Q1.4 – BILANCIO DI UNA RICERCA

Tratto da “Le origini degli ETRUSCHI”

di Claudio DE PALMA

Claudio De Palma è fondatore della Società Italiana di Archeologia Mediterranea, già docente alla Northern Colorado University, alla Mddlebury School of Languages e alla Stanford University. Linguista e archeologo ha condotto scavi e prospezioni in Italia, Grecia, Cipro, Israele, Giordania, Tibet.

Pubblicazioni principali: La Tirrenia Antica (1983), Sotto il segno di Turan (2005), le origini degli Etruschi (2004).

Bilancio di una ricerca

Un collega tempo fa mi osservava, che occorre coraggio per sostenere tesi in contrasto con quelle della archeologia ufficiale. In effetti, ricordo che nel 1983, quando fu pubblicato il mio libro sulla Tirrenia antica, un noto etruscologo, oggi al vertice della istituzione etruscologica in Italia, si rifiutò di leggere il mio lavoro asserendo che ormai sull’argomento delle origini degli Etruschi tutto era stato detto da lui e da Massimo Pallottino. L’atteggiamento di quello e degli altri studiosi che si occupano istituzionalmente di etruscologia, è rimasto ancor oggi lo stesso, di netto rifiuto ad accogliere qualsiasi contributo che non venga dall’interno della loro stretta cerchia.

Noi invece riteniamo oggi come allora che il coraggio della verità sia indispensabile per procedere negli studi ed evitare che questi restino impantanati in schemi prefissati. La provenienza degli Etruschi dall’oriente è oggi una verità incontrastata e incontrastabile in tutto il mondo fuorché in Italia, proprio a causa della ingessatura dei nostri studi su posizioni preconcette e superate.

Nessuno oggi, in nessun paese, fuorché in Italia, contesta il risultato di decenni di studi e ricerche, e cioè che il nucleo dotto di una cultura materiale, culturale e spirituale superiore e parlante la lingua etrusca, sia giunto in Italia via mare da Oriente, e precisamente da una originaria area egea nord – orientale. Lo provano soprattutto sul piano linguistico i molteplici raffronti e le concordanze fonetiche, morfologiche, sintattiche e lessicali dovute alle analisi portate avanti da insigni linguisti in Francia, Olanda, Germania, Spagna e soprattutto nella stessa Italia.

Ai risultati della ricerca linguistica si assommano quelli della ricerca filologica sui testi sopravvissuti della letteratura e storiografia greca e latina, e quelli della ricerca storica dovuta a insigni studiosi, a cominciare da Dominique Briquel in Francia.

I dati culturali integrano e sostanziano la ricerca storica e il quadro complessivo che ne risulta è, come abbiamo visto nei rispettivi capitoli, inequivocabile. E’ un quadro con luci e ombre, ma le luci si fanno sempre più chiare, quanto più si procede sulla strada della verità storica.

I risultati dei più recenti studi linguistici (Renfrew 2001, Finkelberg 2001, Carruba 2003) sembrano aprire nuovi orizzonti alla ricerca sul sostrato egeo – anatolico (protoindoeuropeo) di IV – III millennio (protoluvio?). Oggi possiamo affermare, con un grado di probabilità che è vicino alla certezza, che a partire dalla fine del terzo millennio i movimenti di popoli, dovuti in gran parte all’effetto combinato dell’aumento demografico delle popolazioni europee e all’inaridimento del clima con conseguenti gravi e prolungate carestie delle quali abbiamo traccia prima nelle analisi geomorfologiche e poi in documenti contemporanei, raggiunsero il Mediterraneo orientale e centrale, con effetti disastrosi.

Crollarono civiltà millenarie ed altre ne sorsero e crollarono a loro volta alla fine del secondo millennio, da Hattusa a Cipro, alla Grecia continentale e insulare, in un rinnovarsi di disastri ancora maggiori, provocati da nuovi arrivi di intere popolazioni da nord e da ovest. Migrazioni di popoli mediterranei per sfuggire a guerre e massacri si verificarono allora in tutta l’area, prevalentemente in direzione est – ovest, verso aree meno esposte. Fra queste molte partirono dalle coste dell’Anatolia, dalle isole dell’Egeo, dal Levante. I tirreni furono tra questi. Già gruppi di mercanti in cerca di metalli, oltre che verso le coste orientali del Mar Nero, si erano diretti verso i paesi occidentali alla ricerca di metalli: Sardegna, Italia tirrenica, Iberia orientale e meridionale. I primi solcarono il mare già nell’Eneolitico, alla fine del terzo millennio, poi nel Bronzo Antico, ma nel Bronzo Tardo e Finale, a partire dal XIV secolo, i gruppi si fecero sempre più numerosi non solo a seguire le rotte verso le terre ricche di rame, ferro, stagno, oro e argento, ma anche alla ricerca di nuove sedi in territori fertili dove stabilirsi fuggendo dall’apocalisse. Lungo rotte già note da un millennio almeno, molti emigrarono e fondarono città e nuovi stati, alcuni portando a loro volta morte e distruzione alle genti ivi già stabilite, altri invece costruendo una pacifica convivenza con esse.

Uno dei popoli risultanti da queste distruzioni e da queste convivenze fu il popolo etrusco. Il nocciolo di esso era di origine egeo – anatolica: la lingua, i costumi, le tradizioni, i ricordi trasmessi oralmente ne facevano fede. Diventò uno dei popoli preminenti in Italia, fino a dominare la penisola dalle Alpi fini allo stretto di Sicilia, come scrisse Livio (I, 2). Fu la prima civiltà in Italia, che dette i natali a quella gloriosa di Roma.

I nostri studi rappresentano oggi un doveroso atto di riconoscenza e di amore per quei nostri lontano antenati.