Q1.3 – IL DNA E L’ORIGINE DEGLI ETRUSCHI

Il nostro territorio si trova nel cuore dell’Etruria per cui non possiamo non essere interessati a quel popolo e curiosi di conoscere l’evoluzione delle ricerche storiche sulla sua origine.

Il problema ha impegnato gli storici fin dall’antichità e li impegna tutt’ora. Alle certezze raggiunte da qualche storico moderno (Pallottino) si contrappongono le certezze di altri (Giovanni Semerano, Claudio De Palma). Dallo studio del DNA degli Etruschi nasce una nuova ipotesi o viene confermata una delle due ipotesi fin qui sostenute?

Ci ha incuriosito il titolo di una intervista a Guido Barbujani riportata nel n. 5, anno 2007, della rivista Newton che titola “I VERI ETRUSCHI? FORSE NON SONO MAI ESISTITI”

Lo stesso Guido Barbujani ha scritto sull’argomento un articolo pubblicato su “Scienza e Filosofia” del Sole – 24 Ore di domenica 4 aprile 2004.

Il Barbujani non è uno storico né un archeologo; è genetista delle popolazioni al Dipartimento di Biologia ed Evoluzione dell’Università di Ferrara.

Lo studioso racconta nell’intervista che lo scopo della ricerca era quella di ottenere, per la prima volta, una descrizione genetica degli Etruschi; un popolo interessante in quanto molti aspetti della sua storia sono sempre stati misteriosi.

Infatti, non esistono documenti scritti dagli stessi Etruschi se si escludono le brevi iscrizioni religiose o funerarie; i Romani che, sembra certo, debbano le loro conoscenze agli insegnamenti ricevuti da quel popolo, dal quale sono stati prima governati, poi lo hanno combattuto ed infine disperso o inglobato, non ne hanno voluto raccontare la storia per darsi una propria primogenitura. Quella etrusca è una lingua generalmente ritenuta non indoeuropea, che per molti aspetti è ancora un mistero. Le incertezze sulle origini della lingua hanno accentuato i dubbi e gli interrogativi sul tipo di rapporti intrattenuti con gli altri abitanti della penisola. Non manca invece la certezza della presenza in Italia di questo popolo. Prima del VII secolo avanti Cristo, in Italia centrale si trovano tracce di una civiltà rurale che gli archeologi chiamano Villanoviana. Nel passaggio da una civiltà rurale ad una urbana compaiono le prime iscrizioni etrusche. In quel momento di passaggio è quindi successo qualche cosa di straordinario: una rapida evoluzione della civiltà Villanoviana o l’intervento esterno di popolazione più evoluta che ha sostituito la popolazione o mescolandosi a questa ha guidato il processo di urbanizzazione sperimentato nell’area di origine?

Il problema della provenienza di questo popolo è stato oggetto di interesse fin dall’antichità.

Erodoto, storico greco del V secolo a.C., invece, nel suo libro “Storie” scriveva “sotto il regno di Atis, figlio di Manes, tutta la Lidia sarebbe stata afflitta da una grave carestia. Per diciotto anni vissero in questo modo. Ma il male, lungi dal cessare, si aggravava sempre più. Allora il re divise il suo popolo in due gruppi: quello estratto sarebbe rimasto, l’altro avrebbe cercato fortuna altrove: Alla testa dei partenti pose suo figlio, chiamato Tirreno. Dopo aver costeggiato molte coste e aver visitato molti popoli giunsero nel paese degli Umbri e vi costruirono varie città in cui tuttora abitano. Ma mutarono il nome di Lidii in un altro, tratto dal figlio del re che li aveva guidati; prendendo il suo stesso nome si chiamarono Tirreni.”.

Dionigi (o Dionisio) di Alicarnasso retore e storico greco del I secolo a C. che visse per oltre 20 anni a Roma nel suo libro “Storia antica di Roma”, parlando di cose del passato, scriveva “Sono convinto che i Pelasgi fossero un popolo diverso dai Tirreni. E non credo nemmeno che i tirreni fossero coloni Lidii, poiché non parlano la lingua dei primi”.

Ancora oggi c’è fra gli studiosi chi sostiene la tesi di Dionigi di Alicarnasso e chi è dell’opinione di Erodoto, anche se gli ultimi orientamenti sembrano sostenere la tesi di Erodoto, attenuata nel senso, afferma Barbujani nell’intervista, che nessun archeologo oggi crede che le popolazioni migrassero partendo in massa da un luogo per trasferirsi in un altro e pensa che Erodoto riportasse in forma mitica una migrazione che è davvero avvenuta e che non avrebbe riguardato l’intero popolo etrusco, ma solo il gruppo dirigente.

E’ certo che gli scavi archeologici non consentono di concludere quale delle due ipotesi, se quella sostenuta da Dionigi di Alicarnasso o quella sostenuta da Erodoto, sia quella più probabile. Con la conseguenza che l’archeologia e la storia o i miti non consentono e forse non consentiranno mai di raggiungere la certezza. La scienza può dare agli storici un aiuto in più con la conoscenza del DNA. Da poco, come afferma il Barbujani, è stato intrapreso lo studio del DNA degli Etruschi per confrontarlo con quello delle popolazioni toscane e di altre popolazioni. La ricerca allo stato attuale, avrebbe accertato che il DNA degli Etruschi ha tracce simili a quello dei Toscani, ma anche delle popolazioni dell’antica Anatolia, la Turchia attuale. Perché solo tracce e perché somiglianze con popolazioni tanto distanti tra loro?

Solo tracce spiega il ricercatore perché il DNA che, per questo tipo di ricerca è quello mitocondriale, è un mosaico che si è composto attraverso le innumerevoli generazioni che si sono susseguite. Il DNA oggetto di studio è di origine materna e la donna, per la maggior parte delle popolazioni, è quella che si è mossa di più, almeno nel passato, perché si doveva trasferire nella dimora del marito.Somiglianze presenti con le popolazioni della Turchia, ed anche con altre dell’Europa, in quanto le popolazioni si sono sempre spostate da un luogo ad altri anche molto distanti, non solo per le migrazioni causate da catastrofi naturali o eventi naturali diversi, ma anche per ragioni commerciali e politiche. Gli Etruschi, come affermano gli storici M. Porcio Catone del II secolo a.C. e Tito Livio del I secolo a.C., avevano occupato non solo la Toscana, ma anche l’Emilia a Nord e la Campania a Sud.

Ad ulteriore prova delle incertezze che permangono è la riflessione fatta dai ricercatori, come l’archeologo Robert Tykot dell’Università del South Florida, e cioè che i resti umani ritenuti “etruschi” sono quelli rinvenuti nelle tombe di questo popolo, e chi poteva permettersi una tomba apparteneva sicuramente ad una elite economica e sociale che non è sicuro che rappresentasse l’intero popolo, che secondo l’archeologo Rasmussen era di circa 600.000 persone.

Ma una certezza, per quanto non assoluta, la dà Guido Barbujani il quale conclude la sua intervista affermando che il popolo attuale più simile agli Etruschi, anche alla luce delle ricerche sul DNA, è quello Toscano.

Con lo studio del DNA è stato quindi aggiunto un tassello alla ricerca storica, ma non la certezza sull’origine del popolo etrusco.