Q1.2 – IL VALORE DELLA TERRA

La media valle del Fiora possiede tutte le caratteristiche di un territorio naturalmente protetto e isolato, dove si conservano i resti di una primordiale frequentazione antropica. Le varie civiltà succedutesi hanno tutte lasciato cospicue testimonianze del loro vivere. La specificità del territorio è nell’aver conservato una completa stratificazione, visibile e leggibile, di tutti i periodi storici: dalla preistoria al neolitico alla civiltà dei metalli, sino all’etrusca, la romana, la medioevale e la rinascimentale. E’ una ricchezza di monumenti, reperti e potenziali conoscenze del passato che raramente può ritrovarsi così preservata e concentrata in un solo ambito territoriale di non grande estensione.
La speciale morfologia vulcanica della regione, impervia e lontana dalle grandi strade di percorrenza, ha preservato opere di eccezionale e rara importanza.
Grazie alla ricchezza di stratificazioni storiche, di opere e monumenti, è possibile ricostruire con un mirato progetto di studio, tutto il percorso evolutivo che dalla preistoria è continuato sino alle età storiche. E’ un patrimonio di ineguagliabile conoscenza che assegna al territorio una chiara vocazione culturale, attraverso un multidisciplinare progetto di ricostituzione del passato, della memoria collettiva, della storia e della vita che nei millenni si è sviluppata.
Il primo parametro da tenere in considerazione riguardo al ter¬ritorio in questione, concerne la presenza di un premeditato in¬tervento insediativo, a larga scala, iniziatosi alla fine del neoli¬tico e proseguito sino in età etrusca, secondo una continuità di interventi interrottasi solo nel momento dell’occupazione romana dell’Etruria. Dai primi insediamenti preistorici sino all’epoca del¬la dodecapoli etrusca, il territorio fu vissuto come un vasto corpo da modellare, secondo le norme di una “scienza del territorio” che può essere riconoscibile in opere e reperti.
Esiste una longeva continuità di frequentazione e di utilizzo dei principali luoghi, sacri e strategici, protrattasi per millenni, in accordo con un piano di insediamento mirato a migliorare l’interazione tra comunità umana e ambiente esterno.
Un obiettivo di questo nostro progetto di intervento sul territorio della Maremma collinare è riscoprire e rendere visibile quel piano insediativo che, iniziatosi nell’età del rame (4000 a.C.circa) fu poi perfezionato in età etrusca, conferendo alla regione una precisa e marcata identità.
Il primitivo piano insediativo seguì precise fasi: iniziatosi a sviluppare lungo le valli fluviali (Fiora, Lente, Nova, Olpeta) è proseguito lungo gli altopiani tufacei, creandosi una rete di numerosi insediamenti rupestri in contatto tra loro, aventi per epicentro il grande bacino del lago di Bolsena.
In seguito a scoperte archeologiche avvenute recentemente si è accertato che, già nel corso dell’età del rame, erano presenti sul territorio comunità guidate da tecnici ed esperti: metallurgi, astronomi, artigiani e operai specializzati.
Nelle loro opere è riconoscibile l’utilizzo di un modello cognitivo che possiamo definire “scienza sacra”, una sintesi di scienza e religione, che trova affinità con similari tradizioni di altre civiltà antiche. Oggi è possibile riscoprire il tipo di “scienza sacra” praticata sul territorio e che, essenzialmente, fu una scienza dell’ambiente e delle sue qualità, ma al tempo stesso era culto e religione. Già da una prima indagine di superficie si possono riconoscere: epicentri territoriali, confini naturali, vie di percorrenza e transumanza, luoghi sacri, insediamenti abitativi, necropoli, aree franche, osservatori terrestri e celesti, siti di sfruttamento di diverse fonti energetiche (sorgenti, miniere…). Questo tipo di interventi sul territorio raggiunge l’apice in età etrusca, quando la valle del Fiora fece parte della dodecapoli che, per modello, si rifaceva alle confederazioni (anfizionie) egee, ioniche e pelasgiche.
Per uno studio esaustivo del territorio è necessaria un’indagine effettuata attraverso mirate ricognizioni di superficie, perseguendo l’ottica di diverse discipline quali archeologia, antropologia, geologia, archeoastronomia, mitologia e scienze naturali. Un ulteriore fine del progetto è la messa in sicurezza delle maggiori emergenze archeologiche e artistiche. Il fine ultimo è la ricostituzione del processo evolutivo che, nell’arco degli ultimi sei millenni, ha portato alla presente umanità.

PIAN dei CONATI

Di fronte al paese di Pitigliano, nei pressi del podere dell’Annunziata, una strada bianca conduce ad un esteso altipiano roccioso che prosegue fino a Sovana. L’area, Pian dei Conati, fu frequentata e “lavorata” fin dalla remota epoca dei primi insediamenti umani nella valle del Fiora (4000 a.C. circa).
La rarità e l’unicità delle tante lavorazioni rupestri, fanno di Pian dei Conati un eccezionale parco archeologico e naturalistico, che meriterebbe adeguati interventi di tutela e conservazione, prima che il sito venga irrimediabilmente danneggiato.
Pian di Conati si presenta come uno dei più estesi altipiani rocciosi della valle del Fiora, cosa rara in questa regione dove le ampie e profonde gole vulcaniche sono alternate ad allungati pianori di esigue proporzioni. Questo è anche il motivo dei pochi insediamenti abitativi presenti nell’area, che, necessariamente, sorsero su poggi e alture e mai sui fondovalle dove le piene dei torrenti e la caduta di frane rendono del tutto insicuri i luoghi posti a valle. Eppure, stranamente, il vasto altipiano di Pian dei Conati non ha mai ospitato alcun tipo insediamento abitativo. Per quale motivo? Sul suolo di tufo si riconoscono numerose tracce di lavorazioni rupestri che indicano come la zona fosse anticamente molto frequentata. Forse un insediamento abitativo vi fu, ma è rimasto occultato o sepolto da qualche parte? Sembra possibile.
E’ interessante la presenza del toponimo “Turiano”, conservatosi nell’area confinante e che ritroviamo a Torano (tempio etrusco vicino a San Lorenzo Nuovo), a Turona (insediamento e tempio etrusco presso Bolsena) e in altri siti dove si è ipotizzato che il toponimo sia derivato dal nome di un’importante dea etrusca, Turan, equiparata all’ellenica Afrodite e alla romana Venere.
Comunque, il tipo di frammenti ceramici rinvenuti (ceramica d’impasto) e le lavorazioni rupestri rimandano sicuramente a frequentazioni di età pre-etrusca.

Solchi nel tufo

Solchi scolpiti nel tufo a Pian dei Conati. La stretta vicinanza tra un solco e l'altro ed il fatto che spesso non siano paralleli, si incrocino tra loro e convergano verso un punto di arrivo, farebbe escludere l'ipotesi che siano stati formati dal passaggio di carri o altri veicoli.

Vicino all’ingresso dell’agriturismo Sassotondo si trova l’area a più forte rischio di degrado, soprattutto a causa delle vetture che vi hanno libero accesso, distruggendo così gli antichi tracciati rupestri. Fino a pochi anni fa l’area era recintata, oggi la recinzione non c’è più. Qui il panorama è aperto a 360°. Si vedono le principali alture del versante settentrionale della valle del Fiora.: Monticchio (San Martino sul Fiora), la rupe di Cellena, il monte Labbro, l’Amiata, il monte Rosso (Sovana), l’Elmo.
Sul terreno sono scolpiti numerosi solchi (car ruts) in strette file parallele, altri si allungano isolati.

I solchi sembrano dirigersi verso il maestoso orizzonte montano e le montagne, anticamente, erano reputate luoghi sacri e dimora degli dèi. Se si segue il percorso dei solchi tracciati in terra, si giunge in un avvallamento dove nella roccia fu tracciato un ampio fossato di raccolta delle acque. Il fosso attraversa tutta l’area e confluisce presso un piccolo bacino, un laghetto. Se ne deduce che, forse, i solchi furono tracciati secondo un progetto di regimentazione delle acque. Non è comunque da escludere anche una funzione sacra e rituale, ovvero un antico culto delle acque che, nella zona, ha lasciato numerose e diversificate tracce. Solchi simili a questi sono diffusi in tutto il Mediterraneo (Sicilia, Sardegna, Francia, Malta….) e sono generalmente considerati manufatti molto antichi (2° – 3° millennio a.C.).

A Pian dei Conati si trovano solchi in più punti, secondo quello che sembra essere stato un complesso progetto di intervento sul territorio, realizzato a raggio molto ampio.

Solchi scolpiti nel tufo a Pian dei Conati. La stretta vicinanza tra un solco e l’altro ed il fatto che spesso non siano paralleli, si incrocino tra di loro e convergano verso un punto di arrivo, farebbe escludere l’ipotesi che siano stati formati dal passaggio di carri o altri veicoli.

 

Rocce con coppelle e vasche

Roccia con coppella a Pian dei Conati. Nell'immagine si riconosce il "canaletto" che fuoriesce dalla coppella verso il solco posto più in basso, in posizione ortogonale rispetto al canaletto stesso.

Una seconda tipologia di lavorazioni rupestri, sulle quali permangono molti dubbi quanto alla loro originaria funzione, è quella delle cosiddette “coppelle” (piccole cavità tondeggianti). A Pian dei Conati se ne trovano scolpite su diverse rocce, spesso anche in terra. In un sito, in particolare, si trova una coppella di grandi dimensioni (30 cm di larghezza) con un canaletto (15 cm circa di lunghezza) che fuoriesce verso i solchi tracciati sul suolo; il prato erboso appare ondulato, poiché copre i sottostanti solchi. Sono anche rimarchevoli alcune vasche artificiali, di ignota funzione, probabilmente anche queste in relazione al tracciato dei solchi.

Roccia con coppella a Pian dei Conati. Nell’immagine si riconosce il “canaletto” che fuoriesce dalla coppella verso il solco posizionato più in basso, in posizione ortogonale rispetto al canaletto stesso.

Via Cava del Pozzone

Il tracciato dei solchi sembra inequivocabilmente convergere verso l’ingresso della Via Cava del Pozzòne. Forse, il nome Pozzòne contiene il ricordo di quando il sito fungeva da punto di raccolta (pozzo) delle acque di Pian dei Conati.
La Via Cava è tra le più suggestive e arcaiche. Vi si riconosce un modello strutturale, già visibile in altre “tagliate” (San Giuseppe, San Rocco): la via inizia a discendere con una serie di gradini scolpiti sul suolo e, dopo una curva a gomito, il fondo del percorso è pavimentato.

Blocchi di dimensioni ciclopiche, rozzamente squadrati, sono ancora in posizione, anche se l’abbandono e l’erosione stanno velocemente degradando tutto il lastricato.

Pavimentazione con massi ciclopici nella via cava del Pozzone.

La via prosegue superando un antico ponticello ormai crollato, fino a raggiungere un secondo ponte, più grande, costruito a secco con blocchi di notevoli dimensioni. Il ponte è antico (etrusco, romano….?) e ancora integro, ma senza un intervento mirato rischia di crollare in breve tempo.

Il percorso raggiunge una piccola valle, dominata da un costone roccioso dove si vede una schiera di tombe a camera etrusche (occupate da mezzi agricoli abbando-nati). Da qui la via cava prosegue, divenendo molto stretta, con un solo profondo solco al centro.
Infine la via diviene nuovamente più larga (2 m), terminando con le stesse lavora-zioni già viste all’ingresso: pavimentazione e gradini che portano in cima al pia¬noro, dove la via ha termine. In questo sito i solchi che escono dalla via cava pro¬seguono numerosi in direzione di Sovana, ne si riconosce la presenza dalla forma tipicamente ondulata del manto erboso che li ricopre.

Pavimentazione con massi ciclopici nella via cava del Pozzòne. Una simile opera si trova anche in altre vie cave della zona.