliano: storia e digitalizzazione
dell’archivio privato di un custode della Biblioteca Vaticana.
In: Archivio aperto dell’Università degli Studi della Tuscia, Viterbo, [2007], http://dspace.unitus.it/bitstream/2067/134/3/alfano_rubino_fondo_vignoli.pdf

Elisabetta Insabato
Gli archivi nel territorio dell’antica contea di Pitigliano e Sorano: un patrimonio da tutelare.
In: Gli archivi pubblici e privati di interesse storico a livello locale: [atti del] convegno: Viterbo, 29 settembre 2006, Viterbo, 2006, http://www.centroricerchealtolazio.it/archivipubblicieprivati/grosseto/soprintendenza%20archivistica%20per%20la%20toscana.pdf

Alfredo Serrai
Domenico Passionei e la sua biblioteca, Milano, Sylvestre Bonnard, 2004, ab indices.

Jeanne Bignami Odier
La Bibliotheque Vaticane de Sixte IV à Pie XI: recherches sur l’histoire des collections de manuscrits avec la collaboration de José Ruysschaert, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1973.

Giuseppe C. Fabriziani
Note e documenti. Parte terza in: Giuseppe Bruscalupi, Storia della contea di Pitigliano, Roma, Multigrafi ca ed., 1906, pp. 425/426.

Filippo Maria Renazzi
Storia dell’Università degli studj di Roma, detta comunemente La Sapienza, che contiene anche un saggio storico della letteratura romana dal principio del secolo XIII al declinare del secolo XVIII, Roma, Paglierini, 1806, tomo IV, pp. 181-182