PROGETTO OTTIERI

CONFERENZA DI PRESENTAZIONE DEL “PROGETTO OTTIERI”

A CURA DEL GRUPPO SPELEOLOGICO L’ORSO – CASTELL’AZZARA

IL TERRITORIO INDAGATO E I RISULTATI CONSEGUITI

Il Gruppo Speleologico l’Orso di Castell’Azzara da tempo ha svolge ricerche di ambienti di ogni genere scavati dall’uomo nel masso tufaceo. Avendo constatato, dalle prime indagini eseguite, che simili manufatti sono presenti nell’intera area vulcanica vulsina, si è deciso di limitare la ricerca al territorio dell’antica Contea Ottieri.
Così è nato il “Progetto Ottieri”.

Fasi del lavoro di ricerca e di rilevazione:

- ricerca di cavità attraverso contatti con persone del luogo,
- ricerca di toponimi di località riferite da documenti,
- esplorazione delle cavità trovate,
- rilevamento della loro posizione,
- estrazione della carta topografica della località in cui si trovano le “grotte”,
- posizionamento delle stesse sulla carta,
- rilievo geologico ed estrazione della carta geologica del luogo,
- rilievo geometrico e disegno sia individuale che dell’insieme (il disegno riporta la pianta della cavità, le sezioni e almeno una sezione geologica).

Di ogni cavità esplorata è redatta inoltre una breve relazione sull’attività svolta, contenente le indicazioni utili a chi volesse visitarla.
Presso ogni Regione esiste il Catasto delle cavità naturali e quello delle cavità artificiali, affidati alla Federazione Speleologica regionale, in questo caso della Toscana.
I documenti realizzati per la cavità, singola o gruppo di cavità di un insediamento, confluiscono nella scheda catastale, individuata: dal nome identificativo, da un numero progressivo, dalle lettere indicanti la regione e la provincia: esempio 133 T/GR “GROTTE DELLA CIABATTINA”.
Lo scopo è stato quello di dare un valore sistematico alla ricerca, in modo che con i dati più completi possibile gli archeologi, ad es. potessero valutare al meglio le varie tipologie e le caratteristiche degli ipogei.

Esiti della ricerca

Il “lavoro” di ricerca, Iniziato nel 2011, è stato realizzato, compatibilmente con gli impegni personali, soprattutto nel tempo libero.
Il gruppo ha individuato 222 cavità tra cui un acquedotto, una galleria di transito forse militare, singoli ipogei, complessi abitativi.
Di questi, 5 hanno una scheda individuale, 35 sono i complessi abitativi o pre-industriali, ciascuno con una scheda, 6 sono complessi di cavità ancora in uso individuati ma non rilevati, 10 i complessi che, nonostante la documentata esistenza storica, non sono stati ancora individuati perché i toponimi a cui si riferiscono non sono più in uso; infine 10 sono conosciuti ma devono ancora essere rilevati.
Le cavità rilevate raggiungono una lunghezza complessiva di circa 2400 ml, una superficie di 7300 mq e un volume di circa 22200 mc.

Informazioni ricavate dallo studio degli ipogei

1 Le caratteristiche dell’ambiente informano sull’ultimo utilizzo; spesso restano però le tracce dell’uso precedente, come il caso frequente di sepolture riadattate;
2 le varie tipologie ci dicono a che cosa servivano o che cosa vi veniva conservato;
3 le tecniche di scavo sono una testimonianza della cultura (conoscenza tecnologica) di chi ha eseguito lo scavo;
4 l’aggregazione delle cavità anche l’organizzazione del gruppo sociale: se solo familiare o comunitario;
5 la geologia riportata sulle carte è stata rivista: es. scoperta di formazioni rocciose non registrate;
6 scoperta di siti di interesse sia geologico che naturalistico in genere, quali le colate di basalto con le enormi colonne di fratturazione, gruppi isolati di faggi a quote molto basse;

Storia geologica del territorio
Il territorio oggetto di indagine ha una storia geologica legata alla attività del vulcano di Latera (Complesso vulcanico Vulsino), iniziata circa 350.000 anni fa e terminata circa 50.000 anni orsono, e al sollevamento della Penisola.
Appare come un altopiano leggermente inclinato verso la Valle del Fiume Paglia e verso settentrione ma è solcato da valli, di solito a fondo piatto che non hanno mai costituito un serio ostacolo a chi vi volesse passare.
Segue la storia geologica del territorio nell’intervento del prof. Odoardo Papalini.
Svolgimento della conferenza
Interventi istituzionali:
a) Sig.ra Tiziana Peruzzi, assessore alle politiche del Territorio, in rappresentanza del Comune di Sorano; Coinvolgimento del Comune verso queste iniziative e impegno con gli operatori a proseguire nella ricerca di utilizzazione successiva di questo Patrimonio.
b) Ing. Marco Innocenzi, Presidente della Federazione Speleologica Toscana; Struttura della Federazione Speleologica Toscana e finalità dell’Associazione che si esplica in questo caso con l’intervento della Commissione cavità artificiali di cui il prof. Papalini Odoardo è il rappresentante;
Interventi specifici:
c) Prof. Odoardo Papalini: geologia, geomorfologia, clima, parte speleologica;
d) Pinzi Giuseppe-il mio territorio,
e) Prof. Angelo Biondi: storia della Contea;
f) Dott.sa Franca Bernardoni: Il punto di vista dell’archeologo

Prof. Odoardo Papalini

La scelta di una vita collettiva organizzata in grotta, in un’epoca relativamente recente, induce a porsi delle domande:
- Come hanno potuto, le popolazioni di quest’area, scegliere di scavare gli ambienti di vita e di lavoro nel masso tufaceo anziché erigere costruzioni fuori terra, come hanno fatto tante altre genti in territori analoghi?
- Fu una scelta libera o obbligata?
- Vivendo di agricoltura, quale fu la principale attività agricola svolta e perché?

Sulla scelta influì la geologia e la geomorfologia del territorio.
Il territorio, come l’intera penisola italiana, fu soggetto ai seguenti fenomeni geologici e geomorfologici:

1. sollevamento del Pliocene,
2. formazione dei depositi di argilla,
3. subduzione del fondo del Tirreno,
4. attività vulcanica del pleistocene,
5. formazione dei depositi del materiale eruttivo,
6. formazione di valli di erosione verticale e di erosione orizzontale.

Lo svolgersi dei fenomeni geologici e geomorfologici descritti hanno originato il tufo: complesso di rocce piroclastiche da compatte a friabili e facilmente lavorabili. La facilità con cui la roccia può essere lavorata, favorita spesso dalla presenza di ambienti scavati in epoche più antiche, ha indirizzato la scelta. La costruzione di manufatti sopra terra avrebbe forse richiesto l’impiego di maggiori energie fisiche e economiche.

Altri fenomeni influirono sulla scelta.

Il clima ha avuto notevole influenza.

Oggi viviamo in un periodo che dal punto di vista climatico viene definito “felice”, caratterizzato da temperature in aumento, piovosità regolare senza eccessi, inverni abbastanza brevi e non freddi.
Nonostante ciò, Il clima attuale favorisce la crescita dei boschi di cerro che nella fascia climatica della vegetazione è posto sotto a quello del faggio, tolta una strettissima fascia in cui compare il Carpino bianco. Oggi il faggio, alle basse altitudini, cresce nelle parti più ombrose e profonde delle gole che scendono verso il fiume Paglia e il fiume Fiora. Si può concludere che ancora oggi questo territorio sia di tipo “freddo”.

Il clima influenza il sistema di vita delle popolazioni, per cui la conoscenza dell’andamento del clima di un certo periodo storico aiuta la lettura del sistema di vita delle popolazioni. Anche l’abbigliamento dei personaggi raffigurati nei dipinti delle chiese indica un clima freddo.
L’esame del polline del nocciolo, pianta da sempre molto diffusa, è un ottimo elemento di conoscenza. I pollini sono conservati nelle torbiere e nella melma depositata all’interno delle grotte naturali.

Dall’esame del polline è emerso che

1. Nel periodo compreso tra il 1150 e il 1300 il clima fu “felice”, simile a quello odierno ma in compenso termina in modo tragico con(intorno al 1300) 4 epidemie di peste che provocarono la morte del 25/35% della popolazione.
(La paura del contagio indusse le persone a nascondersi e isolarsi per sfuggire al flagello e alle sue conseguenze).

2. Nel periodo dal 1300 al 1850 inoltrato, si verificò un brusco raffreddamento del clima in Europa, un periodo che è stato denominato “piccola era glaciale”.

In questo periodo: sul monte Amiata tornò a formarsi un “nevaio” che si manteneva per quasi l’intero anno; le grandinate estive erano frequenti; il faggio rioccupò le vallate fino ai piani delle “mese” (i caratteristici rilievi tabulari a fianchi ripidi). Il faggio dell’Amiata si estese fino all’Appennino(da analisi genomiche).
Si osservi che i pascoli ricavati nel bosco di faggio, si mantengono in quanto non vi sono altri alberi che vi possano crescere.

Il clima freddo, climax del faggio, indusse le popolazioni locali ad abitare gli ambienti sotterranei, a diretto contatto con il bestiame per proteggersi dal gelo e dai predatori, ambienti resi idonei anche alla conservazione delle derrate.
L’attività principalmente svolta fu certamente l’allevamento del bestiame, mentre le coltivazioni saranno state limitate all’orzo, al farro (grano dell’epoca), alla segale, in luoghi particolarmente riparati.
La coltivazione della vite era limitata alla Vitis vinifera var. silvestris di cui incontriamo esemplari nel gruppo di piante che hanno diffusione antropica: fico, ciliegio, nespolo, sorbo. Ancora oggi la coltivazione della vite è sporadica. Da notare inoltre che il mais, il girasole e il trifoglio rosso, erano sconosciute prima del 1850.
Inoltre, la subsidenza dell’aria fredda nella valle del Paglia, valle tettonica con uno stretto passaggio del fiume verso Orvieto a SE, raggiunge d’inverno ancora oggi temperature molto basse(-20°C nel 1998). L’aria fredda proveniente da NE è bloccata dai M.ti di Castell’Azzara per cui è obbligata a percorrere questa zona e a “traboccare” , attraverso la valle del fiume Lente nella valle del fiume Fiora.

Considerazioni speleologiche

Le cavità rilevate hanno di solito una pianta rettangolare più o meno larga o lunga dotate, le più grandi, di un ingresso a cui poteva essere posto uno sbarramento tipo porta.
Si va quindi da un piccolo magazzino o deposito, fino ad una cavità lunga quale può essere un acquedotto.
Quelle che noi chiamiamo eufemisticamente cantine, erano magazzini per la conservazione delle derrate, marginalmente anche del vino che doveva essere importato. Sono sviluppate in lunghezza e con numerose nicchie laterali.
Vi sono anche cavità grandi con molte nicchie laterali, forse utilizzate da una piccola comunità sempre per la conservazione di derrate.
Le abitazioni sono caratterizzate solitamente da due vani separati da un setto più o meno spesso. Il focolare è posto vicino all’ingresso.
I ricoveri per gli animali o stalle, sono caratterizzate da due banchine laterali in funzione di mangiatoie e solitamente da una cavità accessoria più piccola, posta sulla parete di fondo e di cui non si comprende bene la funzione.
Un discorso a parte sono le volte. La volta più diffusa è quella ellittica, sia alta che bassa, con tutte le tipologie intermedie. I locali piccoli hanno la volta a tutto sesto che è quella più stabile.
In qualche caso la volta è a capanna(stabile) o addirittura piana che è la più critica se ricavata nelle pomici o nelle cineriti.

Nel complessi più articolati si osservano tutte le tipologie, come ad esempio alla Colombaia.

Pinzi Giuseppe

Il legame con il territorio e con i suoi abitanti è stato il motore che ha contribuito alla realizzazione del Progetto Ottieri; Il desiderio di “fare qualcosa”, perché il passato non venga del tutto dimenticato ma costituisca un motivo per “ripartire”, è stata la molla che mi ha sostenuto. Ho sacrificato il tempo libero per cercare insieme al Gruppo Speleologico, le tracce di questo “passato”, testimoniato dagli insediamenti rupestri che piuttosto rapidamente vengono nascosti dalla vegetazione. Un patrimonio archeologico particolare che può contribuire a toglierci da quel “nulla” che invece è tutt’altro, in cui bene o male viviamo ed operiamo tutti i giorni. Un ricordo particolare va a Rappoli Filippo che sul filo di lana della laurea in archeologia e interessato anche lui al territorio, perì in un tragico incidente nel 2016. La nostra attività non è completata perché stiamo raccogliendo nuove informazioni sui siti che ancora stiamo cercando.

Prof. Angelo Biondi

Della colonizzazione Etrusca vi sono solo deboli tracce, molte tombe etrusche sono state riprese e adattate come abitazioni; ancora meno tracce restano del periodo romano.
Alla caduta dell’Impero romano arrivarono i Longobardi che occuparono il territorio della bassa Toscana. Seguì la fondazione dell’Abbazia di San Salvatore e il suo dominio su questa parte della Regione.
Contemporaneamente al dominio longobardo, con la famiglia Aldobrandeschi il territorio si organizzò nella Contea di Sovana che estese il proprio dominio a questi luoghi, all’Amiata e alla media e bassa valle del Fiume Fiora.
Iniziò, per opera dei vassalli Ottieri (da Lotharius), un’azione di rapida indipendenza dagli Aldobrandeschi che li porterà a mantenere il controllo su questo territorio, fino a quando, nel 1816, la contea fu annessa al Granducato di Toscana.
Un’attenta politica di alleanze tra Siena, Orvieto e il Papato aveva consentito agli Ottieri una sopravvivenza molto lunga.
Gli abitanti della Contea abitavano in cavità sotterranee ed erano allevatori, costretti a svolgere queste attività sia per cause climatiche sia per cause economiche. Il rapporto giuridico che legava gli allevatori al Conte era il contratto di soccida, consistente in una collaborazione economica tra chi disponeva del bestiame ( soccidante ), il Conte, e chi lo conduceva ( soccidario ), l’allevatore. Il contratto di soccida era più vantaggioso sia della mezzeria sia della terzeria, in quanto consentiva al soccidario di formare, col tempo, un proprio piccolo gregge.
Bernardini Franca – archeologa
Ambienti ipogei nel territorio compreso nella contea degli Ottieri
La scelta della contea Ottieri, come area di collocazione degli ambienti ipogei documentati, è una scelta dettata dalla necessità di circoscrivere un territorio rispetto ad un contesto ben più ampio dove è attestato il fenomeno rupestre, ed è sembrato interessante soffermarsi su questa porzione di territorio di confine dove gravitano i tre castelli che appartennero alla contea, Castell’Ottieri, Montorio e Sopano, distrutto alla fine del ‘300 inizi ‘400. Quella degli Ottieri, fu una contea che rimane in vita fino al 1616 quando passò al Granducato di Toscana, suggerendo la grande capacità politica della famiglia Ottieri nel mantenere il proprio feudo così a lungo, malgrado alterne vicende e subendo continue azioni da parti delle potenze limitrofe, dalla repubblica di Siena, al Comune di Orvieto, gli Aldobrandeschi prima, gli Orsini poi. Una capacità che seppe mantenere una certa autonomia seppur passando per compromessi e sottomissioni.

Aspetti generali

il censimento e rilievo degli ambienti ipogei nel nostro territorio è sicuramente un lavoro significativo considerando il gran numero di grotte che troviamo, di varia natura, da ambienti funerari a quelli di edilizia civile o monastica, alcuni dei quali utilizzati fino ad oggi come cantine e rimesse agricole.
Un lavoro faticoso che va a riscoprire quello che la natura dopo secoli di abbandono in qualche modo si è ripresa, per riportarlo alla luce. L’elemento grotta è parte essenziale dell’area dei tufi, alla quale il territorio oggetto di studio appartiene e, non ha un ruolo subalterno alle opere in muratura, ma si va ad integrare ad esse; tanta storia del nostro comprensorio si racconta attraverso la lettura del fenomeno rupestre, circa 225 cavità individuate non è certo un numero irrilevante.
Lo studio degli ambienti ipogei si compone di tante fasi, dopo quella conoscitiva, di documentazione e rilievo, segue l’esame delle planimetrie e degli elementi architettonici interni, indicativi del tipo di utilizzo, nel tentativo di creare una classificazione tipologica, per poi cercare di comprendere, attraverso l’esame della distribuzione spaziale degli insediamenti, il rapporto con il contesto territoriale, con la viabilità antica e con i castelli.
La lettura archeologica di questi ambienti non è semplice, proprio perché spesso sono stati riutilizzati e quindi modificati all’interno, togliendo gli elementi originari, o in altri casi modificandoli in parte, per cui non sempre è possibile riconoscere la funzione originaria e gli usi successivi, né dare una cronologia assoluta. Capita spesso che una tomba etrusca per esempio, dopo un periodo di abbandono sia stata riutilizzata in epoche successive come abitazione o stalla e quindi modificata in base alle nuove esigenze.
Nell’area dei tufi, sicuramente le opere ipogee più imponenti sono state realizzate in epoca etrusca con i monumenti funerari, nel territorio preso in esame non si trovano necropoli particolarmente significative ma solo piccoli nuclei di tombe, o tombe isolate, che attestano una presenza etrusca sparsa, forse dislocata lungo una via di comunicazione tra Sovana e Chiusi.
Con l’età tardo-antica si assiste al dissolvimento del mondo romano e con l’avvento dell’età medievale numerosi cambiamenti investono ogni aspetto della vita del tempo, cambia l’organizzazione del territorio, il tipo di economia, il popolamento, fino ad arrivare al processo di incastellamento in cui si sono affermati nuovi poteri.
In questo clima di cambiamenti, nel territorio che coincide con quella che sarà la piccola contea degli Ottieri, vediamo il sorgere di tre castelli molto vicini tra loro, Castell’Ottieri, Castel Montorio e Sopano e nel comprensorio di molti nuclei di piccoli insediamenti rupestri, si assiste quindi alla diffusione del “vivere in grotta”. Allo stato attuale di questa ricerca ancora in itinere, che non ha quindi nessuna pretesa di completezza, non sappiamo quando inizia l’uso abitativo delle grotte e in che rapporto è con i vicini castelli, possiamo però dire che è un fenomeno diffuso di cui massima espressione è il vicino sito di Vitozza.
Gli elementi osservati, iniziano a delineare il quadro della facies rupestre, anche se necessita di ulteriori indagini e approfondimenti. Si riconoscono planimetrie che ritroviamo a Vitozza e nell’alto Lazio; elementi d’arredo interni, come nicchie, ripiani, fori allineati per alloggiare graticci lignei , camini, indicano l’uso abitativo, mentre mangiatoie suggeriscono l’utilizzo come ricoveri per animali. La progettualità nello scavo che segue determinati criteri, suggerisce un’organizzazione razionale dello spazio e l’affermarsi di vere e proprie tipologie abitative.

Elenco insediamenti rupestri selezionati:
Necropoli di Poggio Cecio
Colombaie
Castell’Ottieri: Cocceria
Sopano: Loco dei frati-Mulinaccio
Pian di Vignoli
Riaccio
Santa Vittoria

Uso funerario

L’uso funerario degli ambienti ipogei ampiamente attestato fin dall’età del Bronzo con le cosiddette tombe a forno, successivamente con le necropoli rupestri etrusche e i monumenti romani è documentato nel territorio oggetto di studio da forme architettoniche semplici, piccoli nuclei o tombe isolate, che testimoniano un insediamento sparso, (vedi sopra)
Teniamo però conto che spesso il riutilizzo in epoche successive non consente di leggere la funzione originaria per cui numericamente potrebbero essere molto di più, in alcuni casi si può ipotizzare un precedente uso funerario, sulla base di alcuni elementi rimasti visibili in un contesto seppur rimaneggiato.
la necropoli di Poggio Cecio, è un esempio di epoca etrusca di età arcaica VI sec. a.C. che citiamo perché nel territorio preso in esame è un contesto conservato piuttosto bene che non ha subito forti interventi successivi al di là del degrado naturale, non si tratta di opere monumentali come quelle che troviamo nella vicina Sovana ma indica una presenza etrusca, organizzata probabilmente per piccoli pagi dislocati lungo una via di comunicazione.
Si tratta di cinque tombe, delle quali l’ingresso è crollato eccetto una che presenta un’apertura ad arco integra e, all’interno, una piccola camera rettangolare con fossa per inumazione e loculo nella parete di fondo; il battente è ribassato lungo il bordo attestato a Pitigliano e Sovana, elemento culturale di area falisca che indica una partecipazione del territorio al contesto culturale dei vicini centri della valle del Fiora. E’ tuttavia evidente che pur assimilando alcune componenti sono tipologie semplici che non tendono alla monumentalità.

Ambiente ipogeo delle Colombaie ,sepolture ad arcosolio di epoca paleocristiana, (II-III sec. d.C) altro monumento di uso funerario molto significativo è questa cavità composta di due cellule con setto divisorio risparmiato nel tufo e 15 nicchie ad arcosolio che si aprono intorno sulle pareti
Dall’ingresso si accede a due ambienti contigui di pianta approssimativamente rettangolare, lungo le pareti sono scavate nicchie alla quota del piano di calpestio m 1/1,20 larghezza x 1,10/1,20 altezza x 1/1,30 profondità, disposte a circa 1 metro l’una dall’altra. Si può interpretare come monumento funerario romano sulla base di confronti con Norchia. (II-III sec. d.C)
La presenza romana in quest’area è testimoniata anche da rinvenimenti di sigillata in ricognizioni effettuate. L’importanza di un buon censimento deriva dal fatto che andando a distribuire certe evidenze sulla carta si può risalire anche al tipo di popolamento e quindi al rapporto dell’uomo con il territorio nelle varie epoche, il tipo di occupazione e di sfruttamento.
Le tombe sono indicatori anche della viabilità, nel nostro caso una viabilità minore che non ha lasciato molte tracce eccetto le monumentali vie cave, ma che si può ricostruire attraverso la dislocazione delle necropoli.

Dal tardo antico al medioevo, il nuovo assetto territoriale

Con il passaggio dall’età tardo-antica al medioevo si assiste a cambiamenti che investono ogni aspetto della vita del tempo (politici – sociali – culturali), cambiano le dinamiche di insediamento, le caratteristiche delle sepolture e dei corredi funebri.
Cambia l’organizzazione del territorio, il tipo di economia, il popolamento, anche se i luoghi di frequentazione rimangono gli stessi, come si può supporre per l’area oggetto di studio, fino ad arrivare al processo di incastellamento in cui si sono affermati nuovi poteri. In questo clima di cambiamenti nella piccola contea degli Ottieri, vediamo il sorgere di tre castelli molto vicini tra loro, Castell’Ottieri, Castel Montorio e Sopano e nel territorio molti nuclei di insediamenti rupestri.
I primi quesiti sui quali soffermarsi sono:
Quando inizia il vivere in grotta e perché? cause ambientali, economiche, sicuramente creare un’abitazione in negativo non ha costi, si mimetizza nell’ambiente, non è un fenomeno sub-regionale vista l’ampia diffusione sia nell’alto Lazio, geomorfologicamente identico, che in Italia meridionale.
C’è un rapporto con i castelli?
Si può fare una classificazione tipologica delle grotte e quindi confronti con altri contesti?
Gli insediamenti hanno anche unità produttive?
E infine si può arrivare a definire una cronologia assoluta?
Questioni che in parte possono rimanere aperte, o alle quali si può dare una risposta attraverso uno studio attento delle evidenze materiali e delle fonti scritte.
Quello che allo stato attuale delle ricerche possiamo mettere in evidenza, sono alcuni elementi osservati che iniziano a delineare il quadro della facies rupestre che necessita di ulteriori indagini e approfondimenti.

Quando si può parlare di uso abitativo di una grotta?
In genere l’uso abitativo è suggerito da elementi architettonici interni in negativo (scavati o risparmiati nella roccia), nicchie piccole per le lucerne, altre più grandi per riporre utensili di vario genere, fori allineati per alloggiare graticci lignei, camino per la fuoriuscita dei fumi, collocato spesso vicino alla porta di ingresso, ripiani risparmiati nella roccia e riseghe per alloggiare mensole, canalette per raccogliere le acque.
Abbiamo selezionato alcuni contesti per introdurre le tematiche fondamentali, nonché illustrare aspetti che si ritrovano in altri contesti e viceversa elementi architettonici “isolati” che richiedono altri approfondimenti.

Insediamento della Cocceria

In prossimità di Castell’Ottieri, sicuramente legato al castello che si erge sulla rupe tufacea antistante, probabile rifugio in momenti di pericolo, un insieme di 6 grotte vicino al torrente (per approvvigionamento idrico e perché la parete tufacea si prestava alla escavazione), il toponimo la Cocceria deriva dalla presenza di una fornace in tempi moderni, per cui si assiste ad un utilizzo di questi ambienti, o parte di essi, fino ad epoca recente, con la possibilità di modifiche all’impianto originario, con ampliamenti o aggiunte di altri ambienti, l’esame delle planimetrie suggerisce dei confronti:
- un ambiente si presenta diviso in due cellule interne da un setto divisorio risparmiato nel tufo, questo tipo di grotte spesso era adibito ad uso promiscuo, come abitazione da un lato e stalla dall’altro, tipologia piuttosto diffusa che si ritrova anche a Vitozza e in siti dell’alta Tuscia, all’interno troviamo gli elementi architettonici sopra descritti, in De Minicis questa tipologia planimetrica in base a contesti archeologici databili dovrebbe risalire a XI – XII secolo, il setto divisorio indica una organizzazione funzionale dello spazio, ed è probabilmente l’evoluzione del pilastro centrale, le tipologie altomedievali sono composte da una sorta di galleria sulla quale si aprono ambienti laterali, si assiste successivamente ad un accorciamento della galleria fino ad arrivare ad un unico ambiente con porta di ingresso sulla parete rocciosa dalla quale prende direttamente luce.
Più in basso sulla parete tufacea troviamo una serie di ambienti ipogei, significativi sono 4 grandi ambienti rettangolari. Un unico ingresso introduce nei primi due, di pianta rettangolare separati da un grande setto divisorio, dall’esame del soffitto di questi ambienti si può supporre che sono il risultato di più fasi di escavazione, in prossimità dell’ingresso il soffitto è piano, più avanti diventa ad arco ribassato, forse in origine erano due ambienti distinti messi poi in comunicazione con la realizzazione di un unico grande ingresso. La stessa caratteristica la vediamo negli altri due ambienti a sinistra di quelli sopra descritti.
Grande ingresso con soffitto piano che diventa a doppio spiovente in quello di destra e ad arco ribassato nella cavità di sinistra, sul pavimento due grandi silos scavati, oggi interrati.
Questi ambienti sono collegati da un una sorta di corridoio con andamento curvilineo che, piuttosto che un passaggio funzionale scavato contemporaneamente alle grotte, fa pensare ad un cunicolo di epoca precedente, intercettato nel momento in cui sono state realizzate le due cavità.
L’uso di stalla si è protratto fino ad oggi, non sono presenti mangiatoie risparmiate nel tufo.
Gli altri ambienti sono in cattivo stato di conservazione in parte interessati da crolli, si nota un altro tratto di cunicolo.
A poca distanza in posizione più elevata rispetto alle grotte si trova un colombaio oggi raggiungibile con difficoltà e mal conservato, sulle pareti ha nicchie quadrangolari e una finestra sulla rupe, elemento tipico dei colombai, per facilitare l’ingresso ai colombi. La presenza del colombaio attesta la frequentazione medievale del contesto rupestre.
Le nicchie piuttosto degradate indicano anche un’esecuzione piuttosto approssimativa rispetto a molte colombaie del territorio realizzate con estrema cura.
Un altro quasi completamente interrato a poca distanza sotto il podere “Calanicchio”.

Sopano
la facies rupestre è strettamente collegata al castello, necessitano molti approfondimenti su questo sito di grande interesse, gli elementi peculiari di questo contesto sono grotte con nicchie di forma ogivale, tipologia che ritroviamo anche sul costone tufaceo opposto oltre il torrente Stridolone, in località pian di Vignoli, ma che non si ritrovano in altri insediamenti della zona.
Si possono avanzare varie ipotesi:

Funzione funeraria?
In passato si è pensato spesso a romitori, lo stesso toponimo loco de frati, suggerisce una presenza religiosa, ma potrebbe anche trattarsi di un’interpretazione moderna, poiché fino a pochi decenni fa il fenomeno rupestre era interpretato come edilizia religiosa e non civile, o di un riutilizzo da parte di monaci eremiti in secondo momento.
Ricoveri per animali?
Stoccaggio di derrate alimentari?
Il fatto che la stessa tipologia è riproposta su due speroni contrapposti ai lati del torrente ha una certa rilevanza, si può parlare di contemporaneità, oppure di occupazione dell’area di pian di Vignoli dopo l’abbandono del castello di Sopano, senza l’incastro con dati di archivio, di documentazione materiale o strutture murarie databili non si possono trarre conclusioni.
Andando ad interpretare questi luoghi come magazzini per grossi contenitori di derrate, viene spontaneo interrogarsi anche su come è gestito il territorio, forse sono magazzini del castello?
Non ritrovando questa tipologia nei contesti limitrofi potrebbe essere legata alla fase longobarda del castello?

Insediamento di Riaccio
Si colloca in ambiente aperto in prossimità del fosso Riaccio, composta da vari nuclei di grotte, circa 10, realizzate con cura, difficile dire se sono tutte scavate nello stesso periodo o se alcune sono più antiche, possiamo dire che una grotta con pilastro centrale potrebbe essere più antica in quanto da studi effettuati sull’alto Lazio il pilastro deriva da tipologie tombali ed è sostituito dal setto divisorio che parte dalla parete di fondo forse più tarde cronologicamente? Teniamo però presente che hanno arredi interni che andiamo a descrivere, ricavati e nella roccia e nelle fasi più tarde l’elemento interno tende a scomparire perché probabilmente sostituito da arredi lignei.
Due grotte sono “gemelle” negli elementi architettonici interni, anche se non sono contigue ma su costoni paralleli. Troviamo in entrambe, una sorta di armadio ricavato nella roccia con ripiani e riseghe per inserire mensole, all’interno del quale in basso due nicchie al piano di calpestio, realizzati con lo stesso modulo e con molta cura.
Una nicchia a bassorilievo sormontata da croce latina, probabilmente dipinta all’interno, ma non rimangono tracce di pittura, si trova in entrambe le grotte, ed è significativa poiché costituisce elemento decorativo che suggerisce che sono ambienti legati ad un ceto notevole, in grado di progettare e decorare i propri spazi, il foro vicino all’ingresso per la fuoriuscita dei fumi indica la presenza del focolare.
Elementi ricorrenti sono un piccolo ambiente semicircolare all’esterno a ridosso delle grotte di uso abitativo, forse per animali da cortile, la presenza del camino per la fuoriuscita dei fumi, ambienti di pianta rettangolare con banchine risparmiate nel tufo, e nicchia centrale nella parete di fondo.
È un contesto molto interessante sia per la cura con cui le grotte sono realizzate, sia per alcuni elementi ricorrenti, difficili da spiegare.

Insediamento di santa Vittoria
Per concludere l’escursus sul fenomeno rupestre, porto un esempio di abitazione di Santa Vittoria, composta da una parte scavata nella roccia con foro sul soffitto che fa da collegamento con il pianoro soprastante attraverso una scala in legno, dove si trovava la parte di abitazione costruita. In questi casi, i due nuclei possono essere coevi oppure la parte in elevato successiva è andata ad inglobare una grotta preesistente.

la valorizzazione e tutela
Claudio Strinati, grande storico dell’arte, afferma che la valorizzazione passa attraverso la conoscenza, l’indifferenza è il rischio maggiore; la fermezza di pochi a volte salva frammenti di memoria che altrimenti andrebbero persi; in questa direzione va l’incontro di oggi, grazie a persone audaci come Odoardo e Giuseppe che sono andate a recuperare contesti sconosciuti, questi ambienti in parte crollati, irraggiungibili, in parte molto illuminanti sull’architettura rupestre, sono frammenti del nostro passato di cui non dobbiamo perdere la memoria. È un contesto ricco di testimonianze che ovviamente non potrà essere tutto valorizzato e conservato, ma è importante conoscerlo primis, quindi documentarlo e studiarlo per poi riflettere su come e quanto è possibile renderlo fruibile, magari con percorsi inediti che offrano la possibilità per gli appassionati di addentrarsi nei meandri più nascosti del territorio, che sono scrigni di storia. Sicuramente non è semplice, spesso sono proprietà private, è però utile provare ad aprire un dialogo con le varie forze in campo, dagli enti locali alle associazioni ai privati cittadini, perché si può approdare seppur con fatica, ad una ridefinizione del territorio e ad un modo innovativo di proporlo.



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