Q1.12 – ETA’ DELLA ROCCIA MADRE

di Luisella Veroli

Estratto dal libro PRIMA DI EVA – viaggio alle origini dell’eros

Luisella Veroli, definita archeologa dell’immaginario, ha fondato l’Associazione culturale Melusine, di cui coordina le attività, cura la collana editoriale e l’archivio iconografico. Al centro della sua ricerca sono gli archetipi del femminile. Con pubblicazioni, seminari, conferenze e mostre, divulga in Italia la mito – archeologia. Per contatti: www.melusinemilano@yahoo.it

“Chiamo età della Roccia Madre il tempo delle origini, quando la caverna era sentita dal popolo dei cacciatori e delle raccoglitrici, come utero materno da cui tutto nasce e a cui tutto ritorna”. (L’AUTRICE)

Pellegrinaggio alle veneri delle grotte

Fu dentro una grotta che sentii alitare il primo vero silenzio interiore. Volevo sperimentare il percorso che le mie ancestrali sorelle e fratelli dell’età della Roccia Madre avevano intrapreso, strisciando in cunicoli fangosi e bui, per raggiungere le vaste stanze sotterranee dove celebrare i loro riti. Oggi, grazie a un cugino diventato speleologo, dopo più di quarant’anni di vita cittadina, visitare caverne e rivivere il gusto per l’avventura dell’adolescenza, quando esploravo ogni anfratto della mia terra pedemontana.
Mentre si scende in stretti cunicoli nelle viscere della terra, tutti i sensi sono contemporaneamente allertati.
Si intravedono pareti arabescate che si stringono e si allargano. Si sente in lontananza il rumore dell’acqua sorgiva (laggiù mugghia il Minotauro, mi vien da pensare). Si annusa aria umida e calda in inverno, fresca in estate. Ci si disseta con gocce d’acqua che sanno di minerale, animale, vegetale. Si toccano con tutto il corpo pareti fangose da dove incombono punte di piccole e grandi stalattiti (sto risalendo il tortuoso canale della nascita ?). Si raggiungono, attraverso l’ultima fenditura (la cervice della Dea ?), ampie stanze con laghetti che, riflettendo soffitti concrezionati, sembrano nascondere città sommerse. Visioni.
Alla luce incerta delle torce, forme inquietanti si alternano a paesaggi stupefacenti. Paura e stupita meraviglia.
A volte, nelle vaste cattedrali sotterranee, protuberanze nella roccia venivano sottolineate da incisioni e colorazioni per dar forma ad animali, vulve, ventri, seni, corpi, falli e simboli misteriosi.
Visitare le grotte decorate è un’esperienza di godimento estetico ed estatico che nessuna arte del passato, del presente, del futuro potrà mai eguagliare. Qui pittura, scultura, incisione, religione, mito, musica, danza, poesia sono nati insieme per esprimere un inno alla vita che univa l’individuo alla comunità, alla terra, al cosmo. Entrate in un santuario sotterraneo come a Lascaux Altamira, Font de Gaume, Niaux, Corbarelles, è fare un’esperienza al tempo stesso intellettuale ed emotiva, fare esperienza dell’eros, l’energia vitale che nel buio delle viscere della terra riallaccia le separazioni tra mente e corpo, maschile e femminile e tutte le altre dualità che l’intelletto nel mondo sopraterraneo ha voluto separare.
Sono di nuovo nel caldo ventre di mia mamma – penso nella grotta – e al tempo stesso nell’utero di Nostra Signora Madre Terra. Sono tutt’uno con le creature reali ed immaginarie che da lei sono nate, nascono, nasceranno. Qui venivano i miei progenitori a compiere i loro riti, a celebrare, rivivendoli, i misteri della nascita, dell’amore, della morte.
Gli animali dipinti in questo utero roccioso sono nostri fratelli. Se lassù, smembrati, hanno nutrito sono stati “sacrificati” per la nostra sopravvivenza, quaggiù sono resi sacri, eternati come il Dio che dopo morto risorge come spiga, come vino, come pane, come carne della nostra carne.
Dell’antica religione della Dea, quaggiù, intuisco più di quanto ho capito in anni di “scavo” in biblioteca.
Esco dal labirinto ed è un altro rito di passaggio, di rinascita alla luce e sono Arianna, sono il Minotauro e Teseo e viene voglia di ballare “la danza delle gru”. Il simbolo del labirinto, tramandato per millenni da tutte le culture e a noi giunto attraverso la letteratura, lì sotto è rappresentato a tre dimensioni. Se la psiche dello spettatore simpateticamente vi si proietta, il percorso in grotta diventa rito, danza, mito delle origini.
Il raggio di sole fuori dalla caverna diventa il filo di Arianna da seguire per uscire dal buio del labirinto dell’iniziazione.